C’era una volta il social network generalista, dove le persone si iscrivevano per ritrovare gli amici del passato e persi di vista, ma anche per stabilire relazioni virtuali con quelli reali ed attuali, per tenere i contatti, interagire ed organizzare la vita sociale offline. In realtà un prodotto del genere esiste ancora, si chiama sempre Facebook ma non è più il fenomeno virale dei primi anni. Facebook si sta saturando, a breve varcherà la soglia storica del miliardo di utenti, e il ritmo di crescita sarà sempre più basso, perché ci sono meno margini, e perché l’esigenza sembra essere cambiata.

La “febbre” da network globale e omni-comprensivo si è raffreddata, adesso è sempre più importante specializzare e selezionare, come hanno dimostrato l’introduzione delle cerchie da parte di Google Plus e la differenziazione a posteriori tra amici e conoscenti operata dallo stesso prodotto di Zuckerberg. Mosse interessanti, ma che forse non hanno colto appieno il senso del cambiamento, che coinvolge un mercato inesistente durante la prima metà del decennio precedente, quello Mobile.

Siete stanchi di avere centinaia di “amici”, leggere stancamente lo stream delle loro esistenze pur non vedendoli da almeno dieci anni (o non avendoli mai incontrati nella vostra), e soprattutto volete gestire la vostra vita sociale mediante smartphone? Path è il prodotto che fa al caso vostro, probabilmente è più un complemento ad un social come Facebook, ma ha spunti d’interesse che meritano approfondimento. Lanciato nel Novembre 2010 da Shawn Fanning, co-creatore di Napster, e Dave Morin, ex-manager di Facebook, Path è essenzialmente un’app di photo-sharing con funzionalità social tipiche come il tagging e le interazioni (mediante un set completo di emoticons). Quel che la rende unica è la limitazione ad una soglia di 50 amici, fatta sulla base teorica (la ricerca della psicologa Robin Dunbar) che restringe il numero di connessioni sociali durature nella vita di una persona, e che porta alle seguenti considerazioni di prodotto:

  • Gli amici vengono suggeriti tra i contatti email e di telefono (da qui lo scandalo dello scorso Febbraio sull’utilizzo “ambiguo” dei numeri salvati in rubrica), quindi Path ha una sua base-utenti autonoma, a differenza di altri prodotti che sfruttano fortemente le API di Facebook o Twitter, ed ha superato i due milioni di utenti lo scorso Febbraio.
  • Puntando tutto su interazioni “di qualità”, su una cerchia ristrettissima (amici intimi o famigliari), si “spinge” l’utente a condividere dati e contenuti più privati, e pertanto più efficaci e spendibili in sede di advertising. C’è da dire che l’aumento della soglia-limite a 150 amici, operato lo scorso Dicembre, ha un po’ snaturato il senso iniziale di questo prodotto.

Un caso ancor più estremo di specializzazione è quello presentato da Hmmm, un altro social mobile che è stato lanciato lo scorso mese di maggio e che si basa su un altro concetto psico-sociale largamente condivisibile: nessuno di noi si comporta alla stessa maniera con tutte le persone che conosce. Simpatico o scherzoso con gli amici, affettuoso con i famigliari, professionale con i colleghi, pronto e reattivo con i clienti? Hmmm vi permetterà di soddisfare tutte le vostre esigenze di personalità, dandovi l’opportunità di creare un avatar per ogni vostra cerchia.

Complicato? Da provare, magari, cercando di non fare troppa confusione con tutti gli altri account social in possesso. Fino a questo momento Hmmm è disponibile soltanto per sistemi iOs, ma nelle prossime settimane è previsto il rilascio anche per Android. Terremo d’occhio anche questo prodotto, perché in fondo concordiamo anche noi che l’epoca dei social utilizzati come rimpatriate di compagni di scuola è finita da un pezzo. Sono sempre di più gli interessi comuni, la prossimità (geografica o di pensiero) a pesare nelle relazioni digitali (solo in quelle?).