Trucchi, tecniche, strategie, penalità e deprecazioni: da alcuni anni a questa parte il mondo SEO è divenuto una sorta di sfida alla stessa stregua delle battaglie tra doping e anti-doping, ovvero capire fin dove sia possibile spingersi con le tecniche SEO (soprattutto le cosiddette black-hat) senza correre il rischio di essere penalizzati o addirittura eliminati dalle SERP. Il principale player del settore dei search-engine, Google, ha istituito da tempo una personale battaglia contro il cosiddetto web-spam, e nonostante i risultati altalenanti e le scelte di prodotto discutibili (della serie “penalizzo chi pare a me”), è indubbio ammettere che la originaria definizione di SEO fosse user-centric, ovvero dedicata all’esperienza utente, e non a scalare posizioni o eliminare concorrenza.

Senza esagerare con ritrovati miracolosi o tool (se non quelli strettamente necessari per monitorare l’andamento del nostro progetto Web), è più semplice e corretto basarsi sul “buon senso”, ovvero mettersi dalla parte dell’utente, per capire se quello che gli offriamo sia appetibile o meno. Si tratta della prima, più importante ed utile ottimizzazione che possa essere fatta.

ContenutoContent is King, lo leggete dappertutto, ed un motivo (più di uno) c’è. I contenuti originali, ben scritti, organizzati e presentati pagano sempre. Pagano perché gli utenti che li leggono li apprezzano e sono più ben disposti a condividerli con altre persone, magari linkandoli. E’ qui che nasce la vera link popularity, non quella “artificiosa” degli scambi con altri webmaster, o comunque generata dal content provider stesso! Sicuramente eviterete le possibili sanzioni perpetrate da algoritmi come Panda e Penguin, dedicati a scoprire i cosiddetti link artificiali. Più backlink significa inoltre più pagerank, anche se di questi tempi “pesa” meno è sempre un fattore di cui tenere conto.

Soprattutto, un contenuto originale non può essere attaccato dalle penalità di Google. Da tempo dedicata a scovare e degradare i contenuti “duplicati”, Big G ha di recente introdotto un aggiornamento che tiene conto anche delle segnalazioni per violazioni del copyright. Un problema che chi punta sull’originalità non avrà mai.

Titolo e URL – Essere originali può non essere sufficiente, se non si spinge l’utente ad arrivare sulle nostre pagine. Un metodo efficace è quello di ideare dei titoli interessanti e attraenti, tali che se l’utente se li ritrova nelle SERP possa essere invogliato ad arrivare sul nostro sito web.

La composizione del titolo è importante anche per i motori di ricerca, perché nella composizione del ranking l’ordine e l’uso delle parole può risultare decisivo. E’ importante anche comporre delle URL “parlanti” e non troppo lunghe, facili da incollare e segnalare su altre piattaforme.

Keywords – La questione delle parole-chiave è spinosa. Se da un lato è evidente che una certa “densità” di parole selezionate possa aiutare all’indicizzazione e a scalare alcune SERP relative a keywords competitive e remunerative, dall’altro non è accettabile, lato utente, leggere dei testi affetti dal cosiddetto keyword stuffing, ovvero l’eccessivo addensamento di parole “strategiche”.

Il keyword stuffing è un vecchio “nemico” di Google, che lo persegue già da un decennio, mediante algoritmi e quality rater. E’ pertanto un processo consolidato ed è sconsigliabile esagerare su questa via. Un testo ben scritto e scorrevole vale molto di più.

Social – Se c’è un posto dove il link juice ha un senso, è sicuramente sui social network. Google apprezza la diffusione di link sulle piattaforme come Facebook, Twitter ed ovviamente Plus. In questi casi è dunque consigliato favorire direttamente la diffusione dei link, postandoli e condividendoli con le proprie cerchie.

Il peso delle sorgenti Social è ormai equiparabile a quello delle sorgenti search. D’altronde, è sempre consigliabile non “dipendere” da una singola fonte, data la facilità e rapidità con cui certe policy vengono cambiate dai Big di Internet, influenzando il lavoro e la redditività di realtà più piccole, terze parti che lavorano nella costellazione delle piattaforme più grandi.