Chi di voi ricorda il primo Web, quello intorno alla metà degli anni Novanta? Un nugolo di pagine statiche HTML ricolme di testi lunghissimi e spesso mal formattati, organizzati nei casi migliori tramite dei menu su frame laterali. Scoperto il nuovo mezzo di comunicazione, furono in molti a tuffarsi nel trasferimento di larga parte dello scibile umano online, per condividere ma anche per sfruttare e sperimentare la principale caratteristica della prima versione del linguaggio di formattazione ideato da Sir Tim Berners-Lee, ovvero il link ipertestuale.

Da allora di passi ne sono stati fatti molti, la nascita delle web-application e dei linguaggi di programmazione web-based ha diffuso il concetto del contenuto dinamico, in grado di cambiare a seconda della request dell’utente. Non più pagine infinite con testi faticosamente leggibili, ma pagine dinamiche della lunghezza di un normale monitor con testi ben formattati e compatti. In tutto questo, l’unità di misura del Web era e restava il link, gravato di oneri ed importanza dai sistemi di ranking come quello di Google o di altri motori di ricerca. Il link è dunque una rappresentazione di credito e fiducia verso una cerca sorgente di contenuto Web.

Nell’ultimo periodo stiamo però assistendo ad un parziale ma progressivo avanzamento dei contenuti multimediali, ed in particolare delle immagini, come parte centrale e non più solo decorativa della navigazione Web, delle ancore grafiche che per determinati topic possono essere ben più attrattive di un semplice testo. Quali sono scenari e prospettive di questo trend?

Il fenomeno Mobile – E’ possibile individuare una corrispondenza cronologica tra la nascita di questo fenomeno e l’aumento della diffusione dei dispositivi mobili quali smartphone e tablet nella fruizione dell’esperienza Web. Di certo l’implementazione del touch-screen dà numerosi vantaggi alle foto rispetto ai classici link, meno comodi da cliccare, e la formulazione di contenuti più legati alla visione che non alla lettura ne completa il quadro.

I social Visuali – Il mondo Social vive e si nutre di condivisione di contenuti multimediali. Quella che prima era però solo una delle funzioni messe a disposizione da piattaforme come Facebook e Twitter è ora diventata il fulcro di meccanismi relazionali al confine tra il narcisismo e la cronaca real-time, in prodotti come Instagram e Pinterest. Pensate proprio a quest’ultimo e all’interfaccia grafica delle board: l’immagine rappresenta l’80% di un pin, quello che ti resta in mente, quello che ti colpisce al primo sguardo: la descrizione e il link legato alla foto vengono notati solo successivamente.

Oltre a questi esempi, basta analizzare  l’evoluzione grafica dello stream pensato per le app mobili rilasciate per Google Plus: pura immagine, scorrimento rapidissimo, approfondimento del post e dei commenti solo per chi clicca sulla foto. E se qualcuno non posta una foto? Il testo del post diviene l’immagine, come in un print-screen.

La ricerca Visuale – L’ipotesi di un mondo Web visuale non può trovare ampia diffusione senza il contributo del comparto che trova ancor più ampio utilizzo nelle nostre navigazioni: la ricerca. In questo contesto s’inserisce a pennello il nuovo prodotto rilasciato da uno dei pionieri del Web, Yahoo!, che spera di rilanciarsi proprio con Axis.

Si tratta di un’estensione per browser e app mobili che vuole cambiare le carte in tavola del mondo finora dominato da Google. Dimenticatevi le classiche SERP con titolo, link e descrizione. Con Axis avrete dei risultati visuali, con un focus costituito dalla preview della pagina mediante una foto della stessa considerata significativa. Axis è anche altre cose (gestione della history multipiattaforma, ad esempio), e potrebbe cambiare profondamente l’attuale modo di fare SEO. Resta il (forte) dubbio su come un tipo di ricerca del genere possa aiutare l’utente a rispondere alle proprie domande più velocemente di quanto non faccia Google.

Interfacce visuali – E se l’approccio visuale si estendesse e divenisse quindi il paradigma anche dei vostri dispositivi, sia desktop che mobili? No, non stiamo parlando di una semplice immagine di sfondo ricoperta di icone. Intendiamo qualcosa di molto più dinamico, pronto a cambiare e animarsi a seconda dell’utilizzo fatto dal proprietario. Questo è lo scopo di Metro, l’interfaccia pensata da Microsoft che dopo l’esordio su Windows Phone verrà estesa a tutto il mondo della casa di Redmond, come Xbox, Live e infine anche sul prossimo Windows 8.

L’approccio di Metro non è esclusivamente visuale, ma precisamente tipografico: testi grandi, dai colori brillanti, facilmente leggibili e d’impatto. Si tratterebbe della più grande innovazione d’interfaccia dai tempi del Macintosh di Steve Jobs, che popolarizzò il mouse e il “punta&clicca”.