Richard Stallman e l’utopia del free software

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Lo scorso 16 Marzo Richard M. Stallman (noto come “rms” nella hacker community) ha compiuto 60 anni. Non sono in molti quelli che se ne sono accorti, d’altronde è un po’ di tempo che la sua figura si è defilata all’interno del movimento informatico, auto-relegandosi ad un ruolo rappresentativo di guru e attivista.

Il suo stile di vita, il modo di pensare privo di compromessi ed un approccio fin troppo ruvido e schietto gli hanno fatto un po’ di “terra bruciata” attorno, ma i meriti di Stallman nella storia del software development sono innegabili, anche se spesso vengono oscurati da un’intransigenza sfociata nell’inattuabilità.

L’epopea del Free Software – Laureatosi ad Harvard, Stallman passò gli anni ’70 al MIT per un dottorato di ricerca in fisica, che presto abbandonò a favore della programmazione, che egli coltivava parallelamente da tempo come hacker. Quel ruolo iniziò a stargli stretto quando, sul finire del decennio, i produttori degli elaboratori smisero di distribuire il codice sorgente per programmare i propri prodotti, per paura di favorire i concorrenti.

Era l’inizio dell’era del copyright, il diritto d’autore applicato al software, che Stallman avrebbe combattuto per tutto il resto della sua vita. Egli era un fiero oppositore della programmazione “chiusa”, ovvero di tutte quelle applicazioni o sistemi operativi “proprietari”, che possono essere letti e modificati dai soli developer team che li hanno distribuiti.

Software libero pensiero libero, di Richard Stallman.

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Il coder riversò tutte le sue idee e prese di posizione nello GNU Project, fondato nel 1983, un anno prima di dimettersi dal MIT. Lo scopo di questa comunità di programmatori era quello di realizzare un intero sistema operativo free, d’altronde il nome stesso era derivato da un acronimo ricorsivo “GNU’s Not Unix”, proprio per differenziarsi da un sistema a cui somigliava strutturalmente, ma non nella modalità di distribuzione.

Alcune delle più importanti introduzioni collaterali al progetto furono di natura filosofica e giuridica. Nel 1985 Stallman redasse lo GNU Manifesto, nel quale spiegava le sua motivazioni che aveva avuto nel decidere di realizzare lo GNU; in seguito fondò la Free Software Foundation, tuttora esistente, con la quale iniziò a reclutare giovani programmatori che la pensavano come lui. La FSF si finanzia essenzialmente con il supporto tecnico che questi professionisti forniscono agli utilizzatori del loro software.

La più importante novità prodotta da Stallman fu però il concetto di copyleft, un modo per proteggere legalmente il free software, permettendone la diffusione e modifica, ma non la commercializzazione da parte di terze parti; tutti i derivati di software rilasciati secondo GPL (General Purpose License) devono essere a loro volta rilasciati con la stessa licenza.

La diatriba con Torvalds e le distanze dall’open-source – Alla fine degli anni Ottanta, la maggior parte dell’ambiente GNU era pronta (Stallman aveva contribuito con delle componenti-chiave come il compilatore GCC, il debugger gdb ed un editor di testo Emacs), tuttavia mancava la cosa più cruciale: il kernel. Le versioni rilasciate all’epoca (GNU Hurd) non erano mature e stabili per garantirne la diffusione.

La creazione di un kernel stabile riuscì invece a Linus Torvalds, studente finlandese, che nel 1991, utilizzando i tool di sviluppo di Stallman realizzò il famoso sistema operativo denominato Linux. Finalmente i PC potevano avere un OS libero, non schiavo delle logiche di mercato di Microsoft o Apple.

Tuttavia, le convergenze tra Stallman e Torvalds finirono lì: il secondo professava una distribuzione del software differente, che garantiva sia di avere i sorgenti del codice a pubblica disposizione, ma anche che chi modificava e migliorava le applicazioni fosse poi libero di distribuirle con una propria licenza, anche commercialmente.

Era nato l’open source, di cui Linux e altri progetti (Apache, ad esempio) divennero porta-bandiera,  e da cui Stallman prese le distanze, indispettito sia dal fatto che l’importanza di GNU nella nascita del sistema operativo venisse sottaciuta (lui ha continuato sempre a chiamarlo GNU/Linux), sia per il fatto che la maggior parte delle attuali distribuzioni presentasse numeroso software non libero al proprio interno.

Le dure prese di posizione contro Jobs e il copyright – E’ chiaro che se nei confronti dell’open-source si trattava “solo” di distinguere le differenze (molti ancora li confondono), le crociate di Stallman contro il software chiuso e a pagamento hanno raggiunto picchi di stampo estremo. E’ passato alla storia il suo commento sulla morte di Steve Jobs, da sempre un simbolo di quel mondo per lui ostile e contrario alla libertà che egli ricerca nel software:

« Steve Jobs, il pioniere del computer inteso come prigione resa cool, progettato per separare gli stupidi dalla loro libertà, è morto. Come il sindaco di Chicago Harold Washington disse del corrotto precedente sindaco Daley: “Non sono felice che sia morto, ma sono felice che se ne sia andato”. Nessuno merita di dover morire – né Jobs, né il Sig. Bill, né persone colpevoli di mali peggiori dei loro. Ma tutti ci meritiamo la fine dell’influenza maligna di Jobs sul computing. Purtroppo, quell’influenza continua nonostante la sua assenza. Possiamo solo sperare che i suoi successori, nel proseguirne l’eredità, siano meno efficaci. »

Un idealismo dai risultati poco visibili – Giunto ad un traguardo importante come quello dei sessant’anni, Stallman persiste nelle sue idee visionarie, nonostante i fatti non gli diano molta ragione, basti osservare questo grafico riguardante i sistemi operativi più utilizzati sui PC Desktop:

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Oltretutto, il concetto di free software è stato superato da quello di open-source, che sarà più “pratico” e meno libero, ma consente un ottimo approccio al ciclo di sviluppo del codice, e produce risultati eccellenti e commerciabili, come il già citato Android, attualmente il sistema operativo più diffuso sugli smartphone.

Il free software ha dato il via a tutto ciò, ma si è arenato su problemi di stabilità ed affidabilità di progetti ampi come i sistemi operativi (magari completati in tempi biblici). Stallman non lo ammetterà mai, neanche nei prossimi sessant’anni.

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