Blomming, social commerce all’italiana

A metà degli anni Novanta sbarcò sul giovanissimo mondo del Web il concetto di e-commerce, e fu un successo. Aziende come Amazon e Ebay svolsero egregiamente il ruolo di capisaldi per la diffusione planetaria e popolare di Internet, dando visibilità a tutte le caratteristiche vincenti di questo nuovo media: semplicità, velocità e comodità.
D’acqua ne è passata sotto i ponti, e anche l’e-commerce si è evoluto. Non si tratta più solo di vendere online e spedire, bensì di creare un’interazione più profonda e continua con i propri clienti, in un rapporto che è solo parzialmente legato alla vendita, ma che riguarda soprattutto alla fidelizzazione, fenomeno che crea un legame molto forte con i consumatori, e che permette di avere basi solide di ricavi a lungo termine.
Social Commerce è il “tema caldo”, in questo periodo, accanto all’O2O Commerce, di cui abbiamo già parlato in passato. In grossa sintesi si tratta di “vendere sui social”, o comunque gestire la propria attività commerciale focalizzandosi sulle piattaforme social e interagendo attivamente con la clientela. Il concetto stesso di social commerce include inoltre la delocalizzazione della propria struttura di vendita, rendendola multi-canale e non strettamente dipendente da una piattaforma centralizzata.
Proprio quello che consente di fare Blomming, una startup italiana che ha precorso i tempi sul tema. Fondata nel 2009 da Alberto D’Ottavi e Nicola Vitto, Blomming fornisce a privati ed aziende una vetrina per vendere i loro prodotti, e gli strumenti per esportare questo shop digitale sulle piattaforme social (Facebook in particolare) o su siti/blog già esistenti. La forza di questo progetto è nel dare la possibilità agli utenti comuni di eliminare l’intermediazione (ad un livello più estremo rispetto ad un servizio comunque centralizzato come Ebay) tra venditore e acquirente, mentre per le aziende il vantaggio è quello di non dover badare ad un’infrastruttura di e-commerce che in taluni casi può comportare dei costi non indifferenti.
Blomming ha finora raccolto ben 6500 shop, e continua ad essere gratuito, anche se è lecito attendersi prima o poi un tariffario che potrebbe includere dei costi di pubblicazione della merce in vetrina oppure delle commissioni sulle transazioni. Dopo aver vinto vari premi e raccolto consensi ovunque, per la startup italiana questo è il momento decisivo: Facebook sta, a colpi di acquisizioni, arrivando a proporre un suo concetto di social commerce, mentre si stanno affacciando anche interessanti soluzioni (sempre italiche, come Garage) dedicate al mercato mobile, che Blomming si appresta ad aggredire questo autunno con le applicazioni per iPhone/iPad.

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