I Buggles cantavano “Video killed the radio stars” nel 1979. A quei tempi si aveva l’impressione che il mezzo televisivo, con la nascita di MTV, avrebbe soppiantato la sorella più anziana, la radio, anche sul suo punto di forza: la musica. Gli anni son passati, più di trenta, ma la radio e’ ancora tra noi, magari non più come capo-fila nel dettare le mode, ma comunque per farci compagnia durante la giornata.

La sua forza risiede proprio nel modello di fruizione: la radio e’ ideale quando si sta facendo qualche lavoro manuale, quando si e’ in alla guida in auto, per alcuni anche quando ci si trova in ufficio: a differenza della televisione, che secondo alcuni teorici della comunicazione l’avrebbe dovuta sostituire totalmente, si tratta di un media che non sempre necessita di totale attenzione per essere fruito, pertanto può combinarsi con molte altre attività.

Certo, le vecchie radio FM non hanno prospettive di vita infinita, perché il digitale e’ giunto anche in questo settore; si tratta pero’ di novità che non ne snatureranno l’essenza come invece potrebbe accadere alla TV, aggredita da prodotti web come YouTube. E’ per questo motivo che molte radio hanno scelto una “seconda vita” su Internet, media in grado di valorizzare ed espandere il bacino di utenza di molte emittenti, soprattutto quelle locali. Non si contano più le radio che non abbia un proprio sito web, offrendo un servizio di ascolto in streaming e il download dei podcast delle proprie trasmissioni.

Online non esistono soltanto le radio tradizionali “migrate”. La parola d’ordine in questo campo sembra essere “personalizzazione”. L’utente non dovrà più vivere situazioni nelle quali viene costretto a cambiare stazione a causa di un brano non gradito, perché le canzoni se le sceglie lui, o vengono comunque selezionate in base ai propri gusti mediante algoritmi proprietari.

E’ il concetto delle cosiddette personal radio, che possono assumere un aspetto più simile a un music social sharing (come con Last.fm) oppure la natura di vere e proprie emittenti “su misura” (come Pandora), configurate le quali l’utente può anche dimenticarsi le altre frequenze o indirizzi, perché non gli serviranno più. Questi prodotti, non fruibili in Italia ma soltanto negli States, hanno sovente problemi di copyright (royalties arretrate non pagate o violate) e più in generale di business model: non è così semplice far tornare i conti quando devi tenere archivi legali con milioni di canzoni, e sfruttare spazi di advertising “limitati” dal tipo di fruizione (audio di background). Il problema di Pandora, oltretutto, è un limitatissimo utilizzo mobile, che molti si stanno già apprestando a considerare come il futuro del web (e dell’advertising stesso).

La radio su Internet non si traduce però nel solo streaming, e non implica esclusivamente il self-provisioning musicale. Se avete qualcosa da dire, potete ambire anche voi a creare una stazione, distribuendo il vostro podcast su Web: è quello che vi permette di fare Spreaker, startup italiana nata nel 2010, che conta già centinaia di migliaia di utenti e che sta avendo un buon riscontro soprattutto perché fondata su dei principi solidi di business model.

La registrazione gratuita permette comunque di trasmettere senza spot (tranne quelli visuali) e con una qualità e un numero di ascoltatori (illimitati) equivalenti. La differenza dei piani di abbonamento è data dal numero di ore di trasmissione concesso, e soprattutto delle possibilità di trasmettere live. Spreaker fornisce, per chi non è già attrezzato, una strumentazione mixer di base, e una libreria musicale di brani per i quali le royalties sono state già pagate; se un utente carica suoi brani, se ne assume le responsabilità personali nel caso non fossero stati acquistati legalmente.

Con prodotti come Spreaker è a tutti gli effetti possibile mettere in piedi una propria stazione radio a costi irrisori se paragonati con le emittenti tradizionali: è un po’ quello che avviene con le web-Tv o con i canali YouTube, con la differenza che magari un giorno in auto o mentre fate jogging sarete in grado di ascoltare una radio web, e allora capirete che la vita delle radio è ben lungi dall’essere finita…