Il Net Branding di Riccardo Scandellari

Ho avuto il piacere di leggere l’ultima fatica editoriale di Riccardo Scandellari, a cui ho avuto modo di contribuire con un breve intervento. Durante la lettura mi sono venute in mente alcune domande che ho voluto porre all’autore.

Ciao Riccardo, ci ritroviamo su queste pagine dopo quasi tre anni. All’epoca m’incuriosì la cura che riservavi a LinkedIn, da molti altri professionisti snobbato o comunque usato passivamente. E’ passata un po’ d’acqua sotto i ponti, e hai trovato il tempo di pubblicare ben due libri per Dario Flaccovio Editore, diventando un apripista della collana “Web Book”, con il volume “Fai di te stesso un brand”. Possiamo dire che stavi gettando i semi di quel che poi hai raccolto?

Sono in molti che mi chiedono se avessi pianificato strategicamente tutto e che mi immaginano un lucido calcolatore, in realtà è stato tutto dettato da una buona dose di fortuna e occasioni che non mi sono lasciato sfuggire. Ho iniziato a lavorare nel digitale fin dal 1998, ma solo dal 2012 l’ho fatto curandomi della mia immagine, i risultati sono stati strepitosi.

Se nel primo libro hai usato dei concetti universali di comunicazione applicandoli al mondo digitale dei giorni nostri, in questo “Afferma la tua identità con il Net Branding” arrivi a coniare un termine nuovo di zecca. Perché questa scelta? Possiamo dire che il Net Branding rappresenta le fondamenta su cui è costruito il palazzo del Personal Branding?

Nel primo libro non sono mancate le critiche per l’utilizzo della parola “personal branding”, i puristi del termine hanno rilevato che nel libro ho curato solo di presenza digitale e quindi raccontandone solo una parte. Nel secondo ho voluto raccontare il mio metodo per ottenere rilevanza personale nei contenuti e nel networking, visto che non ho trovato un termine adatto l’ho coniato io.

Tra le pagine del libro lasci trasparire la sensazione che l’efficacia di certe strategie dipenda molto dall’applicazione, dalla costanza e dall’esperienza. Conosco professionisti del marketing dalle indiscutibili competenze tecniche, che ben lavorano dietro le quinte per i propri clienti, ma che poi falliscono nel comunicare se stessi, emergendo con arroganza e sgradevolezza. Quanto conta il carattere su web e social?

Non solo professionisti del marketing, ma qualsiasi tipo di professionista. Sfortunatamente un’abile gestione della propria presenza online non colma le lacune tecniche, ma rende solo visibili e ci lega con possibili clienti e datori di lavoro. Moltissimi professionisti eccellenti non curano questo aspetto con la conseguente riduzione di opportunità lavorative. Ci troviamo in una situazione in cui un abile narratore e curatore di relazioni sarà più efficace del solido e qualificato professionista che snobba la sua comunicazione personale. Anche il carattere aiuta moltissimo nelle relazioni, sia di persona che in quelle digitali.

Sei sempre stato tra i più forti sostenitori della centralità del blog nella strategia di comunicazione online. Ho notato che molti influencer hanno iniziato ad utilizzare Medium per diffondere propri contenuti, addirittura un Big come Jeff Jarvis ci sta pubblicando il suo ultimo libro a puntate. Cosa pensi di questo tipo di piattaforme?

Il blog ora funziona bene e fa ottenere risultati ben superiori a quelli che avremo attraverso la sola comunicazione sui social. Questo non significa che rimarrà così in eterno, tra cinque anni le cose potrebbero cambiare e già ora se ne vedono le avvisaglie. Le piattaforme che danno sia lo strumento che il pubblico potrebbero scalzare il blog di proprietà.

Leggendo la tua ultima fatica, mi è venuto in mente che, oltre ai vari e validi consigli tecnici che vengono dispensati da te e dai contributori, questo testo rappresenti un po’ una sorta di “maturità” del movimento web italiano. La contestualizzazione è importante, non tutto quel che funziona o è valido altrove, lo è anche da noi. I tempi sono pronti per una via nostrana, affrancata dai guru internazionali?

Ho notato anche io questo (per ora debole) cambio di direzione. Sarò di parte ma lo vedo soprattutto con i libri del mio editore, in cui non viene richiesto di fare un progetto e trovare un pubblico al proprio libro, ma si viene lasciati liberi di esprimersi. Se lasciati liberi gli autori oseranno con idee e titoli più orientati alla loro predisposizione personale che verso il mercato.

Ringrazio ancora Riccardo per la disponibilità. Trovo che la sua nuova opera sia decisamente più personale e matura della precedente, narrata con il garbo e l’equilibrio che lo contraddistinguono rispetto ad altri comunicatori più “urlanti”, e che rappresenti un testo da leggere per chi ha la passione della comunicazione digitale e per chi vuole magari renderla un mestiere piacevole e redditizio.

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