L’ultimo caso è recentissimo, datato ieri: lo sfogo digitale di Filippo Magnini sul suo account di Twitter si è trasformato in una fuga dal social, successivo alla valanga di “battutine” più o meno velenose che i suoi follower gli hanno riservato. E così, dopo pochissime migliaia di tweet, ecco che l’utenza viene cancellata, dopo un’ultima spruzzata di veleno: ” Lascio, i social sono pieni di gente cattiva”. Colpa dello stress? Strascichi nervosi di un fallimento olimpico che ha riguardato sia il capitano della Nazionale di nuoto, sia la compagna Federica Pellegrini? Forse, resta il fatto che Magnini va a riempire la fila dei VIP italiani che hanno un rapporto conflittuale con il social creato da Jack Dorsey.

C’è chi sporge querela in Tribunale (Paola Ferrari), oppure chi lo sfrutta per lanciare il proprio show per poi abbandonarlo (Fiorello): è comunque raro che qualcuno usi Twitter per il suo scopo originario, ovvero socializzare. E’ un problema italiano? Si potrebbe iniziare a pensarlo, visto che nel resto del mondo (soprattutto negli USA, dove il social è nato) i VIP hanno un rapporto molto più rilassato con questo canale di comunicazione, e sembrano non utilizzarlo esclusivamente “per moda”.

L’unicità di Twitter – Avere un account Twitter non è come avere una fan page su Facebook, oppure un blog personale sul Web. Anche se esistono dei personaggi che preferiscono far gestire l’utenza al proprio ufficio-stampa, la maggior parte la usa in prima persona. Si tratta di un canale totalmente differente dai media tradizionale, in quanto dà effettivamente l’impressione ai fan di avere un contatto “diretto” con il proprio beniamino. Che deve però stare attento a non essere troppo auto-referenziale, magari retweetando solo i complimenti ricevuti, o pensando a promuovere le proprie apparizioni oppure l’ultimo disco/film/libro realizzato.

La partecipazione – Twitter, se usato correttamente e con la giusta continuità, crea complicità tra il VIP e il fan. Molte delle star americane (pensate a Lady Gaga oppure Demi Moore) fanno dei piccoli “regali” ai propri followers, postando autoscatti privati che aiutano a creare quel clima da circolo “eletto” che innalza l’hype del seguito. E’ importante anche cercare di rispondere ai propri follower, perlomeno a quelli che tweetano cose interessanti.

Troppo spesso si notano account di VIP italiani che tweetano (sporadicamente), retweetano i complimenti, ma assai più raramente rispondono. L’interazione è tutto in un social, e sfruttare la propria popolarità per riceverla soltanto senza darla, alla lunga può portare i follower alla stanchezza. La rappresentazione digitale della personalità ricalca molto quella reale: più un VIP è inconscio del proprio “ruolo” e di come affrontarlo, meno accetta di ricevere critiche, il cosiddetto rovescio della medaglia della notorietà. In Italia è un fatto che accade spesso, perché c’è meno “professionismo” anche nella gestione della fama. Sono in molti a ritenerlo quasi come un atto dovuto e piovuto dal cielo, e a rifiutare le poche spine che esso porta con sé.

Rispondere con intelligenza, o anche sorvolare con eleganza, aiuta nella vita come su Twitter. Perché i successi possono passare, ma il rispetto e la stima uno se li porta dietro per sempre…