Esistono, nella storia della tecnologia, quei momenti in cui capisci che qualcosa sta cambiando. Di solito ha a che fare con l’evoluzione tecnica, che ad un certo punto incontra il gradimento e le esigenze del grande pubblico: succede quando un nuovo prodotto ci fornisce le funzionalità di uno vecchio, magari migliorate o rese più semplici ed immediate, con innumerevoli vantaggi al contorno.

Sembra proprio che quel momento sia giunto. Smartphone, tablet, ma anche soluzioni ibride come i phablet, i padfone e quant’altro stanno (non troppo velatamente) decretando il pensionamento dei personal computer. Schiacciati nel mercato professionale dagli ultrabook, i PC domestici stanno perdendo quote anche nel comparto retail, ineluttabilmente.

Non sarà un processo dalla scadenza immediata, ma la progressione è vertiginosa: ogni anno raddoppia il numero dei device mobili che si connettono ad Internet, un numero che cresce di pari passo con gli apparecchi acquistati. La questione è che già da ora, compiendo un’analisi onesta, possiamo stabilire come la maggior parte degli utenti (entry-level e che usano la tecnologia per puro intrattenimento domestico e sociale) sono in grado di soddisfare le proprie necessità senza l’utilizzo di un PC. Vediamo come.

Connettività e mobilità – Il primo e più evidente vantaggio dei device rispetto ai PC è che riescono a garantire una connettività su gran parte del territorio. Sfruttando le reti wi-fi (poche quelle veramente libere e veloci in Italia, purtroppo), ma soprattutto poggiandosi sulle reti mobili messe a disposizione dai vari provider di telefonia: tra qualche mese inizierà la sperimentazione del 4G anche nel nostro Paese, che potrà permettere download fino a 100 Mb/s.

La connettività, da sola, non basta. I device possiedo un concetto intrinseco di portabilità che ha reso obsoleti anche i notebook, non solo per le ovvie attività outdoor, ma anche in casa: cosa c’è di più piacevole di starsene su un divano navigando su Internet con il proprio tablet?

Social e Entertainment – Guardiamo poi in faccia la realtà: qual è la principale attività che svolgiamo con i nostri PC casalinghi? Progetti fantasmagorici? Diciamola tutta, stiamo sui social network e c’intratteniamo con film e videogames! Da questo punto di vista, non c’è confronto: le applicazioni mobili, al netto della qualità dello sviluppo (vero, Zuckerberg?), danno una migliore e più immediata user experience. Oltretutto è decisamente più semplice condividere contenuti multimediali, specie se li abbiamo realizzati con lo stesso device: basta pensare ai vari Twitter e Instagram, che su smartphone trovano tutta una nuova dimensione.

Anche guardarsi un film sul tablet è un’esperienza oramai tutt’altro che sgradevole, grazie ai nuovi modelli ad alta definizione, e se ci troviamo in casa possiamo sempre collegarlo alla nostra TV LCD per sfruttarne i pollici per una visione più “cinematografica”. Anche il settore del gaming per iOS e Android è esploso da un pezzo, basti pensare a successi come Angry Birds. Le software house hanno fiutato da un pezzo un mercato dove non sono necessari investimenti miliardari per realizzare prodotti che con gli eco-sistemi delle app si distribuiscono come il pane, con una capillarità di diffusione che è ineguagliabile dal comparto console, che presto o tardi rischia di diventare una nicchia come sta già accadendo a Nintendo.

I progressi hardware – Una delle principali argomentazioni addotte da coloro che si rifiutano di utilizzare i device mobili per le proprie attività riguarda i limiti tecnologici degli stessi rispetto ai personal computer. Questa differenza si sta assottigliando sempre di più, se è vero che numerosi terminali utilizzano processori quad-core, con decine di Gb di RAM interna, e risoluzioni dell’ordine dei 2000 x 1500.

Non è più vero, quindi, che uno smartphone o un tablet fornisce una user experience “minore”. L’evoluzione dei componenti (ed il conseguente abbattimento dei costi) ha sicuramente tagliato fuori un settore, quello dei netbook, tarpati nelle ali proprio dai limiti prestazionali.

La flessibilità d’interfaccia – I fanatici della video-scrittura avranno di che dire: con un tablet non si riesce a scrivere, perlomeno non un documento complesso. Il touchscreen offre dei vantaggi sulla fruibilità dei contenuti multimediali, sullo scorrere le pagine, sugli articoli di breve lunghezza: cosa fare quando si vuole scrivere “sul serio”, per esempio realizzare un libro?

La situazione sta cambiando anche sotto questo punto di vista: la messa in vendita di numerose tastiere wireless o bluetooth sta colmando questo gap, trasformando i tablet in un surrogato dei PC e soprattutto in uno strumento flessibile e dalle molteplici applicazioni. Il nuovo nato in casa Microsoft, il Surface, ha colto al volo quest’esigenza, presentandosi con una tastiera nativa inclusa nella copertina.

Il cloud – Non c’è niente da fare, è proprio la tecnologia ad accompagnare questa transazione di prodotto, rendendo superfluo ciò che prima era necessario. Come lo spazio-disco: per anni abbiamo assistito alla crescita illimitata degli hard-disk montati sui nostri PC, e quando questi non erano più sufficienti si ricorreva spesso e volentieri a soluzioni USB esterne.

Il Web e il cloud hanno quasi azzerato queste esigenze. Non solo riusciamo ad archiviare Gigabyte di materiale senza batter ciglio, ma possiamo addirittura utilizzare dei programmi direttamente da browser (Google Docs). A cosa servono ancora, i PC?