Le startup sono una moda o una vera opportunità per definire il nostro futuro? La situazione italiana è come sempre contraddittoria, sono in tanti (soprattutto i politici, come sempre) a riempirsi la bocca del termine “startup” così come quello di “digitale”, ciò nonostante è ancora molto difficile farne crescere una e soprattutto farle superare il terzo anno di attività. Se le difficoltà oggettive sussistono, non si possono comunque trascurare gli errori compiuti dai founder. Sbagli che in certe situazioni appaiono umani, troppo umani.

Brand – Tutti gli startupper s’innamorano delle proprie creazioni, e il brand rappresenta in molti casi il primo amore. Il nome, il logo, altri particolari grafici: è difficile far capire ad uno startupper che le sue scelte in quell’ambito sono state poco azzeccate. I rebranding hanno investito quasi tutti i Big della storia del web (Facebook, Google…), perché è difficile individuare, nelle fasi iniziali, il vero senso di ciò che si sta lanciando. Far cambiare un nome ad uno startupper, però, non è tanto facile…così come non si dimentica il primo amore.

Denaro – E’ importante avere dei fondi per iniziare? Certo che lo è, ma spesso ci si focalizza fin troppo su quelli, e ben poco sul business plan o in generale sull’idea da sviluppare. Si spendono tempo ed energie più per produrre dei pitch efficaci per concorsi ed investitori, che per il design del prodotto/servizio, o per alcuni particolari decisivi per il successo della stessa. La paura dell’assenza di fondi ha però dei sintomi più gravi, ed in molti casi esprime, in maniera subdola, il timore che l’idea di business non sia così buona da sopravvivere a lungo.

Idea – Qual è la più profonda paura degli startupper? Che qualcuno “rubi” loro l’idea! E non parlo soltanto di altri startupper: il timore è spesso esteso anche verso venture capitalist, incubatori, istruttori della Regione…non è un caso che molte startup restino in garage, “vittime” della gelosia dei loro creatori. L’errore più comune è quello di pensare che un’idea sia “portatile”, senza riflettere sul fatto che essa vive della passione, delle competenze, delle esperienze di chi l’ha generata, e nella maggior parte dei casi non può essere riprodotta da chiunque. E sicuramente non lo sarà da professionisti del mondo delle startup, il cui scopo (fare soldi investendo) è ben diverso da quello dei fondatori stessi…