Fin dai tempi dell’acquisizione da parte di Apple, e della successiva integrazione in iOS, Siri è stato dipinto da analisti e giornalisti come una vera minaccia per Google. D’altronde qual è il modo più diretto per andare oltre il concetto di ricerca, se non con una answering machine? Un assistente in grado di eseguire svariate azioni e ricerche con il solo comando vocale, quindi bypassando sia Google che soprattutto i suoi annunci pubblicitari, il core-business di Mountain View.

Aldilà dell’ovvia nascita di molti “cloni” su Android, finora Siri è stata una funzionalità molto più “scenografica” che effettiva. Le limitazioni alla lingua inglese, le difficoltà di comprensione del parlato, risultati non sempre all’altezza delle richieste hanno convinto molti che gli assistenti rappresentino una valore aggiunto solo in presenza di domande nette e inequivocabili: stiamo comunque parlando di un prodotto in Beta, e che potrà essere migliorato nel rilascio di iOS 6, previsto per il prossimo autunno.

L’azienda di Brin e Page propone un’alternativa alla ricerca mobile, dove è già leader grazie all’ottima integrazione su Android, rilasciando un prodotto diverso da Siri, probabilmente più concreto e meno futuristico. Google Now, disponibile per la lingua inglese nell’ultima versione del robottino verde, la 4.1 Jelly Bean, si configura più che altro come un motore di ricerca “immediato”, nel senso che restituisce informazioni utili, a volte senza neanche bisogno che sia l’utente a richiederle.

Com’è possibile che ciò avvenga? Il “segreto”, che tale non è, risiede nei nostri dati di profilo e nella cronologia delle nostre azioni che vengono storicizzate da Google e da tutti i suoi servizi. Se un utente effettua sovente ricerche su una certa squadra di calcio, Now potrà supporre che quest’utente sia un suo tifoso, e automaticamente gli presenterà una scheda (definita card) con i risultati in tempo reale della stessa. Allo stesso modo, dando l’autorizzazione al tracciamento della posizione, Now saprà indicare la strada più breve (e meno trafficata in quel momento) per arrivare in orario all’appuntamento schedulato su Google Calendar. Il tutto senza dimenticare la presenza di funzionalità vocali sia per definire le query di ricerca che per leggerne i risultati.

Come avrete già capito, la forza di Now si applica al massimo soltanto nel caso in cui gli vengano concesse tutte le autorizzazioni per l’utilizzo dei vostri dati. Problemi di privacy? Solo se volete porveli, nel senso che in fondo si tratta delle stesse concessioni che date quotidianamente alla vostra Gmail, o a Maps. Nel rilascio di Now si comprende meglio la portata dell’unificazione dei ToS effettuata da Big G lo scorso 1 Marzo.

In questo video ufficiale rilasciato da Mountain View potete avere un assaggio di quanto Now è in grado di fare.