Prima o poi doveva succedere, e pare sia accaduto in anticipo rispetto a quanto preventivato. Qualcuno ha dei dubbi su come
certi calcoli vengano effettuati (e questo riguarda un po’ l’intero universo delle statistiche del social di Zuckerberg), ma il miliardo di utenti attivi mensili fatti registrare da Facebook è un numero pazzesco, “HUGE” come dicono gli americani. La più grande community di sempre, certo, che continua però a generare tanti dubbi.

Gli errori strategici – Partiamo dal mobile, che è il più preoccupante “buco nero” nella strategia di Facebook, e che non sembra in grado di risolversi nel breve termine, nonostante le numerose acquisizioni (Instagram, Glancee e varie altre) operate negli ultimi mesi.

L’ammissione di un errore da parte di Zuckerberg non ha certo mitigato la situazione. Facebook ha 600 milioni di accessi mensili dai dispositivi mobili, ma offre ai propri utenti una pessima user experience e soprattutto non monetizza. Per quanto tempo potrà andare avanti così?

Privacy o credibilità? – Non passa mese in cui Facebook non si ritrova coinvolto in qualche polemica riguardante la privacy. Questa volta si è trattato dei messaggi privati degli anni passati pubblicati sulla bacheca degli utenti. L’azienda si è difesa affermando che si trattava di messaggi pubblici.

Più grave, a lungo termine e in termini di credibilità, la questione riguardante il parsing delle chat alla ricerca dei link, per poter veicolare meglio gli ads verso gli utenti. Gli utenti possono diventare piuttosto suscettibili verso questo tipo di azioni, soprattutto se operate da aziende per cui il concetto di servizio offerto  è piuttosto risibile (è pur sempre un social focalizzato sull’intrattenimento).

E-commerce e ricerca – Zuckerberg si sta muovendo in varie direzioni, acquisendo piccole startup e i relativi team di sviluppo in modo tale da focalizzarsi su varie features aggiuntive. Con i Facebook gifts sarà possibile acquisire anche beni fisici mediante i credits, la moneta virtuale “locale”.

Interessante anche il salvataggio delle ricerche nel registro delle attività, un modo per ottimizzare l’advertising oppure la bozza di un vero motore di ricerca interno? L’obiettivo di riferimento nello sviluppo del prodotto resta quello di trasformarlo in una Internet all’interno di Internet, ma per ottenere ciò tutte queste ramificazioni di servizi devono essere sviluppate (e soprattutto integrate) come si deve.

Post sponsorizzati – I tentativi di monetizzazione sono molteplici. Siete stanchi di vedere i vostri post ignorati semplicemente perchè i feed dei vostri amici sono ricolmi di aggiornamenti da trascinarli via? Pagando 7 dollari potrete evidenziarlo in cima ai feed per un po’ di tempo.

Servizio pensato ovviamente per chi usa Facebook soprattutto per attività professionali o di brand management, la tariffa sembra comunque piuttosto elevata.

Una mossa per lo stock? – Chiudiamo tornando sulle statistiche “enormi” di Facebook, quelle che fanno storcere il naso a molti, soprattutto dato che è spesso emerso come i dati dei like siano “gonfiati” oppure che il numero delle visite è calcolato non tenendo conto che ogni volta che il feed si aggiorna viene ricaricata la pagina (differentemente da altri prodotti come Google Plus). Da qui il sospetto che quest’annuncio sia stato strategico per revitalizzare il titolo in Borsa, in caduta quasi libera dalla data dell’IPO.

Quello che non sembra essere chiaro in casa Facebook è però che i numeri non sono tutto, se ci si trova di fronte ad un’idea di prodotto molto “liquida” e confusionaria.