E’ stato un 2012 intenso, per quelli di Instagram. Partiti ad inizio anno come l’applicazione principe su iOS, hanno attraversato mesi turbolenti, che li hanno prima visti “atterrare” su Android, per poi essere acquisiti da Facebook. Un salto carpiato dalla “nicchia” al mainstream più esasperato, con tanto di cambiamenti di esigenze ed aspettative per Kevin Systrom e compagni.

Quando hai un proprietario (Zuckerberg) che deve giustificare agli investitori un acquisto miliardario, presto o tardi ti trovi a fare conti amari. Quando hai uno “zoccolo duro” di utenti della prima ora che già mal digerito il repentino ingresso di utenti basic, rischi di perderli assieme alla tua mission iniziale. Instagram galleggia faticosamente tra questi due fuochi, e gli eventi degli ultimi giorni vedono il management costretto a scelte impopolari, oltre che a frettolosi ripensamenti.

Un pessimo tempismo -La frase incriminata, aggiunta al ToS nei giorni scorsi, era la seguente: “You agree that a business may pay Instagram to display your photos in connection with paid or sponsored content or promotions without any compensation to you.” Panico. Tutti in allarme: Instagram ha intenzione di vendere le foto degli utenti, senza pagarli.

La realtà è differente: il social delle foto si stava semplicemente allineando (a partire dal 16 Gennaio) a quanto avviene già su Facebook, ovvero la pubblicazione, da parte degli inserzionisti, di ads contestuali contenenti foto degli utenti. Si tratta dunque di un semplice fraintendimento? Forse, ma il boomerang mediatico è stato ampio, tanto da costringere Systrom a fare marcia indietro, annunciando che, poiché la sua è un’azienda che “ascolta” gli utenti, per il momento la modifica del termine non verrà applicata.

Questo non significa che non potrà farlo in seguito…

Perdere i migliori – Nel frattempo la fuga era già iniziata. Diciamolo chiaramente, anche se la maggior parte degli utenti non fa molto più di fotografarsi i piedi al mare, il nucleo significativo di Instagram è costituito da appassionati se non professionisti del settore; e con la poca chiarezza emersa, molti esclusivisti di iStockPhoto e Getty Images hanno cancellato il proprio account, proprio per evitare noie in merito.

Non è poi da escludere l’ipotesi che Instagram diventi effettivamente un marketplace che divida i propri guadagni con gli utenti. Visto che stiamo parlando di evolvere (snaturare) il prodotto, questa soluzione sarebbe molto più coerente, magari applicata ad una quota-parte delle fotografie, con criteri qualitativi.

La chance per i competitors – E’ poi inutile girarci attorno, questo fail di comunicazione ha provocato un’emorragia di utenti, e ad avvantaggiarsene sono stati soprattutto Flickr e Twitter, che da qualche tempo ha iniziato a fare concorrenza sul serio, inserendo filtri alle foto.

Perdere l’anima va bene, perdere gli utenti no…e Mark lo farà notare a Kevin…