Sei errori da evitare nel keyword targeting

Procedere ad un corretto ed efficace keyword targeting resta una delle operazioni SEO più importanti all’interno delle attività di web-marketing legate ad un sito o un blog: scegliere letteralmente le “parole giuste” può fare tutta la differenza del mondo nel piazzare pagine ai primi posti in SERP long-tail, sottovalutate dai novizi, ma considerate giustamente una fonte di traffico ricco di conversioni dagli esperti.

Detto ciò, ci troviamo in una fase di relativa “maturità” del Web, dove chiunque (anche le “matricole”) conosce i tool basilari per scegliere le keyword da puntare, tra cui quelli indicati in questo mio post di qualche giorno fa. Questa enorme disponibilità di dati esige però una certa dose di esperienza per filtrare le informazioni realmente significative da quelle fuorvianti, che possono portare ad errori strategici penalizzanti. E’ in questa fase che un SEO necessita di nozioni importanti di web analytics, e viceversa.

1. Dare troppa importanza ai volumi di ricerca

Qual è il primo errore che viene compiuto quando si scelgono le parole-chiave? Andare su Google Adwords Keyword Tool e fermarsi soltanto a guardare i numeri, premiando quindi delle query con volumi di ricerca altissimi. Una query che viene ricercata decine o centinaia di migliaia di volte al mese può essere molto remunerativa se vi capita di trovarvi nella prima pagina di SERP, ma riflettete su queste considerazioni:

  • Una query dai grandi volumi è solitamente molto competitiva, in caso contrario non sarebbe affatto remunerativa e quindi da evitare
  • Per le top query dovrete sudare più di sette camicie per arrivare in prima pagina (se mai ci arriverete), ne vale seriamente la pena?

La parola magica, in questi casi, è long-tail, ovvero diversificare la propria strategia su numerose query dai piccoli numeri ma dall’alto tasso di conversione.

2. Confondere le stime dei volumi

Quando usate certi strumenti, non fermatevi mai ad un’analisi superficiale, perché potreste cogliere delle sviste madornali. Innanzitutto, ricordatevi di raccogliere i vostri dati su tutti i tipi di corrispondenza della query (esatta, estesa, frase), perché i risultati possono cambiare, e di molto. In secondo luogo, attenzione a parole o frasi dal duplice significato: mai come in questo caso è importante trovarsi a confrontare mele con mele e pere con pere.

3. Puntare sulle stesse keywords lungo tutto il sito

Se siete certi di aver trovato le parole chiave giuste per il vostro scopo, non è detto che dobbiate “spargerle” per tutto il vostro sito web. Cercate di essere selettivi, puntando su una pagina che riteniate debba essere la landing page dove gli utenti vorrebbero atterrare se stanno componendo una data query: ne guadagnerete sicuramente in feedback e conversioni.

4. Ignorare la localizzazione nelle SERP

Concentratevi sempre sulla vostra target audience, quando fate questo lavoro: dove risiedono gli utenti che volete intercettare? Da alcuni anni le SERP sono influenzate pesantemente dal “fattore locale”, siete obbligati a tenerne conto. Esistono query che in una certa zona possono indicare il nome di un ristorante, mentre fuori da quei dintorni possono rappresentare il titolo di una fiaba…

5. Non tenere in conto i dati storici

Non trascurate mai Google Analytics. Questo tool gratuito può darvi delle efficaci indicazioni sullo storico del vostro traffico organico, suggerendovi quali keywords hanno ottenuto conversioni e quali soltanto dei bounce.

6. Non fare ricerca prima di disegnare la struttura del sito 

Questa è una svista che avviene spesso prima d’iniziare un nuovo progetto: si crea un sito senza aver fatto un’accurata ricerca sulle keywords più importanti della nicchia di mercato che si è scelta. E’ inutile aggiungere che la struttura scelta potrebbe poi rivelarsi non adeguata per primeggiare in determinate long-tail, ed il fenomeno è ancor più vero se parliamo di siti di e-commerce oppure di portali turistici, che prevedono quindi numerose pagine simili con i soli titoli e descrizioni a cambiare.

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