Non c’è niente da fare: il clamoroso acquisto di WhatsApp, da parte di Facebook, ha cambiato definitivamente la storia della messaggistica istantanea, e i rapporti di forza in campo. Se fino a qualche settimana fa i principali avversari di WhatsApp venivano indicati in prodotti come SnapChat oppure WeChat, l’arrivo dello “zio” Mark Zuckerberg ha creato una reazione a catena che ha portato al centro dell’attenzione un prodotto gratuito finora semi-sconosciuto, il russo Telegram.

Perché tutto ciò? Semplice, perché l’acquisizione ha “spaventato” gli utenti, che hanno iniziato a porsi delle malsane domande sulla privacy e sui loro diritti violati, concetti che fino a quel momento erano stati bellamente dimenticati. La verità è che a pochi importa sul serio dei propri account social, ma quando entra in gioco il numero di telefono la soglia di attenzione si innalza. Il fatto che Facebook possa ora incrociare i dati social con quelli della vostra messaggistica da smartphone ha infastidito molti, gli stessi che non si sono “accorti” di come Google faccia da tempo lo stesso, grazie ad Android e al suo servizio Hangout.

Che fare? Ad occhio e croce, le differenze tra WhatsApp e Telegram sono minime, seppur sostanziali, ma non decisive per far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra.

Perché è meglio Telegram

Telegram ha un vantaggio non tangibile, che è quello di essere una novità, e di non essere mescolato con i grandi capitalisti di Internet; è un’applicazione gratuita che, a sentire i suoi creatori, rimarrà priva di fini di lucro. L’architettura e il coding per la trasmissione dei messaggi sembrano essere più robusti della controparte americana. Si tratta, oltretutto, di un prodotto che non è legato al solo smartphone, ma che può essere interfacciato da qualsiasi tipo di client, su qualsiasi tipo di dispositivo.

Perché è meglio WhatsApp

WhatsApp ha il vantaggio che hanno tutte i prodotti tecnologici con qualche anno sulle spalle: un’enorme base di utenti, che di solito rappresenta il classico appiglio per non “migrare” verso una nuova applicazione (“i miei amici usano tutti l’altra”); inoltre, il fatto di utilizzare un account legato a doppio filo con il MSISDN della SIM telefonica, lo rende paradossalmente più “sicuro”, soprattutto perché non si tratta di un prodotto “aperto” ad integrazioni di terze parti come Telegram. Chi può garantire che qualsiasi applicazione client tratterà i vostri dati con coscienza? Il tutto senza tirare in ballo le origini russe dei fondatori, in un momento in cui si parla spesso dell’assenza di un regime democratico nel Paese governato da Putin e Medvedev.