Oggi abbiamo come ospite Beatrice Niciarelli, una giovane copywriter che tra le innumerevoli collaborazioni annovera quella con il magazine GiorgioTave.it, oltre ad aver fondato assieme a Davide De Maestri il blog Webhouse, fucina di talenti del web-writing con numerosi ed interessanti articoli riguardanti l’importanza del contenuto nell’attuale mondo di Internet. E’ proprio questo il tema che ho scelto di affrontare nell’intervista.

Ciao Beatrice, è un vero piacere averti sul mio blog! Tra le tante nuove professioni che Internet ha generato, il Web Copywriter è tra quelle che stanno aumentando molto il loro “peso”, soprattutto grazie ad una maggior sensibilità dei motori come Google rispetto alla qualità dei contenuti. Sei dello stesso avviso? Presto avrete più voce dei SEO?

Il piacere è tutto mio!

Il Web Copywriter è una figura sempre più richiesta, è vero. Il merito non è solo dei motori di ricerca, che stanno cercando di dare sempre più spazio a contenuti freschi e di qualità, ma è anche di chi (finalmente) ha iniziato a capire che un contenuto scritto bene ha un valore enorme per il proprio business. La SEO è un campo a parte, che lascio volentieri a chi se ne intende. Ovviamente applico anche io le regole base di SEO Copywriting, ma c’è un procedimento molto diverso che i SEO professionisti adottano.

In internet, oggi più che mai, il contenuto è il valore portante di un’azienda. Qualsiasi informazione viene cercata sul web, partendo dalla storia di un’azienda fino all’efficacia di un prodotto. È per questo motivo che le parole sono importanti e solo chi sa come muoversi nella scrittura per il web può dare un valore reale all’identità aziendale.

Come ogni media, anche il Web ha il suo linguaggio e i suoi formati. Quale reputi essere la lunghezza “giusta” per un articolo o per un post su un blog? Per “giusta” intendo quella in grado di attrarre ed incuriosire il lettore senza annoiarlo, e magari invogliandolo ad approfondire il tema.

La risposta che mi sento di darti è: dipende.

Dipende dal blog su cui stiamo scrivendo, dipende dal tipo di articolo che stiamo preparando e dipende anche dal target e dal prodotto trattato.

Non c’è una risposta unica. Esistono articoli di 300 parole eccezionali e pezzi da 500 parole che nemmeno si leggono. La realtà è che non è tanto la lunghezza a contare, quanto la sostanza. Scrivi per chi ti legge, incuriosisci il tuo lettore, dagli qualcosa di prezioso e vedrai che non lascerà il tuo pezzo a metà.

Ti capita sovente di scrivere di temi per te infrequenti? La sconsiglieresti come attività agli aspiranti copywriter, quella di scrivere su qualsiasi cosa, pur di fare esperienza? Le nicchie sono importanti anche nella scrittura creativa?

L’ideale sarebbe scrivere trattando argomenti conosciuti, ma nel lavoro non è sempre possibile. Cosa si fa, allora? Semplice, si studia!

Lo studio e l’analisi sono una parte fondamentale del web copywriting. Chi pensa che la fase dei “compiti” sia finita, si sbaglia. Quando si gestisce un blog per lavoro capita di trattare temi poco conosciuti, se non per nulla. Da qui inizia tutta la fase che io chiamo di pre-scrittura: analisi del tema, studio dei blog competitors, scelta degli argomenti principali, lettura e studio di ciò che è necessario sapere per scrivere su quel particolare argomento.

Ci sarà sempre bisogno di informarsi per scrivere un contenuto di qualità.

Qualche mese fa hai partecipato al Web Talent Show. È’ un’esperienza che rifaresti e che consiglieresti? L’Italia è un Paese che, nonostante le ataviche difficoltà infrastrutturali e culturali, sta sfornando talenti nel mondo del Web?

Il Web Talent Show è stata una delle esperienze più belle di tutta la mia vita. Oltre che una soddisfazione personale è stato un grande momento di crescita. Ho conosciuto molte persone (professionisti del web in diversi settori) e con alcuni di loro è nata una grande amicizia.

Oltre il lato umano c’è stato, poi, quello professionale. Ho avuto modo di conoscere e parlare con professionisti alle dipendenze di Google e Facebook, ho seguito workshop e corsi tematici che hanno ampliato la mia visione lavorativa. Per farla breve: sì. Parteciperei ancora e ancora e ancora. E se aprono le iscrizioni alla seconda edizione, non esitate: andate! Se riuscirete a passare la selezione vi ritroverete in un mondo completamente diverso.

Per rispondere alla tua domanda sui talenti italiani nel mondo del web, che dire? Io credo ce ne siano molti, alcuni ancora sottovalutati forse. Il tempo (e la determinazione) aiuterà a farli emergere.

Qual è’ il termometro della Comunicazione Web in Italia? Aziende e professionisti stanno imparando ad interfacciarsi con i loro clienti? Tempo fa ho avuto modo di pubblicare un articolo in materia, che elenca alcuni errori che molti brand nostrani sembrano non per fare a meno di commettere…

Sicuramente c’è molto da fare, ancora. La comunicazione attraverso l’uso di internet ha subito una spinta decisiva con i social network, ma non basta. Le aziende devono sforzarsi di più per capire che oggi l’interazione con i propri clienti è fondamentale. Quale luogo migliore del web per permetterlo?

Alcune aziende non lo hanno ancora capito, così assistiamo a molti fail aziendali in tema, con una ripercussione negativa sul brand in questione. La strada è ancora lunga, ma sono sicura che stiamo percorrendo quella giusta!