L’Internet delle cose e la rivoluzione della ricerca

Sappiamo per certo che l’Internet of Things, presto o tardi, arriverà nel nostro mondo, e nulla sarà più come prima. Alcuni aspetti fondativi sono già esistenti, e non fanno altro che fornirci dei presagi (tristi o visionari) di quel che sarà il futuro.

Il numero di device connessi ad Internet aumenta esponenzialmente di giorno in giorno, così come aumenta la varietà degli stessi. Non sono più soltanto PC o periferiche strettamente inerenti l’ambiente informatico. Qualche anno fa è giunta la rivoluzionaria sovrapposizione con la rete mobile, che ha portato smartphone, tablet e presto decine di altri gadget ad avere un IP pubblico. Le automobili iniziano a fare anch’esse capolino nella Rete, presto vi avremo le nostre case, gli elettrodomestici e chissà quant’altro.

Conoscete Shodan? Si tratta di un particolare motore di ricerca, dedicato strettamente a rintracciare indirizzi IP e la tipologia di device e servizi ad esso associati. Si tratta di un search engine libero, che vi permette anche di verificare se un dato router non ha aggiornato di recente il firmware oppure l’antivirus, ed è quindi potenzialmente più esposto ad attacchi hacker. Inquietante, vero? Siamo sempre così prodighi nel proteggere i nostri dispositivi, ma magari non ci curiamo dei punti di snodo della Rete, assai più critici, perché in grado di mettere offline o infettare un gran numero di utenti.

Ma torniamo a noi. Perché questo post ha un titolo del genere? Il motivo è semplice: più device connessi, più dati, MOLTI più dati a disposizione di tutti. E una miriade di notifiche push verso gli utenti (che le abiliteranno, ovvio). che verranno informati di tutto ciò che avverrà loro intorno, di loro interesse.

Avete presente quello che in parte già avviene con il neonato servizio Google Now? Ci viene notificato il tempo di percorrenza per andare in ufficio o tornare a casa, si viene allertati se siamo in ritardo per prendere l’aereo, ci vengono suggeriti locali in zona attinenti i nostri gusti culinari. L’utente non cerca più, il flusso si è invertito, non c’è più richiesta, solo offerta.

Il futuro della ricerca è fondato sulla predizione delle esigenze, e Big G ci sta puntando pesantemente partendo da un vantaggio già notevole, tanto da “rischiare” di diventare una delle pochissime aziende tecnologiche in grado di estendere la propria leadership su più decadi.

E voi cosa ne pensate? Quale sarà il futuro della ricerca?

Vuoi ricevere i nuovi post via mail?
I post della settimana, ogni venerdì alle 9, più qualche sporadica lettera.
Rispetteremo la tua privacy.