La stupidità di Internet

Chi l’ha detto che il cervello umano, una volta maturato, resta immutabile? Non certo Nicholas Carr, noto critico della Rete, che nel suo saggio “Internet ci rende stupidi? Come la Rete sta cambiando il nostro cervello”, partendo da alcuni assunti scientifici ed empirici sulla fisiologia dell’organo fonte del pensiero umano, arriva a teorizzare che il nostro modo di intelligere non sarà più lo stesso proprio grazie ad Internet, definita in questo senso una delle principali rivoluzioni della storia umana assieme alla scrittura e alla stampa.

Carr non è certo un cieco avversatore del digitale, nel saggio racconta puntualmente la propria storia personale come fruitore di tecnologia di consumo, sottolineando come il vero cambiamento sia sopraggiunto con Internet e soprattutto con la sua reincarnazione mobile. Dietro i tanti vantaggi e le innumerevoli comodità introdotte, la Rete ci ha portati inesorabilmente verso un “sovraccarico” d’informazioni, e attraverso una fruibilità dei contenuti più rapida ed immediata.

Nicholas Carr – Internet ci rende stupidi?

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E il nostro cervello? Come quando rimane vittima di un ictus, o come quando si deve riabituare a dei cambiamenti sostanziali all’interno del nostro corpo (un’amputazione, ad esempio), esso si adatta, modifica la propria mappa neurale, ci porta ad assumere approcci differenti. Carr è un buon seguace dello storico guru della comunicazione Marshall McLuhan, smentendo chi ritiene che la tecnologia non c’influenzi, perché si tratta di meri strumenti che dipendono dal nostro utilizzo.

Siamo molto influenzati, invece, come l’autore stesso ha notato sulla propria pelle. Pur essendo uno scrittore, e quindi naturalmente portato a leggere una gran quantità di testi per lavoro e ricerca, Carr afferma di non essere più in grado di sostenere delle lunghe sessioni di lettura, distraendosi ogni due minuti e soprattutto non ricordando più nel dettaglio quanto letto.

Le nuove generazioni non leggeranno più i copiosi capolavori della letteratura come “Guerra e Pace” oppure “I fratelli Karamazov”? Probabile, ma Carr si spinge ad affermare che non esisteranno più neanche i libri nella forma tradizionale, quella sopravvissuta a cinquecento anni di stampa: l’evoluzione ci porterà a fruire di media sempre più trasversali, dove il contenuto scritto sarà intervallato da soluzioni multimediali.

L’atteggiamento di Carr verso quest’evoluzione oscilla tra una lucida analisi del dato di fatto ed una strisciante preoccupazione per l’esito di questi cambiamenti. D’altronde, anche i più ottimisti di Internet non potranno non concordare sui pericoli che attendono dietro l’angolo un uso incauto della tecnologia.

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