Si parla spesso e volentieri di Social Media ROI. Ne parlano i data scientist, per dare maggior “peso” e credibilità alle loro analisi. Ne parlano i proprietari dei social, per far confluire inserzionisti sulle proprie piattaforme. Ne parlano i reparti marketing delle aziende, perché vorrebbero capire se esiste e, nel caso, come si misura.

Di solito il Social Media ROI è un concetto che va di pari passo con termini come “visibilità”, “megafono”, “interazione”. Si dice che non sia”opportuno” vendere direttamente sui social, perché l’utenza in quei contesti è meno predisposta a comprare, pertanto le piattaforme sono più adatte per fidelizzare la clientela.

Vero o no, era solo questione di tempo prima che le vetrine social iniziassero ad aumentare la loro presenza sul Web. I brand vogliono risultati concreti, volenti o nolenti, la comunicazione va bene ma deve essere finalizzata ad un ritorno, un ricavo. Ecco alcune delle possibilità che sono già alla portata delle aziende che vogliono essere pioniere nel promettente settore del social commerce, e aggiungere questo canale di vendita.

Facebook – Il più grande e popolare tra i social network rappresenta l’ovvia prima scelta della maggior parte delle aziende, dato il suo enorme bacino di utenti e potenziali clienti. Non è così scontato che sia allo stesso modo il posto giusto per la vostra nicchia di mercato, ma si tratta di un discorso che esula gli scopi di questo articolo.

Sul social di Zuckerberg potete optare per una semplice vetrina, magari per portarvi l’utente sul vostro sito ed effettuare lì l’atto di vendita vero e proprio; tenete però conto che statisticamente gli utenti non amano abbandonare le pagine di Facebook, per cui è preferibile affidarsi a delle applicazioni che consentano di completare la transazione, come gli esempi che seguono:

  • Vendorshop: consente transazioni protette, l’utilizzo di coupon digitali, l’inserimento del codice di monitoraggio di Google Analytics
  • Ecwid: permette l’integrazione completa con il sito web o con altri social come Tumblr e Linkedin, oltre alla localizzazione in 37 lingue
  • Beetailer: dà la possibilità d’importare automaticamente il proprio inventario su Facebook. Utile soprattutto nel caso di cataloghi prodotti molto cospicui
In questa carrellata non possiamo poi non citare l’italianissima Blomming, che consente una facile integrazione del suo shop con le pagine Facebook.

Pinterest – Il design del social delle immagini si presta spontaneamente a fare da “vetrina” per i prodotti, soprattutto in alcune nicchie che idealmente sembrano fatte apposta per questa piattaforma: abbigliamento, e accessori per la casa, ad esempio. A differenza di Facebook, in questo caso il pin dell’immagine riporta poi alla scheda prodotto sul sito target: le board si trasformano quindi in veri e propri “negozi” fatti su misura per i gusti di tutti i clienti.

C’è da dire che Pinterest sta lavorando molto su questo aspetto, e ha da poco lanciato la sezione business, che facilita il lavoro di fidelizzazione e vendita. Al momento è inoltre possibile convertire il proprio account standard gratuitamente.

Amazon – Finora abbiamo visto delle soluzioni di social commerce nate da piattaforma social. Cosa succede invece se la soluzione nasce in ambito prettamente e-commerce, per sfociare sui social? E’ la domanda alla quale vuole rispondere l’azienda di Jeff Bezos, che ha da poco lanciato la sua personale visione delle brand page, che consentono sia d’interagire con i propri followers, e di comunicare integrandosi con il resto delle piattaforme (Facebook compreso), e soprattutto di vendere sfruttando dei tool più evoluti come quelli di Amazon.