Antitrust UE contro Google: accuse e risposte

Dopo tanti messaggi trasversali e non ufficiali, la Commissione Antitrust dell’Unione Europea ha messo nero su bianco delle accuse puntuali contro Google, il gigante dei servizi Internet. Quello che sta per iniziare è un processo che si preannuncia lungo e senza esclusione di colpi, poiché in ballo v’è uno dei principali snodi relativi alla competizione online ed al rapporto tra l’innovazione europea e lo strapotere della Silicon Valley.

Ecco le parole del commissario Vestager, che raccontano la situazione dell’indagine dopo mesi e mesi di trattative infruttuose nei confronti dell’azienda di Mountain View:

Obiettivo della Commissione è applicare le norme antitrust dell’UE per garantire che le imprese operanti in Europa, ovunque si trovi la loro sede, non privino i consumatori europei della più ampia scelta possibile o non limitino l’innovazione. Nel caso di Google, sono preoccupata che l’impresa abbia accordato un vantaggio sleale al proprio servizio di acquisti comparativi in violazione delle norme antitrust europee. Google ha ora l’opportunità di convincere la Commissione del contrario. Tuttavia, se l’indagine dovesse confermare i nostri timori, Google dovrebbe affrontare le conseguenze giuridiche e cambiare il suo modo di operare in Europa. Ho inoltre avviato un’indagine formale antitrust sulla condotta di Google relativa a sistemi operativi, applicazioni e servizi mobili. Smartphone, tablet e dispositivi analoghi rivestono un ruolo sempre più importante nella vita quotidiana di molte persone, e voglio essere certa che i mercati in questo settore possano svilupparsi senza alcuna restrizione anti-concorrenziale imposta da qualche azienda.

Google Shopping

Si fa fatica a crederlo, perché dalle nostre parti è uno dei servizi meno utilizzati di Big G, ma l’indagine UE è iniziata nel 2010 proprio a partire da Google Shopping.

Secondo la Commissione, Google «può artificialmente deviare il traffico da servizi di acquisto comparativo concorrenti e impedire loro di competere sul mercato. La Commissione teme che gli utenti non riescano sempre a vedere i risultati più rilevanti delle loro ricerche: questo danneggia i consumatori e limita l’innovazione. A titolo preliminare, la Commissione ritiene che Google debba accordare lo stesso trattamento ai propri servizi di acquisto comparativo e a quelli dei concorrenti»

In sintesi, Google Shopping sarebbe stato sistematicamente favorito e la pratica che porta Google a formulare risultati considerati rilevanti e utili per l’utente non sarebbe sufficiente per motivare una scelta esclusiva ai danni della concorrenza. Tutti gli altri comparatori di prezzi ne risulterebbero danneggiati economicamente, non a caso durante le indagini la Commissione ha svolto numerose audizioni con gli altri player.

Android

La seconda accusa riguarda il comparto mobile, dove Mountain View ha da tempo raggiunto la leadership mondiale con il sistema operativo open-source Android, acquisito nel 2008.

In questo caso al centro della questione vi sono le clausole firmate dai produttori di device nel momento in cui accettano di ospitare Android sui propri terminali. Google offre gratuitamente il sistema operativo, rendendolo così particolarmente appetibile in virtù dei margini offerti ai partner commerciali, ma in cambio chiede che sul terminale siano anche installati alcuni servizi di Big G, impedendo così ad aziende rivali di poter trovare spazio laddove il sistema operativo garantisce l’incontro con grandi masse di utenti.

La presunta gratuità di Android sarebbe dunque la leva utilizzata dall’azienda per dominare il mondo mobile con i propri servizi: il sistema operativo crea la base e le applicazioni la monetizzano.

La risposta di Google

L’azienda ha risposto con un post sul suo blog, ribadendo come in realtà l’offerta di mercato sia chiaramente libera, mai come sinora, e che servizi come Google Shopping o Google Travel siano decisamente minoritari rispetto ad altri Big delle rispettive nicchie (Amazon oppure Booking).

Mountain View ha comunque dieci settimane per rispondere dettagliatamente alle accuse dell’antitrust. Ne vedremo delle belle.

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