Alla fine quel che era stato previsto è avvenuto: la valutazione complessiva di Facebook in Borsa (indice NASDAQ di Wall Street) ha raggiunto i 104 miliardi di dollari, scostandosi di poco dai 38 dollari per azione che erano stati fissati prima dell’inizio delle contrattazioni. Un risultato paradossalmente deludente per chi si attendeva un ulteriore balzo in avanti, ma forse giustificabile sia con una quotazione iniziale particolarmente alta, sia con una giornata nera per le Borse mondiali e per quasi tutti gli altri titoli tecnologici (Groupon, Linkedin, Zynga, ecc…).

Mark Zuckerberg ha quindi avuto un antipasto di ciò che lo attenderà da quì in avanti. Nel mondo dei professionisti della finanza, fautori della maggior parte dei più grossi drammi economici degli ultimi anni, non importa così tanto che tu stia mettendo in piedi la seconda più grande collocazione in Borsa dai tempi di VISA, nel 2008. Loro cercano sempre la crescita, il boom, e un titolo che chiude in parità dopo la prima giornata di contrattazioni non è soddisfacente.

Aldilà di queste considerazioni, non possiamo non soffermarci di nuovo su quella cifra: 104 miliardi di dollari, un’enormità se paragonati ai 4.27 di revenue dell’ultimo anno, seppur in netta crescita (+114%) rispetto al 2010. C’è chi parla di una nuova bolla prossima all’esplosione, noi preferiamo soffermarci sugli aspetti che giustificano, o che smentiscono, la valutazione fatta da Wall Street all’azienda di Zuckerberg.

Perché Facebook vale 104 miliardi di dollari

I numeri – Ormai il grande traguardo è prossimo alla meta: entro il prossimo mese di Agosto è previsto che Facebook raggiunga e superi il miliardo di utenti. Mettetela come vi pare, ma Facebook è una delle più grandi “nazioni” del mondo, e con una percentuale di account “fake” decisamente più bassa di concorrenti come Twitter. Il dato più importante, però, è un altro: il tempo medio per visite, superiore ai 15 minuti giornalieri. Questo conferma l’impressione che per molti utenti l’unica e abitudinaria esperienza Web consiste nell’accedere e visualizzare lo stream del proprio account su Facebook. Le possibilità offerte dalla piattaforma, in primis la struttura di framing, consentono agli utenti d’informarsi e di soddisfare tutte le proprie necessità senza mai abbandonare il social network, stabilendo così un legame di engagement impareggiabile. Per molti utenti “basic” Facebook e la Rete coincidono.

L’advertising – Grandi numeri comportano grandi possibilità di acquisizione dati, di profilazione degli utenti e, infine, notevoli opportunità di advertising per gli inserzionisti. Nonostante le recenti polemiche susseguitesi la decisione di General Motors di non fare più campagne sulla creatura di Zuckerberg, è indubbio che Facebook offre sia elevate possibilità di conversione sugli ads, ma soprattutto strumenti di marketing indiretto come la fidelizzazione ai brand, grazie a features come le pagine.

I possibili sviluppi – Partendo da una base così ampia, il team di sviluppatori può permettersi di “somministrare” ai propri utenti novità applicative, sia a livello di contenuti e strumenti a pagamento (featured post), sia puntando più in alto, magari sfidando Google con un motore di ricerca proprietario. In fondo se per molti utenti Facebook è il Web, perchè non utilizzarlo anche per ricercare?

Perché Facebook NON vale 104 miliardi di dollari

Diversificazione – Facebook ha 8 anni, rispetto ad altre aziende tecnologiche è finita “tardi” in Borsa, alcuni ben informati riferiscono che se fosse stato per Mark, non ci sarebbe mai andata. Quel che colpisce è che finora non ha fatto molto per diversificare il proprio business. Le poche volte che ci ha provato (email, ad esempio) il tutto si è tramutato in un fiasco tecnologico e non solo. Appare evidente che l’esigua forza lavoro (tremila e rotti dipendenti) non possiede expertise in ambiti differenti dai social media. Zuckerberg sarà costretto a fare recruitment d’alto profilo, e in molti pensano lo stia già facendo con le varie acquisizioni di startup degli ultimi mesi.

Strategie di acquisto – Le acquisizioni, dicevamo. Ci sono quelle che hanno fatto il botto (Instagram per un miliardo di dollari), quelle che ci hanno inorgoglito (Glancee), quelle che promettevano bene (Gowalla). Facebook sta tentando di colmare le sue molte lacune, ma la vera domanda è: come riuscirà ad integrarle tutte? Places è stato ad esempio finora un mezzo fiasco, e più in generale è preoccupante notare come un framework cresciuto tanto disorganicamente a colpi di API possa reggere ulteriori integrazioni senza perdere usabilità. La piattaforma è imponente, ma non deve giustificare affondamenti.

Mobile – Il ragionamento precedente si sublima constatando la situazione del settore Mobile. Nonostante una buona fetta (in costante crescita) degli utenti utilizzi il social da dispositivi mobili (smartphone, tablet), Zuckerberg e soci ancora non monetizzano sui device; in più ci aggiungiamo che le applicazioni finora rilasciate (soprattutto per Android) sono decisamente scadenti, lente e piene di bug, in un tentativo inspiegabile di replicare integralmente la versione Web. Se consideriamo che il futuro della fruizione social è decisamente nel mercato mobile, le nubi si addensano…