Gli “animali” rilasciati da Google fanno sempre più paura alla nutrita comunità mondiale dei SEO. Dopo l’arcinoto Panda, nel mese di Aprile è stato il Penguin Update a gettare nello sconforto molti professionisti del Web, alle prese con repentini penalizzazioni e crolli di ranking e di impressions.

Ma cos’è successo realmente? Perché tutti gli aggiornamenti all’algoritmo di ricerca annunciati dal team di Matt Cutts, apparentemente migliorativi, finiscono immancabilmente per generare lamentele e polemiche? Pensato per limitare le cosiddette “sovraottimizzazioni” SEO, il Penguin Update ha di fatto punito alcune delle attività più estreme (e non sempre professionali) nella costruzione di reti di backlinks atte a innalzare fortemente la reputazione di un sito web.

Aldilà di alcuni palesi errori nelle penalizzazioni, che Google ammette pubblicamente e che vengono prontamente corretti dopo puntuali segnalazioni, la strategia del colosso di Mountain View è di fare sempre più in modo che tutti i link esistenti sul Web siano “spontanei”, non legati quindi a logiche di scambi o addirittura a veri e propri schemi di link building. Ci sono vari aspetti che possono fungere da sentore di una situazione “innaturale”, ne andiamo a presentare alcuni dei principali.

Aumento di link in ingresso in breve tempo – E’ abbastanza ovvio: per qualche mese avete avuto soltanto poche decine di backlinks ed in pochi giorni ne acquisite varie centinaia? E’ assai probabile che quest’incremento sia dovuto a cause non naturali, come l’acquisto e lo scambio dei link oppure la creazioni di reti di domini. E’ perciò importante avere una crescita graduale, che non desti “sospetti” all’algoritmo di Google.

Numero di link in ingresso dallo stesso dominio – Questo è un fattore meno controllabile, perché spesso si tratta di situazioni dovute a features innate di alcuni siti (per esempio il blogroll) o forum (link in uscita da firma dell’utente). Resta il fatto che avere tanti link in ingresso dallo stesso dominio non è un parametro utile al nostro coefficiente di “spontaneità”. Cerchiamo di limitarlo, per quanto possibile, tenendo sempre un occhio sull’apposita sezione degli Strumenti per Webmaster di Google.

Uso “fantasioso” di anchor text – Una pratica sinora molto comune da parte dei SEO (o dei presunti tali) era quella di “puntare” determinate anchor text nei link in ingresso, così da guadagnare ranking per quelle keywords, solitamente assai lucrative e quotate, anche se non completamente inerenti il tema delle pagine indicizzate. Da evitare, quindi, di ritrovarsi pagine linkate sempre con le stesse keywords.

Reputazione non uniforme in ingresso – Avete un 95% di backlinks provenienti da Pagerank 3, e un 5% da Pagerank 8? Questa situazione è sospetta agli occhi di Google, perché giudica improbabile che una pagina con una reputazione molto alta possa referenziarne un’altra con un coefficiente molto più basso, e potrebbe associare la cosa ad un tentativo artificioso di compravendita di link.

Qual è il consiglio per non ritrovarsi in situazioni spiacevoli (leggi penalizzazioni)? Be Natural, indossa il “cappello bianco” e lascia a casa quello nero…