La fine del traffico organico?

Google non sta rendendo facile la vita ai marketer, di recente. Qualcuno potrebbe obiettare affermando che non l’ha mai fatto, ma gli ultimi adeguamenti apportati per garantire la privacy dei propri utenti (o meglio per renderla visibile solo a chi è ben gradito, leggi gli inserzionisti) cambierà presumibilmente gran parte del modo di lavorare di SEO, SEM e non solo.
Antefatto – Già da qualche mese, andando sul vostro servizio di analytics preferito (non per forza GA), avrete sicuramente notato che selezionando la sezione dedicata alle sorgenti di traffico, tra le parole-chiave, stanno aumentando di giorno in giorno le voci definite dalla dicitura “not provided”. Si tratta delle ricerche che vengono effettuate da account Google loggati. La differenza è visibile se, effettuando le ricerche della stessa parola chiave nelle due casistiche, recuperate il link generato nelle SERP, che non corrisponde direttamente a quello della pagina indicizzata.
Per esempio, ricercando la parola “computer”, avremo che:
Ricerca non loggata
http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=computer&source=web&cd=1&ved=0CFEQFjAA&url=http%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FComputer&ei=p9JwT-SbFsXMhAeHgK3EBw&usg=AFQjCNFlVtiRC2hmZooMo5Evas8OpwLhJw&cad=rja
Ricerca con account Google loggato
http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&ved=0CE0QFjAA&url=http%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FComputer&ei=P6FwT8nIEM-2hAfN07COBw&usg=AFQjCNFlVtiRC2hmZooMo5Evas8OpwLhJw
Come abbiamo evidenziato in grassetto, nel caso non loggato Google riporta nell’outbound link verso il risultato, oltre alla sorgente e alla posizione nella SERP, anche la query utilizzata per trovarlo: la stessa che poi ritroveremo nelle nostre statistiche su Google Analytics. Si tratta indubbiamente di un buon “appiglio” per i tipi di Mountain View in caso di ulteriori interrogazioni da parte dell’Antitrust o dei Garanti per la Privacy: superficialmente, l’impressione è che le ricerche degli utenti Google vengano tutelate dall’anonimato.
Chrome e la “svolta” di Aprile – Il cambiamento dei prossimi giorni potrà sembrare irrilevante a livello tecnico: viene introdotto il meta tag referrer, interpretato (fino ad oggi) soltanto dal browser di casa Chrome, che permette di gestire la policy di utilizzo dell’informazione sul referrer in maniera indipendente.
<meta name=”referrer” content=”never”>
Nel caso sopra presentato, l’elemento meta istruisce lo user agent di omettere in tutti i casi di richieste HTTP il riferimento alla pagine di origine.
A seguito di ciò, Google eliminerà tutta la parte a destra delle URL di riferimento visualizzate in precedenza. Tornando all’esempio precedente, la URL nella SERP diverrà:
https://www.google.com
Come farà un programma di Analytics a capire che questa sorgente di traffico è organica? Semplicemente non potrà, in assenza del parametro “q=”, e assimilerà il dato di traffico entrante dal più popolare dei motori di ricerca ad un generico referral, quindi ad un sito esterno che veicola verso il nostro. La soluzione è stata presentata come un’ottimizzazione nelle performance di Chrome (URL più breve, parsing più rapido, supposta non necessità a riconnettersi a Google in http se ci si trova già in https), ma causerà non pochi problemi a chi vorrà capire le proprie (o quelle dei clienti) reali sorgenti di traffico.
Anche se quest’adeguamento varrà per il momento solo per Chrome, le nostre statistiche saranno progressivamente sempre più impattate e falsate…
