Come sta cambiando il mondo del giornalismo nell’era digitale dei social media? Radicalmente, analizzando uno studio di Oriella PR Network che ha intervistato 613 giornalisti provenienti da 16 nazioni, ricavandone questa interessante infografica. Tutti immaginavano un trend verso il mondo di Internet, ma i numeri riportati sono ancor più eloquenti di ogni previsione.

La crescita delle fonti social – Alcuni vecchi guru del giornalismo hanno scelto di alzare le barricate contro Internet e i Social Media, colpevoli di non essere fonti professionali (e quindi attendibili) di notizie. Tralasciando il fatto che il professionismo non si misura con un tesserino (d’Ordine), sembra che il trend generale sia comunque di usare i social media come fonti, principalmente nel caso in cui siano “verificate”, ovvero che appartengano a persone che rientrano nelle cerchie sociali del giornalista.

I numeri parlano chiaro: il 26% dei giornalisti intervistati usano fonti social che non conoscono per scrivere i propri articoli, ma la percentuale s’impenna fino al 55% nel caso di fonti conosciute; lo stesso rapporto è mantenuto nel caso dei blog (22% per quelli non noti, 44% per quelli “familiari”).

Il boom dei video – Quali strumenti digitali vengono usati dalle testate per pubblicare i propri contenuti? In un contesto generalmente in crescita può essere difficile individuare il “picco”, ma nell’ultimo anno è stata clamorosa la crescita dei video auto-prodotti, che sfruttano la già descritta naturale viralità di questo mezzo di comunicazione, raddoppiandone l’utilizzo fino a raggiungere l’importante quota del 36%. Il blog resiste come principale fonte digitale (40%), mentre è da rilevare la crescita del mercato dell’informazione mobile, con il 25% dei contenuti che vengono pubblicati su app.

Digitale come must – La carta stampata ha ancora un futuro? Forse come nicchia, di certo il canale principale di divulgazione diventerà digital. Basti pensare che negli ultimi quattro anni, la percentuale di pubblicazioni prive di asset digitali è crollata dal 25 all’8%. Un numero che si avvicina sempre più allo zero…