Google, il vantaggio è Mobile

Come abbiamo scritto qualche tempo fa, tutti i big della tecnologia guardano a Google con la preoccupazione ed il timore di perdere importanti quote di mercato. La soluzione per arginare Big G spesso ricade nelle alleanze per alcuni sotto-settori: Facebook con Microsoft per la ricerca, Apple con Yelp per le raccomandazioni geo-localizzate e così via. Le alleanze sono la cartina di tornasole di un dato di fatto inequivocabile: l’azienda di Page e Brin è l’unica a possedere il “pacchetto completo” nel settore: motore di ricerca, advertising, video, social, piattaforma mobile e così via.

L’aspetto più importante è che Google ha dei vantaggi di competenze evidenti su un settore futuribile (ma già alle porte) che è quello Mobile. Là dove in molti latitano o dove devono ancora investire pesantemente, i tipi di Mountain View hanno già molte idee chiare, e le capacità per metterle in pratica con qualità e profitto.

Il fattore Android – Aver puntato con decisione, a partire dal 2008, sul progetto Android sta effettivamente dando i suoi frutti. Google si ritrova un ambiente mobile già “pronto” per fungere da vetrina dei propri servizi, con tutti i vantaggi che ciò comporta, amplificati dall’acquisto di Motorola, usato presumibilmente per internalizzare brevetti e competenze specifiche.

Altri competitor come Microsoft sono incredibilmente rimasti indietro sul tema, e si stanno or ora affacciando (la produzione del Surface, il possibile acquisto di Nokia…); il discorso Apple è assai diverso, perché l’avere un prodotto unico con una singola fascia di prezzo non aiuta certo la diffusione. Scalzata già dalla vetta del mercato degli smartphone, l’azienda di Cupertino regge con l’iPad per i già citati motivi, ma i vantaggi di un’offerta multi-formato e per tutte le tasche, aldilà dei possibili problemi di frammentazione, sono incolmabili.

Le app di Google+ – Avere al proprio interno un team che sviluppa un intero OS per i dispositivi mobili non può che essere positivo se devi poi produrre anche delle versioni mobili dei tuoi servizi di punta. I risultati si vedono: le applicazioni di Google raramente deludono per performance ed usabilità, anche su device non “carrozzati” o con le ultime versioni di Android.

Il discorso assume contorni ancor più rosei se si pensa ai risultati ottenuti anche su iOS. Oltre al recente rilascio di Chrome, Big G ha destato riscontri molto positivi dalle applicazioni di Plus per iPhone e iPad. Interfaccia pulita, essenziale e visuale, esperienza utente gratificante grazie alla velocità, tutto un altro mondo rispetto alle applicazioni di Facebook, che finora si è limitata ad un porting della propria URL touch.facebook.com, rendendone l’utilizzo molto appesantito dal caricamento di tutto il CSS e lo Javascript. Sebbene siano insistenti le voci che danno Zuckerberg & Co. al lavoro per una versione interamente realizzata in object-C, il ritardo accumulato è talmente elevato da non avere neanche troppo tempo per sbagliare ancora.

La monetizzazione – L’utilizzo dei dispositivi mobili va anche fatto fruttare. Google ha già iniziato, da questo punto di vista, adattando gli ads così da riuscire ad essere visualizzati (e soprattutto cliccati) anche sui device. Il tutto senza contare gli introiti provenienti dal Play Store, altro “pozzetto” che non sembra avere fondo.

I competitor? Facebook e Twitter ancora non hanno un business model  o delle applicazioni adatte a generare revenue nel mercato mobile, Microsoft difficilmente riuscirà a diventare un fattore sul mercato retail (mentre sul corporate potrebbe sfruttare la propria rete commerciale), Apple sta cercando di togliere a Mountain View il dominio delle mappe (altra fonte di introiti mediante le API).

Google Now – Trattandosi di un fronte “nuovo”, il settore mobile è anche fonte di ricerca di prodotto. Quel che può andare bene su un client desktop o notebook non è detto che sia ottimale anche per uno smartphone o un tablet, sia per quel che riguarda l’interfaccia, sia per quel che concerne le singole funzionalità.

Google è all’avanguardia anche in questo, e ha risposto all’innovativo (ancorché acerbo) Siri di Apple con un suo assistente, Google Now. Si tratta di un prodotto che sfrutta appieno le caratteristiche di tracciamento dei servizi Google per offrire all’utente l’opportunità di sapere tutto ciò che gli interessa o serve, addirittura anche senza query, vocale o scritta che essa sia.

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