In un mercato Web che tende a “consumare” il successo dei suoi protagonisti sempre più in fretta, fa abbastanza impressione vedere come  un’azienda come Linkedin sia ancora lì in cima, a dettare legge e a godersi dei numeri da non sottovalutare. Perché se è vero che non ci sono paragoni con quelli di Facebook, stiamo comunque parlando di tutt’altro tipo di target, dove l’indotto ed il “valore” di ogni singola attività può essere anche decine di volte superiore a quello del mercato retail.

Il vantaggio di “esserci” – Forse qualcuno lo dimentica, ma Linkedin è stato uno dei primissimi social network della storia, sicuramente il più “anziano” tra quelli che ancora oggi riscuotono successo. Lanciato nel Marzo 2003, ha quindi da poco spento le candeline del suo nono compleanno.

In qualsiasi settore è importante “arrivare per primi”, nel Web lo è ancora di più. La creatura di Hoffman e Weiner si è imposta da subito come punto di riferimento del mondo business, e giocando con la teoria dei “sei gradi di separazione” (limitata a tre) ha spinto molti ad iscriversi per crearsi una rete di conoscenze nel mondo del lavoro, utili per la carriera, sfruttando il metodo della “segnalazione”.

Un modello di business efficace – Linkedin è sempre stato un prodotto poco “chiacchierato”, a differenza dei vari Facebook e Google, ma ha costruito silenziosamente il proprio successo su basi economiche solide: account Premium e svariati servizi professionali per le aziende, che lo usano come strumento di promozione e recruiting.

In una realtà economica come quella attuale, dove il mondo del lavoro vive sempre più frequentemente di crisi e riconversioni di aziende e professionalità, una piattaforma come Linkedin rappresenta un riscontro certo per i professionisti di tutto il mondo. Non basandosi su un target particolarmente influenzato dalla “moda” del momento, o esigente sul cambiamento, può permettersi di mantenere intatti i lineamenti delle proprie funzionalità, garantito da ricavi non fortemente legati al settore dell’advertising, sempre mutevole ed incline al deprezzamento.

La crescita internazionale – Il trend del parco-iscritti è impressionante, se visto in ottica temporale: quasi sette anni per arrivare a 50 milioni, appena un anno e mezzo per sfiorare i 150. I margini di crescita sono ancora piuttosto alti, in proporzione superiori a quelli di Facebook, perché se è vero che mercati come Stati Uniti ed Europa sono vicini ad una fisiologica saturazione, ci sono zone come Asia e Sud America che mostrano ancora notevoli margini.

Linkedin ha saputo percorrere le tappe dovute a tempo debito: ha iniziato fin dal 2005 a produrre utili, e si è dedicato ad aggiungere gradualmente servizi al suo core-business, localizzandosi rapidamente nei paesi-chiave. Tra i quali c’è anche l’Italia, che con i suoi quasi 3 milioni di iscritti figura tra le dieci Nazioni più rappresentate.

Un prodotto stabile, ma evoluto – Semplificando, potremmo dire che Linkedin è lo stesso da nove anni, ma in realtà l’intelligente stabilità d’interfaccia ha dato modo d’introdurre interessanti features aggiuntive come:

  • Gruppi, attraverso il quale utenti con delle caratteristiche in comune (studi, azienda, skill) possono interagire tra loro, spesso collaborando
  • Jobs, permette alle human resources delle aziende di inserire annunci di lavoro, ai quali i professionisti possono rispondere collegandosi poi alla sezione careers del sito ufficiale dell’azienda; dallo scorso anno, è possibile rispondere agli annunci direttamente da Linkedin, inviando il proprio profilo come CV
  • Social, mediante il quale gli utenti possono pubblicare aggiornamenti di stato o connettere i propri account social al profilo Linkedin

L’evoluzione mobile – Già distribuito in versione mobile dal 2008, negli ultimi giorni Linkedin ha rilasciato la propria versione specifica per Ipad, interamente realizzata in HTML5, che ha destato ottime impressioni di interfaccia ed usabilità; anche in questo caso l’azienda si è mossa con sapienza, anticipando molti altri player (Google Plus, ad esempio).

E’ sembrata assai strategica anche l’annunciata acquisizione di SlideShare, per 119 milioni di dollari (cash e stock): una mossa che potrebbe anticipare l’ingresso di Linkedin nel mercato dei software di collaborazione professionale, finora dominato da prodotti come Sharepoint di Microsoft, magari con una svolta verso il cloud che tanto va di moda oggi, e che assumerebbe ben altri contorni se strettamente associato al mercato business.