Tre motivi per cui i tablet Android non stanno ancora dominando il mercato

Gli ultimi dati pubblicati nei report trimestrali parlano chiaro: sebbene sia in crescita, la quota di mercato dei tablet Android è ancora nettamente inferiore al 50%, in un settore dominato dal sistema operativo iOS installato sui device iPad di Apple. Si tratta di un risultato che è in controtendenza a quanto accade nel settore smartphone, che vede il prodotto di Google come OS di punta del mercato, avendo negli ultimi due anni dapprima superato e poi distanziato il rivale iPhone.

Tra tutti i modelli, il Kindle Fire di Amazon è quello che domina la classifica “interna”, con oltre il 53%: si tratta di un risultato che non stupisce troppo, dato il background di forza-vendita che il gigante di Jeff Bezos è in grado di mettere in campo e che può renderlo competitivo con qualsiasi prodotto. Quel che sorprende, invece, è che i restanti manufacturer, compresi dei big come Samsung, da soli non vadano oltre il 5% di quota di mercato, un chiaro segnale di frammentazione ed incapacità individuale di incidere nel mercato.

Quali possono essere le ragioni di un simile “rallentamento” nella rincorsa che invece si è risolta positivamente per gli smartphone e che avrebbe quindi potuto sfruttarne la “spinta”? Possiamo individuarne almeno tre grandi categorie: pubblicità, frammentazione, mercato delle app.

Poca visibilità – Diciamoci la verità, quanti spot o advertising su old e new media state osservando in giro, riguardanti i tablet Android? Pochi, pochissimi, se paragonati a quelli dell’iPad. La verità è che i vari produttori hanno una pletora di prodotti da promuovere, mentre la Apple, seguendo la politica segnata dal ritorno di Steve Jobs, punta su 4-5 prodotti e li “spinge” a dismisura. Con ottimi risultati, dato che nell’immaginario collettivo l’iPad è IL tablet.

Eccesso di versioni e dimensioni – Non c’è niente da fare: sebbene possa essere un vantaggio nell’ottica di un’offerta variegata, soprattutto a livello di prezzi, la moltitudine di versioni e dimensioni di tablet proposti dal mercato Android finisce per disorientare l’utente e per mettere in crisi i produttori, in particolare relativamente agli aggiornamenti custom del sistema operativo oppure ad applicazioni ottimizzate soltanto per un certo modello e non ben funzionanti o riuscite su un altro. Chi compra iPad sa cosa acquista e soprattutto sa cosa può installare o vedere con il suo device.

Scarso supporto di Google e terze parti ad applicazioni dedicate – Google è sempre stata, per origini e sviluppo, un’azienda più orientata al Web che alle applicazioni client-sided. Questo tipo di approccio si è inevitabilmente riversato nella gestione dell’Android Market e del Play Store: Google non realizza molte app e supporta meno di quanto potrebbe (e meno di quanto fa per i servizi Web) gli sviluppatori delle terze parti. Il risultato si traduce in poche app riservate ai tablet, quelle per gli smartphone vengono grossolanamente adattate alla diversa dimensione/risoluzione, ed anche la multimedialità (giochi/film/musica) non può certo competere con un gigante come iTunes. Tutti sappiamo invece che le killer app (basti pensare a Flipboard) sono un forte veicolo per convincere l’utenza all’acquisto di un device.

In sintesi, il tutto può essere ridotto a crude cifre: tra il 2011 e il 2012 sono stati e verranno acquistati una cifra pari a circa 1 miliardo di smartphone, mentre la quota dei tablet dovrebbe toccare quota 160 milioni. Una differenza eloquente, che giustifica differenti politiche d’investimento sia da parte dei fabbricanti di tablet (ma non ci sono grosse differenze hardware tra iPad ed i concorrenti, a parte il retina display), sia da parte delle software house. Appare comunque inevitabile, visti i prezzi concorrenziali, che la quota Android andrà ad erodere, magari con prospettive più a lungo termine del previsto, la quota Apple.

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