Le sfide dell’e-learning

La rivoluzione digitale non può fare a meno di toccare anche il mondo dell’istruzione. Non stiamo parlando soltanto dell’ammodernamento delle organizzazioni istituzionali, ma del modo stesso di apprendere. Internet e le nuove tecnologie offrono opportunità impensabili fino a qualche anno fa, perché liberano da vincoli come spazio e tempo, e semplificano drasticamente l’accesso ed il reperimento delle informazioni.

Come saprete, l’online learning si può dividere in due grosse branche:

  •  Self-learning: si reperiscono autonomamente libri, dispense e ci si forma sul Web,
  • E-learning: si seguono dei corsi online, in video o con dei percorsi formativi organizzati didatticamente su delle piattaforme “ad hoc”

Mentre la prima tipologia prende in considerazione soluzioni più spontanee e non revenue oriented come potrebbe essere una Wikipedia, nel secondo caso si stanno facendo enormi passi in avanti per arrivare a dei business model auto-consistenti e dal futuro roseo.

Una delle nicchie più floride, all’interno delle piattaforme dedicate all’educazione, è quella legata al mondo dell’IT. I corsi dedicati a chi vuole imparare a programmare spuntano un po’ dappertutto, e startup come la pluri-premiata Codecademy sono all’ordine del giorno, sebbene gli obiettivi e le leve di monetizzazione siano quantomeno oscuri o nebulosi.

Mentre in Codecademy il percorso formativo dell’utente è poco interattivo, e viene guidato attraverso delle lezioni preimpostate, la soluzione proposta da Udemy è più one-to-one, in quanto consente allo studente di scegliere tra numerosi corsi, ciascuno preparato da un istruttore più o meno qualificato. I corsi sono per la maggior parte liberi, ma ne esistono poi alcuni a pagamento che costituiscono la vera fonte d’introito per la startup.

Chi sono gli istruttori di Udemy? Persone molto qualificate, come abbiamo già scritto, ma non mancano anche esperti del settore web-marketing che invece di girare la Nazione per fare delle convention durante i weekend, si affidano a questa piattaforma per diffondere il proprio verbo.

Non è per fare i classisti, ma l’idea di Udemy ha solo un possibile punto debole: la qualificazione degli insegnanti e la qualità dei corsi. Anche se siamo nell’era digitale, i cosiddetti “pezzi di carta” contano ancora qualcosa, ed è su questo principio di autorevolezza che è stato costruito Coursera, un’impresa che si fonda su partnership con le università di tutto il mondo per erogare regolari corsi accademici che non abbandonano mai lo studente, intervallati con prove intermedie e revisioni. Coursera ha da poco aggiunto anche corsi in italiano, erogati dall’Università “La Sapienza” di Roma.

I fondatori di Coursera (due professori d’informatica, non a caso) hanno svariate idee per evolvere il loro business model (certificazioni, tutoring, sponsor, ecc…): spero lo facciano e riescano quindi a portare avanti questa lodevole iniziativa, che potrebbe realmente rivoluzionare il settore dell’educazione. In tutto il mondo.

Vuoi ricevere i nuovi post via mail?
I post della settimana, ogni venerdì alle 9, più qualche sporadica lettera.
Rispetteremo la tua privacy.