Star Wars 7, spiegato bene (spero)

“Star Wars – Il Risveglio della Forza” è tra noi, da qualche giorno. L’attesa, durata alcuni anni, è stata spasmodica e ha attraversato tutti i media contemplabili. Abbiamo già visto come molti brand, alcuni anche insospettabili, abbiano cavalcato questo irresistibile hype per i propri interessi (leggi: advertising e posizionamento). Eppure l’arrivo nei migliori cinema del settimo episodio della saga creata da George Lucas sembra giustificare gli entusiasmi, anche le isterie e i flame sui social. Dopotutto, è Star Wars.

Perché è (ancora) tanto importante Star Wars, assieme a tutto il suo indotto? Perché in un’epoca in cui scarseggiano script originali ed efficaci, paradossalmente è proprio questo franchise, il primo nella storia del cinema ad essere stato poi declinato in moltitudini di contenuti d’intrattenimento, a manifestare ancora potenzialità inespresse, ad avere sviluppi plausibili. Star Wars è il padre di tutte le saghe cinematografiche, ed è la più famosa (e redditizia) di sempre.

Ma Star Wars è anche una religione. E’ un oggetto che va maneggiato con cura, non puoi permetterti qualsiasi libertà creativa. Spesso ha rappresentato, per chi l’ha realizzato, un’esperienza totalizzante. Star Wars ha bruciato carriere professionali, basta chiedere a Mark Hamill, Carrie Fisher o al piccolo Jake Lloyd, attori (e persone) rimasti prigionieri del loro ruolo. Lo stesso George Lucas, un mito vivente, è stato duramente criticato per la trilogia prequel, quella uscita tra il 1999 e il 2005. Jar Jar Binks, i midichlorian, tutti aspetti che sono divenuti oggetto di scherno, al punto che per molti fan storici quella trilogia non è mai esistita. “Non è Star Wars” fu la sintesi dell’accusa. In realtà, aldilà dei (numerosi) difetti e delle scelte (discutibili) di Lucas, quella trilogia partiva svantaggiata per almeno un paio di motivi:

  • Era un prequel, quindi aveva una conclusione già scritta e nota, (la trasformazione di Anakin Skywalker in Darth Vader, la nascita dell’Impero)
  • Lucas gli aveva assegnato il compito di “spiegare” molto dell’Universo di Star Wars, tutti i passaggi che erano stati omessi o appena accennati nella Trilogia Originale

Questi due fattori hanno contributo a rendere le pellicole piuttosto farraginose e poco godibili. Nel frattempo (2012), la Disney ha acquisito la Lucasfilm; si è trattato di un passaggio-chiave, perché se è vero che Lucas stava già lavorando alla nuova trilogia, è altrettanto vero che il passaggio di proprietà lo ha in pratica esautorato di ogni incarico relativo a Star Wars. Anche le idee che aveva già messo insieme sono state scartate.

Per iniziare questa nuova trilogia, la Disney si è dunque affidata a JJ Abrams, regista di successo, già autore di un apprezzato reboot per Star Trek (2009), una saga storica ma comunque meno popolare e dogmatica di Star Wars. Il compito, e la sfida, di Abrams era triplice:

  1. rinnovare la saga
  2. conquistare il pubblico giovane e digiuno di Star Wars
  3. non deludere i fan storici

Per ottenere questo risultato, Abrams è stato affiancato dallo storico sceneggiatore Lawrence Kasdan, che aveva già firmato il quinto episodio, il leggendario L’Impero colpisce ancora, da molti considerato il miglior capitolo della saga.

Dopo questa lunga introduzione alla recensione, finalmente possiamo calarci all’interno del settimo episodio, il primo della nuova trilogia. Prima di iniziare, metterò in chiaro un paio di aspetti: ho visto tutti e sei i film della saga, quelli più recenti al cinema, ma non posso considerarmi un fan. Non ho mai toccato nulla del cosiddetto Universo Espanso, non possiedo una spada laser, non sono un nerd pur capendone le citazioni e facendo parte di quella generazione descritta da Big Bang Theory.

Il mio interesse è capire se Star Wars 7 è un film di qualità, e se Abrams ha portato a termine la missione affidatagli.

Star Wars 7 – Recensione

Cos’è Star Wars 7

Fin dalle prime visioni, molti critici, appassionati, addetti ai lavori, si sono sforzati di definire la natura di questo prodotto, di incastonarlo in alcune delle categorie più ricorrenti di quest’epoca in cui nulla viene girato per caso, e in cui tutto si riferisce a qualcos’altro. La maggior parte delle recensioni che ho letto si è direzionata a definire l’opera di Abrams come un reboot/remake del primo capitolo della Trilogia Originale. Tra i pochi che si sono schierati contro questa idea, segnalo i ragazzi di Bad Taste.

Qual è la mia opinione in proposito? Tecnicamente, Star Wars 7 non è né un reboot, né un remake di Una Nuova Speranza.

Un reboot è un prodotto che reinizia una saga, con la totale o parziale riscrittura degli eventi narrati. Di solito i protagonisti restano più o meno gli stessi, ma molte condizioni al contorno variano, magari per piacere a un nuovo pubblico. Il reboot viene usato spesso per le saghe Marvel, ed è stato utilizzato proprio da Abrams per Star Trek.

Un remake è un prodotto che segna il rifacimento di un’opera, in maniera più o meno fedele all’originale. Se a livello di trama un remake è più vincolato di un reboot, può esserlo meno a livello di ambientazione.

Star Wars 7 presenta degli eventi che avvengono circa trent’anni dopo la battaglia di Endor, narrata nel finale de Il Ritorno dello Jedi, ha protagonisti differenti, sulla carta ha tutto per essere considerato un puro sequel. Eppure non lo è in toto, perché presenta dei tratti che fanno effettivamente pensare a un reboot/remake. Chiamatelo requel, se volete, nei paragrafi seguenti vi sarà più chiaro cosa intendo. Ora, però, devo mettere un avviso.

SPOILER ALERT

Finora sono stato bravo, sono andato avanti per quasi mille parole senza spoilerare nulla. Per esprimermi in maniera più dettagliata ho però bisogno di sezionare molti, se non tutti, gli aspetti della trama. Pertanto, se non avete già visto il film e non desiderate guastarvi la sorpresa, non proseguite oltre.

L’andamento del film

JJ Abrams ha costruito una pellicola veloce, molto veloce, senza alcun punto morto. Le due ore e un quarto di Star Wars 7 scorrono fluidamente, indubbiamente intrattengono lo spettatore, che non ha quasi il tempo di pensare alla scena precedente. Essendo uno di quelli che i vecchi film li ha visti tutti, ho apprezzato particolarmente i primi 45 minuti. Sono quelli in cui Abrams, secondo me, ci mette più di suo. In fondo si tratta di un sequel, di una storia nuova, e la presentazione dei tre (quattro) nuovi protagonisti è quanto di più importante (per chi lo gira) ed eccitante (per chi lo vede): una giovane ragazza che vive vendendo rottami, un assaltatore pentito, un audace pilota della Resistenza, un misterioso, ignoto e crudele generale del Primo Ordine. Ciascuno ha la sua fetta di spazio, ciascuno ha una caratterizzazione interessante. Fino al momento in cui iniziano a palesarsi, innumerevoli, i richiami alla Trilogia originale.

I richiami alla Trilogia

Che Abrams fosse un amante delle citazioni lo sapevamo già (ricordate Super 8?), eravamo a conoscenza anche della sua passione da fan per Star Wars. Ecco, Il risveglio della Forza ha veramente molto in comune con la trilogia classica, al punto da mettere insieme gran parte della trama del film del 1977 (Una nuova speranza). Abbiamo infatti:

  • Un droide che è ricercato dai tipi dell’Impero Primo Ordine perché in possesso di informazioni vitali
  • Una ragazza disadattata che vive su un pianeta pressoché desertico e che ha un passato famigliare oscuro
  • Un bar pieno di loschi figuri e contrabbandieri dove è meglio non fissare nessuno negli occhi
  • Un’enorme base nemica dotata di un’arma mortale in grado di distruggere interi pianeti
  • Una missione per mettere fuori uso questa base, che comprende due fasi: una a terra per disattivare gli scudi, una volante tramite i caccia X-Wing (non Ala-X, vi prego) per penetrarla e farla esplodere dall’interno

E così via, ce ne sono decine. Insomma, per chi ha già visto la sensazione di già visto è forte e imprescindibile. Da quando entrano in scena Han Solo e Chewbacca, poi, il richiamo diventa fan service. Diciamo la verità, Harrison Ford era il miglior attore della trilogia classica, l’unico che, non a caso, si è poi costruito una carriera con i fiocchi. Il suo personaggio carismatico gigioneggia per la scena, “rubandola” per un bel po’ ai nuovi protagonisti. E’ Han Solo, è un mito! Il (previsto) passaggio del testimone avviene, ma solo nel finale. Questo non significa che quanto si vede sullo schermo sia sgradevole, anzi. Abrams azzecca quasi tutto.

Le scelte stilistiche

La trilogia prequel fu molto criticata anche per un uso smodato della CGI. Abrams, oltre a “dimenticarla” del tutto a livello narrativo, ha deciso di rifarsi visivamente agli scenari di episodio IV, V e VI. Più avventura, meno palazzi improbabili. Meno effetti speciali, più location reali. Un utilizzo intelligente degli strumenti a disposizione, ben calibrato, al punto da far sembrare quasi “piccolo” questo Universo in cui i personaggi di Star Wars 7 si muovono.

Le scene di battaglia sono epiche e visivamente appaganti, le musiche del longevo (ma non bollito) John Williams sono sempre all’altezza. Insomma, Il Risveglio della Forza E’ Star Wars. Anche se la Forza non è più quella che ricordavamo.

La Forza

Pur comparendo nel titolo, infatti, la Forza assume un significato meno profondo di quello che avevamo appreso dagli insegnamenti di Obi Wan e Yoda al giovane Luke Skywalker. Sembra più qualcosa di simile al talento, all’intuito, alla forza di volontà. Un interruttore che si accende quando necessario.

La giovane Rey, l’unica (finora) a mostrare segni di questo potere tra i “buoni”, è quasi costretta dagli eventi a fare passi da gigante da sola. Sono lontani i tempi in cui Luke doveva sudarsela a suon di durissimi allenamenti psico-fisici. Va detto che il film scorre senza che alcun maestro Jedi faccia la sua comparsa per insegnarle qualcosa. Anzi, l’obiettivo di tutti (buoni e cattivi) è proprio il ritrovamento dell’ultimo superstite, lo stesso Luke Skywalker. E quando questo avviene, sappiamo già un mucchio di cose.

Le rivelazioni

Alla fine di Episodio IV, nel 1977, sapevamo ancora poco. Non sapevamo che Luke era il figlio di Vader, non sapevamo che era il fratello della principessa Leia, padre e figlio non si erano ancora scontrati a suon di spade laser, non avevamo ancora visto il volto sotto il casco nero, non avevamo ancora fatta la conoscenza dell’Imperatore.

Abrams si è già giocato una buona fetta di sorprese, invece, lasciando la patata bollente di gestirle a chi girerà gli altri due episodi. Sappiamo che Kylo Ren non è altri che Ben, figlio di Han Solo e Leia, che ha deluso il suo maestro Luke. Vediamo anche il suo volto sotto il casco, che è quello di un normale ragazzo che vive nell’ombra del mito del nonno. Facciamo la conoscenza del Leader Supremo Snoke, il nuovo mega villain, dalle enormi dimensioni. E vogliamo parlare di Rey? Sarà molto difficile non farla passare per l’ennesima erede della famiglia Skywalker.

La saga famigliare

Diciamola tutta, è difficile (e rischioso) scindere Star Wars dall’essere una saga famigliare incentrata sugli Skywalker. Ci è riuscita, con buoni esiti, la serie TV Star Wars Rebels, ma al cinema è tutta un’altra storia.

Ecco allora il ritorno del conflittuale rapporto padre-figlio (Han Solo-Kylo Ren), con l’aggiunta di un nonno ingombrante (Darth Vader-Anakin Skywalker) e di uno zio esigente e scomparso (Luke Skywalker). E se Rey e Ren fossero cugini, come ormai la maggior parte di Internet presume? E se fossero addirittura fratelli?

Lo scenario politico

Memore delle critiche di eccessiva complessità rivolte alla trilogia prequel, Abrams ha deciso di adottare un approccio keep it simple alla situazione degli schieramenti in lotta. Avevamo lasciato l’Episodio VI con la grande vittoria dell’Alleanza sull’Impero, riprendiamo con lo scontro tra il Primo Ordine e la Resistenza.

Il Primo Ordine assomiglia molto all’Impero Galattico, soldati e generali sono vestiti uguali, tutto farebbe pensare a un gruppo di lealisti nato dopo Endor, ma sicuramente ne scopriremo di più nei prossimi episodi. Anche la Resistenza appare identica all’Alleanza, come se Abrams ci volesse suggerire che certe dinamiche sono sempre valide, e come tutto si riduca, alla fin fine, allo scontro tra dittatura e ribelli, e all’equilibrio tra Bene e Male.

Personaggi, vecchi e nuovi

star wars 7 recensioneRey (Daisy Ridley)

E’ la nuova protagonista, e in lei la Forza scorre potente, tanto da farci sospettare una sua più che probabile parentela con gli Skywalker. In questo primo episodio non viene ancora addestrata da Jedi, ma Han Solo le fa da mentore, e raccoglierà il suo testimone come pilota del Millennium Falcon. Anche se nella trilogia prequel abbiamo già visto delle donne Jedi, il personaggio di Rey deve molto al successo di prodotti come Hunger Games.

star wars 7 recensioneFinn (John Boyega)

Ho apprezzato molto il voler dare vita a un personaggio ribelle dell’esercito imperiale del Primo Ordine. Fino a questo momento gli stormtrooper, cloni o meno che fossero, non erano stati approfonditi nelle versioni cinematografiche. Probabilmente Finn erediterà l’aspetto più comico di Han Solo, e coltiverà un rapporto di amicizia-amore nei confronti di Rey. Ha già fatto storcere il naso a qualche purista per aver impugnato e usato una spada laser. Il casting di un attore di colore per il ruolo non è casuale, e fa parte dell’approccio politically correct di Disney, una risposta alla accuse di razzismo che sono state spesso rivolte a George Lucas.

star wars 7 recensionePoe Dameron (Oscar Isaac)

Finalmente, dopo il comunque leggendario comprimario Wedge Antilles avremo un pilota puro protagonista in Star Wars? Lo scopriremo nei prossimi episodi, perché il buon Poe “sparisce” dalla scena, non a caso, per tutta la durata sullo schermo di Han Solo, per rifare capolino durante l’assalto finale alla base Starkiller. Probabilmente ne erediterà la faccia da schiaffi e le battute da action-movie, oltre a uno spazio nel triangolo amoroso con Finn e Rey.

star wars 7 recensioneKylo Ren (Adam Driver)

Personaggio estremamente complesso. Kylo Ren sembra una rappresentazione dei trentenni millennials, della loro sensazione di inadeguatezza, del loro conflitto interiore, del loro essere un po’ nerd, un po’ bamboccioni. Vive nel mito del “nonno” Darth Vader, al punto dal portare un casco pur non avendone bisogno. E’ estremamente instabile, reagisce ad ogni fallimento distruggendo tutto con la sua spada laser fiammeggiante, ma non riesce ancora ad incutere il terrore del predecessore, neanche tra i suoi sottoposti. Vive ancora al confine tra il Lato Chiaro e il Lato Oscuro, il parricidio sembra averlo ormai portato totalmente dalla parte del Male, l’addestramento di Snoke farà il resto.

Leader Supremo Snoke (Andy Serkis)

Non ne sappiamo molto di lui, ma sembra veramente gigantesco e impressionante. Un degno erede per Palpatine. Sarà anche lui un Sith (termine usato nella trilogia prequel e mai citato in questo episodio)?

Generale Hux (Domhnall Gleeson)

Qualcuno ha detto Moff Tarkin? E’ un militare nazi-style, e il suo rapporto con Kylo Ren è molto simile a quello tra Tarkin e Vader in Una nuova speranza. Almeno non fa la stessa (prematura) fine. Lo vedremo ancora in Episodio VIII.

star wars 7 recensioneCaptain Phasma (Gwendoline Christie)

Un personaggio nuovo e atteso, anch’esso donna, che però viene mostrato pochissimo, e non fa una gran figura. Pare sopravvissuta e confermata per il prossimo film.

Han Solo (Harrison Ford)star wars 7 recensione

Il buon Harrison ancora li porta tutti a scuola. Sicuramente il migliore (a parte Chewie) del vecchio cast, si ritaglia una fetta consistente del copione. Il suo passaggio del testimone con Rey è evidente, la sua morte per mano del figlio Kylo Ren annunciata, ma il momento della drammatica dipartita resta comunque tristissimo. Finalmente può liberarsi di un ruolo che non ha mai veramente amato.

star wars 7 recensioneGenerale Leia (Carrie Fisher)

Non ha mai saputo veramente recitare, e trent’anni di eccessi non l’hanno di certo aiutata. L’avevamo lasciata come membro-chiave dell’Alleanza, la ritroviamo a capo della Resistenza. Il suo ruolo nel film è comunque, e giustamente, limitatissimo. I dialoghi alla “Come eravamo” con Ford sono i momenti più stucchevoli del film, veniamo a conoscenza del fatto che lei ha cresciuto (male) il figlio e poi manda il padre a morire per cercare di farlo rinsavire. Purtroppo ce la ritroveremo ancora tra i piedi.

star wars 7 recensioneLuke Skywalker (Mark Hamill)

Compare per una manciata di secondi nel finale, non dice una battuta, anche se qualcuno ha notato come dimostri di non aver ancora imparato a recitare. Il prossimo Episodio dovrebbe vederlo con un ruolo più corposo, probabilmente come Maestro Jedi di Rey.

Conclusioni

Tornando agli obiettivi di Abrams, possiamo confermare che il regista li abbia raggiunti tutti e tre con successo. Il Risveglio della Forza è un ottimo prodotto che probabilmente non brilla per originalità, ma che ha il merito di non snaturare l’Universo di riferimento in favore di protagonismo autorale, e di aprire la pista per nuovi sviluppi probabilmente più distanti dalla Trilogia Classica.

Abrams ha azzeccato tutti i nuovi protagonisti, creando dei personaggi non fotocopia dei vecchi, ha deliziato con chicche e citazioni i fan storici, infine ha realizzato un film senza (grandi) pecche nella trama e nelle scelte narrative. Va apprezzata l’onestà intellettuale di chi, in un certo senso, ha ammesso che non si può uscire da un certo tipo di narrazione e d’intrecci, senza tradire Star Wars. Chi ha detto che si tratta di un prodotto “senza anima”, dimentica come sia impossibile cancellare la Storia. E la Storia ci dice che se adesso ci troviamo nell’età dei sequel, lo dobbiamo anche (se non soprattutto) a George Lucas.

Altre recensioni interessanti su Star Wars 7

Vuoi ricevere i nuovi post via mail?
I post della settimana, ogni venerdì alle 9, più qualche sporadica lettera.
Rispetteremo la tua privacy.