Apple vs Google: la sfida diventa geolocalizzata

Che i rapporti fra i due massimi leader mondiali della tecnologia di consumo (Apple per la parte device, Google per i prodotti Web) fossero tutt’altro che idilliaci era cosa nota da alcuni anni, da quando cioè l’azienda di Brin e Page si buttò nel comparto della telefonia mobile, fino ad allora regno dell’iPhone. Il compianto Steve Jobs non la prese bene (eufemismo) come viene raccontato anche nella sua biografia ufficiale, e giurò di farla pagare cara al gigante di Mountain View, il cui CEO dell’epoca Eric Schmidt era un suo fido amico, al punto da sedere al board di amministrazione di Cupertino.

Sembra proprio che la volontà di Jobs sia stata ereditata da Tim Cook e soci, che proseguono nel progressivo distacco dai prodotti della concorrenza con una decisione pesante: abbandonare Google Maps, il più famoso servizio di geo-localizzazione del mondo. Di segnali ce ne sono stati molti, in particolare l’acquisto, negli ultimi anni, di tre società specializzate nel mapping come Placebase, Poly9 e C3. L’annuncio è stato dato durante il WWDC attualmente in corso a San Francisco, dopo settimane di rumors. Apple rilascerà questo prodotto con la nuova versione di iOS,  la 6, e andrà a sostituire l’applicazione di Google, che gli utenti della Mela non troveranno più pre-installata sui loro terminali, Iphone e Ipad. Potrà contare sull’integrazione con Siri e su un sistema di mappe 3D.

Aldilà della lettura letteraria del presunto “odio” di Jobs per Google, quali sono i motivi più “pratici” che hanno spinto Apple a percorrere questa via? Ne abbiamo individuati alcuni:

  • Advertising: il futuro delle pubblicità online passa decisamente dai dispositivi mobili, e lo abbiamo già segnalato in precedenza. Un altro dato importante riguarda però le porzioni di questa fetta, che vedono ben il 25% appartenere alla pubblicità geo-localizzata, sulla quale Google detiene un vasto controllo, e per la quale Apple vuole dire la sua, togliendo ai rivali gran parte del traffico in ingresso da parte dei propri dispositivi.
  • Costi: a partire dal quest’anno, Google ha iniziato a far pagare l’utilizzo delle proprie API (per alti numeri di richieste giornaliere) per fruire del servizio di Maps. Questa mossa ha portato altri grossi player che fruivano delle mappe di Big G a cambiare motore: è successo ad esempio con Foursquare, che è passato a Open Street Map.
  • Privacy: ci sono state numerose questioni spinose, su questo tema. In sintesi, Google è stata accusata di raccogliere in maniera non lecita i dati di navigazione degli utenti di Safari, il browser di Apple. E poi una questione più “storica” che riguarda direttamente Maps, ovvero il non chiaro utilizzo dei dati di localizzazione degli utenti Iphone. Tutte vicende per le quali Big G è costantemente sotto polemica, e dalle quali Apple vuole prendere le distanze.

Si profila dunque un calo di introiti per Google? Probabile, perché da alcune statistiche è emerso che i terminali Apple garantiscono quattro volte il traffico su Maps rispetto a quelli Android. Con tutto quel che un dato simile può generare in termini di advertising geo-localizzato.

Quali sono le possibili contromosse di Mountain View? Anche in questo caso la prospettiva è di utilizzare il 3D, un potenziamento che va a ampliare le features di un servizio collaudato e ampiamente leader nel settore, sul quale tutti gli altri, Apple compresa, dovranno fare la corsa. E poi la possibilità per gli utenti, che lo richiedono da tempo, di scaricarsi offline le mappe. Un duro colpo per gli altri software di navigazione, ma questa è un’altra storia.

Vuoi ricevere i nuovi post via mail?
I post della settimana, ogni venerdì alle 9, più qualche sporadica lettera.
Rispetteremo la tua privacy.