Groupon, tre mosse per il rilancio

Inutile girarci attorno: quando si parla di una “nuova bolla” del Web, il pensiero corre veloce a Facebook e soprattutto a Groupon. Ad un anno dall’ingresso in Borsa, l’azienda di deal fondata da Andrew Mason ha subito una svalutazione del proprio titolo del 75%, arrivando all’imbarazzante minimo di circa 5 dollari ad azione.

I motivi sono molti, alcuni li abbiamo già descritti un po’ di tempo fa. C’è da dire che l’azienda di Chicago sta comunque facendo qualcosa per dare una scossa alla sua situazione: di seguito ne riportiamo alcuni, integrati in un trittico di strategie fondamentali per la sopravvivenza della giovane corporate.

  1. O2O commerce – Abbiamo già parlato di questo nuovo fenomeno di commercio elettronico in un altro articolo incentrato su PayPal. Proprio in questi giorni Groupon ha annunciato l’apertura (inizialmente solo negli States) di un nuovo servizio di pagamento mobile, Payments, con il quale si appresta a far concorrenza proprio all’azienda di Ebay e a Square, la startup di Jack Dorsey. Il servizio prevederà, proprio come i competitors, l’utilizzo di un dongle dove strisciare le carte di credito, con il quale sarà ovviamente possibile pagarsi i coupon e che potrà integrarsi con Groupon Now, il servizio che permette ai commercianti di lanciare offerte dedicate ai potenziali clienti che si trovano nei dintorni del loro negozio. In questa maniera Groupon è in grado di ottenere due risultati: una maggiore interattività e tempi più brevi tra l’acquisto di un coupon ed il suo utilizzo (l’asincronia tra i due eventi è una delle cause dell’insoddisfazione del cliente, vedi punto 3) e la diversificazione del proprio business, in quanto Payments può essere utilizzato come un qualsiasi gateway di pagamento, con la competitiva commissione dell’1,8% per quasi tutti i circuiti, decisamente più bassa del 2,7% applicata da Square.
  2. Fidelizzazione – Non c’è niente da fare: per quanto uno possa sapere che Groupon sia stato il capostipite di questo modello di business, in cosa si differenzia dagli altri suoi “cloni” come Groupalia & Co.? Nulla, ecco perché chi compra deal lo fa indistintamente presso uno qualsiasi di questi vendor. Groupon ha un disperato bisogno di legare i clienti al proprio marchio, per “blindare” una share in un mercato che è destinato alla saturazione, pertanto perché non introdurre un programma di fidelizzazione (come una carta a punti)?
  3. Pre e post-vendita – Uno dei grandi problemi di Groupon è sicuramente l’alta percentuale di rimborsi da erogare ai clienti. Il fenomeno è imputabile a vari fattori: l’esercente firma accordi con delle aspettative di guadagno anziché di promozione, Groupon spinge sempre per un numero di coupon spesso eccessivo per giustificare un ritorno, l’utente si ritrova quindi malservito (o non servito entro la scadenza del coupon, se non riesce a prenotare) dall’esercente e chiede il rimborso. In questo senso, Groupon deve migliorare molto le fasi di pre-vendita, con accordi chiari che non mettano in difficoltà (facendoli poi fuggire) gli esercenti, e di post-vendita, assistendo la transazione da ambo i lati. Un cliente insoddisfatto è un ex-cliente!
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