Google diventa Alphabet: ecco cosa cambia

La notizia ha scosso profondamente tutto il mondo economico, tecnologico e d’immagine che ruota da circa quindici anni attorno all’azienda fondata da Larry Page e Sergey Brin.

Google si trasforma, e il suo assetto societario prevederà una nuova holding, chiamata Alphabet, che arriverà a contenere tutti gli asset di Mountain View, Google compresa, oltre a tutte le shares di Borsa. Alphabet avrà ancora Page come CEO e Brin come presidente, mentre il CEO di Google sarà Sundar Pichai, ex-capo del prodotto.

I motivi – Era evidente da tempo che le ambizioni dei due fondatori non erano limitate alla sola ricerca web. Probabilmente giustificare certi investimenti (pensate all’acquisizione di Nest, dello scorso anno) per una public company nata nell’ambito della web search non era più agevole. La stessa operazione Android, che ha catapultato Big G nel mercato della telefonia, è stata vista come un azzardo che ha fatto storcere il naso a molti.

Con la nascita di Alphabet, Brin e Page si trovano con le mani più “libere” per sperimentare in ambiti più lontani dal progetto Google, come i biomedicali, i trasporti (ricordate la Google Car?) o anche solo la fornitura dei servizi Internet.

Cosa cambia (per l’azienda) – E’ chiaro che una riorganizzazione di questo tipo prevede un allargamento di organico, ciascuna delle seguenti partecipate avrà un suo team indipendente:

  • Google Inc.
  • Google X
  • Google Fiber
  • Google Ventures
  • Google Capital
  • Calico
  • Nest Labs
  • YouTube
  • Android

L’auspicio della dirigenza è che una maggiore autonomia porti anche un focus migliore sui singoli prodotti. Troppo spesso Google è stata criticata per aver dato il via a numerose iniziative, lasciate poi morire di lì a poco.

Lo stesso YouTube, uno dei punti di forza della corporate nonché il terzo sito web più visitato del pianeta, da qualche tempo sta patendo l’aggressiva concorrenza di Facebook nel settore video. YouTube è un prodotto che non si è evoluto negli ultimi anni, che ha fatto molti passi falsi come obbligare gli utenti a usare l’account Google (per spingere il sempre più incognito Google Plus), quando era evidente che a YouTube non serviva appoggiarsi a un social network dai dubbi numeri: il social network è lui.

Cosa cambia (per l’utente) – L’utilizzatore finale non avrà (per il momento) grosse sorprese. La barra di ricerca Google rimarrà la stessa, così come tutti gli altri servizi. La speranza è che l’azienda di Mountain View, sgravata dai singoli “obblighi” verso il proprio mercato di partenza (l’advertising), riprenda a sviluppare prodotti all’altezza e che diano un valore aggiunto.

Agli utenti non importa come si chiama la holding, importa avere delle piattaforme utili.

Le reazioni (ironiche) – Questa notizia sta facendo il giro del mondo da ore, qualsiasi blog o magazine ha già pubblicato post multipli sul tema.

Segnalo le divertenti annotazioni di The Next Web per quanto riguarda la grafica della homepage di Alphabet, mentre Search Engine Land ha già trovato un hidden link all’interno della lettera di presentazione della corporate. Google potrà penalizzare la sua nuova madre?

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