Più tecnologia, meno buon senso: il futuro digitale secondo Stefano Maruzzi

In questo periodo non si fa altro che parlare di nuovo lifestyle digitale, di tutte le mode tecnologiche che stanno segnando e riempiendo le nostre vite, ma ci siamo mai soffermati per capire che direzione stiamo prendendo, e fino a che punto le nostre esistenze sono influenzate dalla tecnologia? Stefano Maruzzi, una vita nell’IT in ruoli di primaria importanza (Country Director di Microsoft e Google, tra le altre cose),  l’ha fatto a lungo, ed il frutto di queste riflessioni è un piacevole ebook (era impensabile un formato cartaceo) intitolato La fine dell’era del buon senso.

Già dal titolo, Maruzzi indica chiaramente lo scopo della sua opera: l’evoluzione tecnologica è arrivata ad un punto di non ritorno, ovvero si è trasformata da una passione per una nicchia di specialisti in un elemento “mainstream”, presente e compenetrato nella vita di tutti i giorni, con una  portata tale da cambiare numerose nostre abitudini. Il “buon senso” del titolo, quindi, non è più sufficiente a condurci in porto, perché viviamo un’era che è sempre più fondata sulla precisione, la rapidità e la moltitudine delle informazioni. Maruzzi indica tre punti cardinali sui quali si poggia questa sterzata tecnologica : Power of Data, Power of Connectivity e Power of Computing.

Power of Data – Il primo dei fondamenti tecnologici è la capacità assai più elevata, rispetto al passato, di raccogliere dati di qualsiasi genere, e d’immagazzinarli. Sensori, rilevatori, timer, cookie, sonde, contatori: il mondo digitale pullula di strumenti di misura e tracciamento, che permettono di accumulare informazioni su ogni tipo di evento o attività. Le nuove frontiere dello storage consentono infine possibilità di immagazzinamento ed archiviazione di numerosi ordini di grandezza superiori rispetto ad appena qualche anno fa.

Power of Connectivity – A cosa servono tanti dati e informazioni se non possono essere fruibili ovunque? La nuova era digitale sarà popolata da utenti “sempre connessi”, grazie ai progressi nelle reti mobili (presto, su questi teleschermi, avremo reti 4G) e agli interventi infrastrutturali per la “banda larga”. Tutto sarà IP-based nella Internet of Thingsquindi ogni informazione sarà reperibile e trasferibile in qualsiasi parte del globo.

Power of Computing – I dati si collezionano, si scambiano, ma cosa ci si fa? Li si analizza, ovviamente, e si estrapolano fenomeni piuttosto interessanti, in grado di tracciare trend o spiegare cause ed effetti. La potenza di calcolo di un qualsiasi device è aumentata esponenzialmente negli ultimi trent’anni, ma con la rivoluzione mobile il discorso si allarga, perché la maggior parte delle operazioni vengono effettuate server-side, quindi è come si avesse a disposizione un intero data-center.

Siamo tutti Media Companies – Tutto questo ci accompagna in un’era dove anche numerosi valori sociali e culturali cambiano significato: basti pensare al concetto di privacy oppure al contenuto, reso tanto più portatile e “volatile” dall’era digitale tanto da aver trasformato ciascuno di noi in una Media Company, riducendo (o cambiando ruolo) l’intermediazione di entità professionali. Pensate a quando un utente posta una foto su Facebook, o linka un articolo su Twitter: egli sta facendo diffusione (presso la propria audience, grande e piccola che sia) di una notizia o più in generale di un contenuto. Questo è un aspetto assai disruptive che ha sparigliato le carte in tavola, portando molte aziende dei più disparati settori sul Web per comunicare con la propria utenza, bypassando i Media tradizionali.

Lo stile di Maruzzi è divulgativo, molto scorrevole e pieno di esempi pratici che aiutano anche i lettori non “nativi digitali” ad immedesimarsi nei funzionamenti dei nuovi servizi tecnologici che hanno sconvolto le nostre vite, ed all’ineluttabilità di quanto sta avvenendo. Si tratta di un testo da leggere con la coscienza che il modo migliore per affrontare i cambiamenti è sempre quello di comprenderli, affinché il “buon senso” non venga irrimediabilmente perso.

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