Tecnologia, la top ten dei fallimenti del 2012

Arriva la fine dell’anno, e come al solito si tirano bilanci su come questi dodici mesi si sono svolti, in ogni ambito. Top e flop, sono queste le classifiche che saltano all’occhio, e anche la tecnologia non fa sconti, quando si tratta di eleggere successi e fallimenti. In questo post vogliamo condividere con voi quelli che reputiamo essere i peggiori insuccessi, commerciali, d’immagine e di prodotto, dell’anno, in un rigoroso countdown.

11. Google Nexus Q

Anche dalle parti di Mountain View a volte prendono delle cantonate, e questo Nexus Q, uno streaming media player lanciato a fine giugno sul Play Store, con il suo prezzo di 299 dollari (la Apple TV ne costa appena 99), sembrava già destinato al fallimento. Non è un caso se Google l’ha tolta dallo store dopo appena un mese, risarcendo chi aveva avuto la malaugurata idea di acquistarlo. La ragione ufficiale è stata un “per renderlo migliore”, aspetteremo…

10. BlackBerry 10

Qui stiamo parlando di qualcosa che ancora deve essere rilasciato sul mercato. Il fallimento è proprio quello, se è vero che il nuovo OS di RIM, dopo tanti tentennamenti, vedrà la luce nel prossimo mese di gennaio. Perdendo quindi il fondamentale treno degli acquisti natalizi. E nella situazione in cui versa l’azienda canadese (della quale parlammo già ad inizio anno) non ci sembra una gran mossa…

9. La falsa laurea di Scott Thompson

Dalle parti di Yahoo! non se la passano bene da un bel pezzo, tanto da cambiare CEO come si buttano i fazzoletti di carta. L’ultimo silurato in ordine di tempo è stato Scott Thompson, travolto da uno scandalo sul quale forse dalle nostre parti sarebbero passati sopra:  ha inserito nel proprio CV una inesistente laurea in scienze informatiche. Non si tratta di un problema di competenze o requisiti, ma di trasparenza, che ovviamente fuori dall’Italia è un tema molto importante. Tanto da far licenziare in tronco un amministratore delegato…

8. Le password rubate di Linkedin

Gli attacchi degli hacker alle basi-utenti dei social network sono quasi all’ordine del giorno, ma quello avvenuto nei confronti di Linkedin è stato piuttosto consistente (più di 6 milioni di credenziali “rubate”) e soprattutto è stato gestito in malo modo, a livello comunicativo, dalla piattaforma professionale.

7. Il calo di Apple in borsa

Chi l’avrebbe mai detto? L’azienda numero 1 del comparto tecnologico, best-seller a livello globale, da qualche mese sta perdendo punti nelle quotazioni in Borsa. Non sono bastati i successi dell’iPhone 5 e dell’iPad Mini, negli ultimi 3 mesi il titolo ha perso ben il 25% del suo valore. Erano troppi i 700 e passa dollari di settembre? O ci si attendeva qualcosa di più, in termini innovativi, dagli ultimi prodotti? La consuetudine all’eccellenza non paga…

6. Samsung vs Apple

Il 2012 è stato anche l’anno della querelle tra Samsung e Apple per smartphone e tablet. L’azienda di Cupertino ha citato in giudizio la multinazionale coreana davanti a vari tribunali con l’accusa di plagio del design e delle funzionalità dei suoi device, e in California ha ottenuto una sentenza di risarcimento del valore di un miliardo di dollari. Sebbene non sembri rappresentare un problema operativo per Samsung, la sentenza ha moralmente sancito che i coreani hanno copiato Apple. Non il massimo, a livello d’immagine…

5. Oracle vs Google

In un settore sempre più caratterizzato da guerre giudiziarie su brevetti e copyright, ha suscitato scalpore il tentativo da parte di Oracle di farsi pagare licenze Java da parte di Google per l’utilizzo che ne fanno delle API su Android. La sentenza negativa per il gigante dei database è stata vista sia con sollievo da parte degli addetti ai lavori della comunità Android (le licenze avrebbero innalzato i costi per pubblicare e rilasciare applicazioni), sia come un’altra brutta figura per Larry Ellison e soci, già più volte accusati di aver trasformato il gioiello Java in un ambiente pieno di bug e bachi di sicurezza.

4. La finta demo della Nokia

La Nokia punta molto sul suo nuovo smartphone, il Lumia 920, dotato di OS Windows Phone 8, per risalire la china dopo aver perso la leadership che deteneva ai tempi dell’era cellulare. Ci crede così tanto da far girare un filmato di dimostrazione delle caratteristiche della videocamera del device (in particolare del suo sistema OIS di stabilizzazione dell’immagine), peccato che il filmato sia un falso, in quanto girato da una normale videocamera e non usando lo smartphone.

C’è molta differenza nella resa? Forse no, ma anche in questo caso l’assenza di trasparenza rappresenta un danno d’immagine notevole.

3. Volunia

Ora si entra nel podio dei campioni. Presentato ad inizio anno come “la risposta italiana a Google”, forte della figura carismatica dell’accademico Massimo Marchiori, Volunia è stato un flop fin dalla conferenza stampa. Quel che doveva essere un modo nuovo di approcciare alla web-search ci ha ricatapultati indietro di 15 anni (i frame?), e ha sempre dato l’impressione di essere un (mal riuscito) esperimento universitario più che un prodotto con del potenziale di mercato.

2. Apple Maps

Nella sua strategia di progressivo distacco dai servizi di Google, Apple ha deciso di lanciare un servizio proprietario di Maps contenuto in iOS 6. Peccato che, al di fuori degli USA, l’accuratezza del servizio di localizzazione sia decisamente pessima. Una figura barbina per Tim Cook, costretto a scrivere una lettera di scuse ai propri utenti, arrivando addirittura a consigliare, nell’attesa di patch migliorative, l’utilizzo dei servizi di Big G e Nokia. Non è un caso che dopo questo clamoroso fail, abbastanza inusuale dalle parti di Cupertino, siano fioccati licenziamenti in ruoli-chiave.

1. La IPO di Facebook

Non potevamo non incoronare l’entrata in Borsa di Facebook come il top fail dell’anno. Aldilà della recente ripresa del titolo, il riconoscimento vuole “premiare” l’errore di valutazione di partire da un prezzo alto (38 dollari per azione) per raggiungere la simbolica quota di 100 miliardi di dollari, la prima deludente giornata, l’inesorabile discesa estiva. Se c’è una cosa che Mark Zuckerberg ha imparato è che un “semplice” social network, anche il più grande del mondo, non garantisce la solidità di un’azienda. E siamo certi che il 2013 vedrà numerose sorprese, in tal senso…

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