Inauguriamo sulle nostre pagine uno spazio dedicato ai protagonisti del Web italiano, e lo facciamo con un gradito ospite: si tratta di Marco Petrosillo, freelance Web Designer e proprietario del blog di tecnologia e lifestyle Extragap. Con Marco parleremo di alcuni dei temi caldi che stanno animando la scena tecnologica.

Ciao Marco, data la tua professione di Web Designer, inizierei parlando del formato HTML5 e del suo futuro nei dispositivi mobili. Si arriverà mai ad avere un ambiente standardizzato e soprattutto non più dipendente dalle app? Vedi un prossimo plebiscito per le soluzioni “responsive”?

Ciao Enrico, grazie per ospitarmi sul tuo blog! L’HTML5 è stato un vera boccata d’aria fresca per l’industria web e secondo me ha visto il suo successo grazie ad Apple e Google che hanno scelto proprio questa tecnologia per i loro progetti. Si da il caso che i due siano attualmente anche i maggiori protagonisti della scena mobile quindi hanno decretato uno standard di fatto. In realtà Apple stessa ha sempre incoraggiato lo sviluppo di App native piuttosto che web app, per ovvi motivi commerciali (le app devono passare  dall’App Store e producono un guadagno mentre le web app sono fuori dal controllo Apple). Google invece, non solo ha creduto in questa tecnologia ma l’ha fatta sua integrandola nei propri servizi e offrendo quasi tutti i prodotti come web app, con interfacce ottimizzate e funzionalità simili alle app native. Ci sono ancora differenze importanti nell’implementazione delle specifiche HTML5 sui vari browser ma la strada è sicuramente quella giusta e arriveremo presto ad una piena compatibilità. Le soluzioni di responsive design, a mio avviso, sono adatte per progetti più semplici, immagino siti aziendali, magazine, blog, i quali probabilmente non avrebbero la forza economica né di sviluppare una web app dedicata per i propri contenuti né bisogno di funzionalità avanzate paragonabili a delle app. Per loro è la scelta più ragionevole.

Come ti poni nello scontro di filosofie tra i due “vecchi” dell’informatica da consumo, Apple e Microsoft? Concordi anche tu con Cupertino che stiamo entrando in un’era post-PC, o sei più vicino alle idee di Redmond, quindi verso un’integrazione più spinta tra i vari tipi di device? Ti anticipo che secondo me i tablet finiranno per sostituire i notebook per gli utenti basic.

Credo che siamo già entrati nell’era post-PC, gli accessi ai servizi web avvengono sempre più spesso attraverso device mobili, questo ovviamente grazie a più fattori. Prima di tutto per la vastissima offerta di app native con le quali si possono fare una miriade di attività, ma anche per la presenza  dei full browser sui dispositivi, che hanno dato accesso a tutti i contenuti web. Le compagnie telefoniche hanno provato a propinarci per anni servizi pseudo web/testuali attraverso connessioni “wap” che oggi fanno quasi tenerezza e nessuno li ha mai usati. Oggi ho invece la possibilità di prendere il mio smartphone dalla tasca ovunque io sia ed aprire qualsiasi sito web con un’esperienza d’uso del tutto paragonabile a quella desktop. Questo mi spinge ad usare sempre di più smartphone e tablet a discapito dei desktop. Ascoltare musica, fare photo editing, home banking, web, video, non c’è quasi più nulla che non si possa fare con uno smartphone. Se potessi fare a meno di un paio di programmi potrei addirittura abbandonare del tutto il pc ed usare solo il tablet. Per fare questo però serve che i servizi cloud crescano ancora soprattutto a livello di funzionalità e privacy ma la strada secondo me è quella.

iOS, Android, Windows Phone, BlackBerry, Firefox OS: come si spartiranno la sempre più succosa torta del Mobile questi eco-sistemi? Ce li ritroveremo tutti ancora “vivi” tra 1-2 anni o il mercato farà qualche “vittima”? 

Qui la storia è segnata secondo me. iOS e Android sono gli unici che riusciranno ad andare avanti. Butto dentro anche Microsoft che con Windows 8 pare che questa volta stia facendo le cose per bene, purtroppo soffre di un ritardo clamoroso rispetto alle prime due, un gap che sarà difficilissimo recuperare. Però stiamo parlando di Microsoft che ha montagne di soldi da investire quindi sulla lunga (lunghissima) distanza potrebbe comunque dire la sua. Non vedo spazio per gli altri, soprattutto per Blackberry che ormai è caduta in un vortice senza ritorno. Vedi, come dici giustamente tu, non è tanto o per lo meno non solo il sistema operativo che uno cerca quando compra uno smartphone o un tablet ma è l’ecosistema che si porta dietro ovvero l’insieme dei servizi integrati e di applicazioni dedicate, cose che iOS, Android ed in parte Microsoft hanno, gli altri no.

Passiamo ora ad un altro argomento “caldo”, ovvero i social. Sorprende vedere come chi finora aveva fatto abbastanza bene sui sistemi mobili (Twitter) stia compiendo una sterzata di prodotto piuttosto netta, quasi “rinnegando” il passato. Il tutto mentre Zuckerberg ammette il ritardo (errore strategico quello di “attendere” HTML5 invece di puntare su una app nativa). Come giudichi la situazione dei social “generalisti”? Riusciranno a diventare “grandi” monetizzando efficacemente?

La situazione dei Social attualmente è molto movimentata. Il problema è come riuscire a trasformare questa mole enorme di traffico in qualcosa che produca un utile e di conseguenza che renda sostenibile il servizio. Quello che sta facendo Twitter ammetto che mi lascia un po’ perplesso anche se capisco che in qualche modo dovevano pur monetizzare. Twitter quando è nato non si sapeva cosa sarebbe diventato, anzi a dire il vero solo adesso comincia a delinearsi una strategia che punta a far diventare Twitter una media company come tutte le altre. Offrire contenuti, appiccicare gli utenti allo stream, vendere spazi pubblicitari. Quindi non può più permettersi che i propri tweet finiscano chissà dove, perché Twitter ha da sempre lasciato piena libertà agli sviluppatori di creare le proprie applicazioni usando le API di Twitter ma potendo rimanere completamente indipendenti da Twitter stesso. Questo non è più possibile nell’ottica di monetizzazione che Costolo ha deciso di percorrere. Per Facebook il discorso è un po’ diverso perché fin da subito è stato un social chiuso ma soffre ugualmente di guadagni non adeguati alle sue potenzialità. Sarà interessante vedere come andrà a finire, ma una cosa è certa: la pubblicità su questi spazi di aggregazione sarà sempre più invasiva.

Per quanto riguarda i social “specialisti”, invece, abbiamo prodotti come Foursquare, Pinterest, Instagram, Quora o Klout. Quanti di questi verranno inglobati dai Big, e quanti continueranno a vivere di vita propria? Non credi che presto o tardi il Social finirà di essere un prodotto e diventerà una feature, e soluzioni integrate avranno il sopravvento su piattaforme stand-alone?

Alcune acquisizioni di spessore sono già andate in porto. Però secondo me tranne qualche altro capriccio da ultra-milionario, non vedremo altre grosse acquisizioni. Anzi noto una tendenza nelle persone a cercare comunità più piccole che soddisfino esigenze specifiche. Sì certo, puoi sempre creare un gruppo su Facebook dedicato alla cucina vegetariana o alle strategie di risparmio e consumo consapevole. Ma vedo opportunità di crescita in settori di nicchia esterni ai social che conosciamo. In realtà comunità virtuali sui più svariati argomenti sono sempre esistite, tipicamente si sviluppavano attraverso i forum. La peculiarità di queste comunità era l’anonimato. Ora con Facebook queste comunità possono ritrovare quel tocco umano che Facebook ha imposto a milioni di utenti. Sul web c’è il tuo nome e cognome, c’è la tua storia, le tua vita e a questo punto di vista siamo ad un punto di non ritorno, non credo si tornerà mai all’anonimato. Quindi, dopo questa grande abbuffata di prodotti generalisti che ci hanno insegnato come si vive in un “social network” credo che siamo pronti per portare questo bagaglio di conoscenze su progetti più settoriali e mirati. I “big” rimarranno comunque la grande finestra sul mondo, la piazza virtuale dove ritrovarsi insieme a prescindere dai propri gusti, passioni, professioni e divertirsi e condividere le proprie esperienze.