La notizia del taglio di 2000 posti di lavoro (circa il 14%) da parte di Yahoo! ha scioccato molti: perché quando la crisi tocca pure la mitica Silicon Valley, solitamente esempio di crescita e di successo imprenditoriale, il pessimismo raddoppia.

In realtà, per una delle aziende pioniere del Web, non si tratta del primo licenziamento di massa nella storia: già nel 2008 furono tagliati 1500 dipendenti, all’alba di un’altra crisi, che probabilmente non ha mai abbandonato l’azienda fondata nel 1994 da Jerry Yang e David Filo.

Gli albori del Web – L’idea dei due studenti di Stanford era molto pratica, e nulla di rivoluzionario: scremare le migliori pagine presenti sul nascente World Wide Web, e catalogarle in categorie all’interno di una directory. Per quanto potesse essere evoluta e dettagliata, la prima versione di Yahoo! non era altro che una versione online delle “pagine gialle”, e aiutava a mettere ordine in un contesto che all’epoca era molto più piccolo, ma che sembrava assai più caotico e sterminato di oggi.

Non era dunque un vero motore di ricerca, Yahoo!, ma vinse comunque la sua sfida, ottenendo significativi finanziamenti da un VC di prestigio come Sequoia Capital. Il successo era arrivato, e dal 1995 in poi per Yahoo! arrivò la fase della crescita, enorme, apparentemente inarrestabile.

Il Portale e le acquisizioni – Al pari di altre directory/motori come Excite o Lycos, Yahoo! cercò di espandere la portata del proprio raggio d’azione, sul finire degli anni Novanta. A colpi di acquisizioni, quella che prima era stata una semplice directory divenne a tutti gli effetti un Portale, implementando numerose funzionalità (mail, games, news…) che “spingevano” l’utente a restare sulle sue pagine, il più a lungo possibile. Il resto era quindi fatto dai servizi di advertising e di marketing, pronti a monetizzare la permanenze degli utenti.

La lista delle acquisizioni completate in questo periodo da Yahoo! è impressionante, e comprende, tra gli altri:

  • Four11’s Rocketmail (1997)-> (mutuato poi in Yahoo! Mail)
  • ClassicGames.com (1997) -> (confluito in Yahoo! Games)
  • GeoCities (1999), il maggior servizio di hosting dell’epoca
  • eGroups (2000) -> (confluito in Yahoo! Groups)

La “bolla” delle dotcom – Le azioni di Yahoo! crescevano di valore di pari passo con l’espansione dell’azienda, arrivando ad un picco di 118.75 dollari il 3 gennaio 2000. Quello fu anche l’anno dell’esplosione della “bolla” tecnologica in Borsa, che si portò via molte delle “meteore” della prima ora del Web, e che non risparmiò neanche il colosso della Silicon Valley che, pur sopravvivendo, l’anno successivo vide le proprie azioni chiudere alla valutazione minima di 8 dollari.

La ricerca di un’identità – Da allora, per Yahoo! è stata una continua ricerca di un’identità, di una direzione da intraprendere per riprendersi lo scettro di leader del Web che è passato in mani altrui. Questi tentativi hanno riguardato vari aspetti del business:

  • Il primo core-business, la ricerca: per quattro anni (2000-2004) Yahoo! ha usato i risultati di Google, per poi sviluppare il proprio engine, senza grandi risultati. Ultimamente, i risultati vengono forniti da Bing, il search-engine di Microsoft.
  • La leadership operativa, per i primi quindici anni affidata a Yang, nel 2009 sostituito dall’energica Carol Bartz, reduce dai successi di Autodesk, a sua volta rimpiazzata, quest’anno, da Scott Thompson, ex-CEO di Paypal.
  • Una sequela di servizi chiusi, dallo stesso GeoCities (per un certo periodo il terzo sito più visto al mondo), a Yahoo! Photos, o di acquisizioni non sfruttate, come quelle di del.icio.us o di Flickr
  • Scelte strategiche discutibili, come il rifiuto della fusione con Microsoft nel 2008, ad un valutazione tripla dell’attuale.

Alla fin fine, di cosa stiamo parlando? Di un’azienda che è stata grande, grandissima negli anni Novanta, aldilà dei reali meriti innovativi e probabilmente sfruttando l’epoca storica ed il vantaggio temporale di “esserci”, ma che da almeno dieci anni arranca dietro ai vari Google e Facebook, pur mantenendo un largo seguito di visitatori, soprattutto negli USA. Il futuro non sembra certo roseo, probabilmente si renderà necessaria la completa transizione da portale multi-funzione a sito aggregatore di notizie e info, tagliando molti rami secchi e sfruttando i pochi servizi ancora sulla cresta dell’onda.

La spinta innovativa, se c’è mai stata, è decisamente sopita, e ad oggi Yahoo! sembra soltanto un’azienda di marketing che cerca di restare a galla tradendo se stessa, le proprie origini, forse la storia stessa del Web.

UPDATE (13/05/2012): siccome piove sempre sul bagnato, sono di pochi giorni fa le indiscrezioni sul CV “taroccato” di Thompson, che si sarebbe aggiunto una laurea in più rispetto alla realtà. Lo scandalo ha provocato le odierne dimissioni del CEO, l’azienda è stata quindi affidata ad interim a Ross Levinsohn.