Altro che era del post-PC. L’evoluzione del prodotto sta manifestando dei fenomeni inattesi, anche per un guru della tecnologia come il compianto Steve Jobs. Come ci indica il buon Antonio Lupetti, allo stato attuale la metà del mercato dei tablet è appannaggio dei device di misura inferiore agli otto pollici, categoria che oltretutto è nata con un paio d’anni di ritardo rispetto ai “fratelli maggiori” sdoganati dal lancio dell’iPad nel 2010.

La popolarità dei sette pollici non riguarda però soltanto l’iPad Mini; anche nel mondo Android i top-seller sono, con ampio margine, il Nexus 7 e il Kindle Fire HD. Male, invece, il Nexus 10, nonostante Google abbia annunciato un nuovo modello con le medesime misure.

Com’è possibile spiegare quest’inversione di tendenze? Lo farei in una sola maniera: le attuali features per la lettura di un tablet superano di gran lunga le caratteristiche di scrittura o di altre funzioni più assimilabili a quelle di un Personal Computer stilizzato.

Un tablet non riesce ancora ad incarnare il successore di un PC domestico per i seguenti motivi:

  • Possiede ancora un OS minimale
  • Vive in funzione delle app native, invece che delle soluzioni web-based supportate da HTML5
  • Ha poco software di utilità specifica

La questione è chiara: un tablet da 7 pollici è tascabile in senso stretto, può essere letto sul treno, è perfetto anche per i social e probabilmente inizierà a fagocitare il settore degli ebook-reader escludendo soltanto i forti lettori di libri.

Per il discorso dei tablet come eredi dei PC, dovrà ancora passare d’acqua sotto i ponti…