Geert Lovink: i social sono nemici di Internet

Il sociologo olandese Geert Lovink è un noto critico della Rete, e negli ultimi dieci anni ha avuto modo di esprimersi più volte, con saggi e altre divulgazioni, contro la “deriva sociale 2.0”. La sua ultima fatica editoriale tradotta nella nostra lingua è “Ossessioni Collettive: critica dei social media”, dove racchiude anni di osservazioni del fenomeno in un testo dove la profonda mutazione del fenomeno Web prende il centro di ogni discorso.

Lovink, che era stato predittore della trasformazione di Internet da rivoluzione di comunicazione a strumento di controllo sociale di massa, nel libro non può che prendere atto della conclusione di questo processo, accelerata da eventi del mondo “reale”, come l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001.

Individualità virtuale – Dietro a tutti questi profili social, si nasconde un legittimo individuo? Secondo Lovink no: schiavi di un narcisismo digitale che ci porta ad esporre parti o la totalità della nostra vita “reale”, ci consegniamo come tanti numeri ai vari walled gardens, perdendo la libertà dell’anonimato e della scelta. Il sociologo si concentra sul fenomeno del “Mi piace” di Facebook, considerata un’enorme trappola per depotenziare la portata rivoluzionaria di Internet: clickare su quel pulsante porta le persone ad un’eterna conformità. Si sceglie sempre all’interno dei nostri gusti, delle nostre cerchie, del nostro mondo, mai la diversità. E il recinto del nostro giardino è sempre più angusto.

La dicotomia Mondo/Web – La Rete non è più legata esclusivamente ad un movimento di nicchia, la massificazione e la centralità l’hanno resa “protagonista” anche di fenomeni politici, come le rivoluzioni nordafricane. In questi casi i movimenti sociali sono riusciti a condizionare strumenti come i social network o il cloud computing che in situazioni ordinarie sono in mano alle grandi corporation proprio per “governare” la società.

Certi eventi straordinari mostrano quindi sia le grandi potenzialità di Internet, quelle intraviste nel decennio pionieristico degli Anni Novanta, sia l’urgenza di uscire da una spirale superficiale e commerciale che finirebbe con lo svuotare di contenuti il Web.

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