Perché continuiamo ancora a leggere molti libri e pochi ebook

E’ l’era digitale, signori. Chi non accetta quest’evidenza, la subirà comunque sulla propria pelle, prima o poi. Perché la dematerializzazione dei media d’intrattenimento rappresenta un trend incontrovertibile, in quanto non manifesta degli oggettivi punti negativi, ma soltanto delle soggettive ed emotive opposizioni al cambiamento.

Accade ed è accaduto in ogni ambito, se fate mente locale. Come non ricordare gli oppositori della locomotiva, nell’ormai remoto Ottocento, che si accanivano nel rimarcare difetti o ingenuità di fabbricazione (superati agilmente con l’esperienza) e che proponevano improbabili testa a testa con gli amati cavalli? In generale, il cambiamento è tanto più difficile quanto un’usanza è sedimentata in una cultura, e i media d’intrattenimento non fanno eccezione.

La musica popolare, da ascolto casalingo è nata nel Novecento (l’invenzione del disco a 78 giri risale in realtà al 1888), quindi possiamo dire che ha da poco compiuto un secolo di vita. Si è trattato di una grande innovazione che, sebbene abbia oramai attraversato numerose generazioni, ha comunque mantenuto la propria aura di “novità”, grazie all’introduzione di nuovi formati: il vinile, la musicassetta, il compact-disc, fino ai più recenti file MP3 con relativi lettori portatili, e la completa digitalizzazione.

Che dire poi del cinema? A partire dal secondo Dopoguerra furono numerosi gli sviluppi per rendere “portatile” la visione di un film, e sfociarono intorno agli anni Settanta in due formati, il Betamax della Sony e il VHS della JVC, che s’impose sulla lunga distanza, per lasciare poi il campo al DVD negli Anni Novanta ed al formato Blue Ray nell’ultimo decennio. La realtà è che i formati fisici sono in larga parte relegati a qualche sorta di collezionismo, mentre la grande maggioranza delle persone preferisce acquistare online e archiviare su media-station, spesso utilizzando servizi di pay-per-view oppure in streaming o su social come YouTube.

Media recenti, che hanno avuto storia breve, che occupano le nostre esistenze da tempo limitato, che non hanno sedimentato in noi un forte legame tra messaggio e strumento per fruirlo. Anche i produttori hanno saputo adeguarsi agli aggiornamenti, consci che un materiale può essere migliorato, che una tecnologia viene superato in un certo numero d’anni (sempre più basso).

Cosa succede se questo trend di dematerializzazione colpisce qualcosa che da secoli ha la stessa forma e costituzione? Le cose cambiano, e non poco. Perché la carta esiste da circa 2000 anni (da poco più di 1000 nel mondo occidentale), il libro stampato da circa 500, grazie a Guttenberg. E’ passato tanto tempo, è difficile abituarsi all’idea che non leggeremo più alla stessa maniera; c’è chi ne ha fatta una battaglia reazionaria, affermando che gli ebook distruggeranno la letteratura.

La verità è che i primi ad essere impreparati a questo cambiamento sono proprio gli editori. Rispetto ai discografici oppure alle case cinematografiche non sono mai stati costretti ad evolversi tecnologicamente, pressati dal mondo dell’IT e dai suoi giovani fruitori. Non hanno dovuto affrontare la pirateria e la salvaguardia del copyright, né stringere accordi con visionari come Steve Jobs per vendere i propri prodotti su iTunes alla commissione più conveniente.

Lo stanno facendo ora, per la prima volta, e sono in difficoltà. E’ vero che un ebook reca con sé molti meno costi di produzione, ma nessuno può permettersi, da un giorno all’altro, di chiudere contratti pluriennali con tipografie, logistica e distribuzione. E poi, lo ripetiamo, perché effettuare una transazione tanto drastica se i dati per il 2011 in Italia parlano di un misero 0,08% sul totale? La gente chiede ancora libri di carta. Eppure la nostra Nazione, crisi o non crisi, è sempre stata una culla felice per i gadget tecnologici, pensate soltanto all’evoluzione dal telefono cellulare, allo smartphone, per finire sull’attuale tablet.

Perché gli ebook reader non sfondano? La teoria dell’abitudine culturale e storica è affascinante e anche parzialmente realistica, ma non basta a spiegare tutto:

  • Una scarsa consistenza numerica di titoli in lingua italiana. Ad oggi dovrebbero essere circa 20000, una goccia nel mare, e non migliora la situazione il ritardato ingresso in Italia del gigante Amazon e del suo store dedicato al Kindle
  • La frammentazione di produttori e di formati. Nonostante il Kindle si stia lentamente imponendo, ne abbiamo almeno 4 significativi: mobi, pdf, epub, persino il classico doc. Anche sui sistemi di protezione anti-pirateria lo scenario è variegato.
  • Scarsa propensione (rispetto al resto d’Europa) dell’italiano medio all’acquisto online, a causa di una complessiva diffidenza rispetto ai metodi di pagamento. Aggiungiamo che le migliori lettrici “tradizionali”, le donne, non trovano corrispondenza nel mercato della lettura digitale, dominato dagli uomini
  • Tassazione parificata a quella di un qualsiasi prodotto digitale, quindi IVA al 21%, mentre su un libro cartaceo, l’imposta è appena del 4%. Questo diminuisce di molto la forbice di prezzo ed il complessivo vantaggio nell’acquisto di un ebook.

Riusciremo a vedere i libri di carta come mero oggetto di collezionismo e arredamento? Difficile dirlo o prevederlo. C’è da dire che il movimento ce la sta mettendo veramente tutta affinché ciò non avvenga.

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  • energia01

    ho acquistato da poco tempo un e-reader. Come strumento nulla da dire: comodo, leggero, ci si legge benissimo. La storia della fascinazione del libro cartaceo é molto sopravvalutata secondo me. Semmai il problema é legato ai cataloghi. Moltissimi libri che vorrei leggere semplicemente non esistono nel mercato italiano digitale. E i lettori esigenti (che sono poi quelli che comprano questi devices), quando vogliono leggere un libro, vogliono quello. Fra l’altro io sono abituato a prendere libri in prestito in una biblioteca fornitissima. In questo caso infatti trovo quasi tutti i titoli che cerco e li posso leggere e restituire senza pagare per il possesso. Questa biblioteca ha anche un catalogo digitale, ma é contenutissimo.
    Esemplifico. Ho letto un libro di prestatomi in cartaceo. Ho deciso di acquistarne il seguito (é una trilogia). Pagando dieci euro posso averlo sul mio e-reader. Tuttavia nella bilbioteca della mia cittá é disponibile una copia in prestito cartacea. La posso avere in circa mezz’ora fra spostamenti e pratiche di prestito. Poiché mi interessa leggere il libro e non possederlo, va da sé che opto per la biblioteca e per il cartaceo. Se la biblioteca avesse avuto anche l’e-book da dare in prestito avrei invece scelto quest’ultimo, visto che potevo averlo con un click e non dovevo muovermi da casa. Ma anche se dieci euro non sono molti, per chi legge libri con alta frequenza, sono comunque soldi risparmiati e spendibili su altri titoli.
    Ovviamente se la biblioteca non avesse avuto il cartaceo o se avessi dovuto superare ostacoli piú grandi (chilometri, tempo, procedimenti burocratici) avrei acquistato il libro, ma ora come ora non solo i cataloghi cartacei sono infinitamente più vasti (ovvio), ma sono anche molto meglio distribuiti.
    L’e-book in Italia per avere successo dovrebbe avere altre condizioni:
    – ogni nuovo libro pubblicato dovrebbe avere la versione digitale. Questo ancora non succede.
    – le case editrici, tutte, anche quelle minori o specialistiche dovrebbero digitalizzare i propri cataloghi.
    A quel punto il libro elettronico sarebbe la norma, visto che é oggettivamente ormai più vantaggioso e comodo del cartaceo. quest’ultimo continua a vincere perché é numericamente piú diffuso.

    • Non dimenticare mai la questione della tassazione, o gli sgravi fiscali appena introdotti dal governo, che NON coprono i libri digitali. Se non ci fosse questa discriminazione, i vantaggi della distribuzione sarebbero tutti per la controparte digitale. Un ebook non va mai esaurito, un ebook è disponibile per il download ovunque.