Quando Google lanciò il suo social Plus, nel giugno dello scorso anno, molti storsero la bocca: i precedenti tentativi di Big G nel settore (Buzz e Wave) erano falliti miseramente, ed il prodotto rilasciato sembrava privo d’anima nella migliore delle ipotesi, ed un po’ troppo simile a Facebook nella peggiore.

Ci è voluto un bel po’ di lavoro (e ce ne vorrà ancora molto, ovviamente), ma il prodotto sta conquistando una propria identità ed anche una fetta sempre più ampia di utenti: i dati snocciolati da Vic Gundotra, il product manager, parlano di 400 milioni di iscritti di cui circa un centinaio si collega almeno una volta al mese. Si tratta di numeri ancora lontani da quelli del social di Mark Zuckerberg, ma nonostante per vari motivi possa sembrare difficile ipotizzare un sorpasso, Plus può contare su un eco-sistema (i servizi Google) che lo rende più “forte” ed interessante di quanto risulterebbe standalone.

Insomma, Google Plus sta assumendo la forma del social hub che i suoi progettisti gli avevano ritagliato, e grazie ad una serie di motivi che andremo a dettagliare di seguito, non è più la “ghost town” che molti lo accusavano di essere.

Plus funziona bene – Ho letto in giro qualcuno che definiva Plus come il “Facebook che avrebbe dovuto essere”. Quello che è stato visto inizialmente come un difetto, adesso è un pregio: Plus è un prodotto pensato e scalato con sapienza, dove ogni funzionalità è integrata con cura e non semplicemente aggiunta ad un core che non è più in grado di gestire un’accresciuta mole di features. Non sempre l’essere un prodotto migliore aiuta a “scippare” gli utenti alla concorrenza, di certo l’aver implementato delle funzionalità uniche come l’hangout ha convinto molti professionisti ad utilizzarlo e promuoverlo come evangelist (Guy Kawasaki è uno dei più celebri).

Servizi Google – E’ inutile negarlo: i servizi di Google li usano veramente tutti sul Web, chi con Gmail, chi con Maps, passando per le funzionalità più professional come Analytics, AdSense o Adwords e tante altre. L’azienda di Mountain View è riuscita ad integrare Plus praticamente in tutte le sue applicazioni, uno sforzo encomiabile perché non c’è marketing più potente di “costringere” gli utenti ad usare un nuovo prodotto. Senza trascurare il fatto che i nuovi iscritti a Google hanno l’account Plus già abilitato di default.

Autorship e vantaggi SEO – Un altro tasto su cui il team di Gundotra ha insistito molto sin dall’inizio è quello di utilizzare Plus come una sorta di identity manager della Rete, in grado di diventare un punto focale per tutti i contributi prodotti dagli utenti. Per fare ciò è stato introdotto il tag rel=author e nelle SERP sono iniziati a comparire i profili degli utenti integrati negli snippet delle pagine di cui risultano autori. Il senso, che è stato ovviamente colto da tutti i marketer, è che probabilmente il ranking delle ricerche effettuate con account Google loggato verrà influenzato dalle proprie cerchie di amicizia (i vari “+1” disseminati sulle pagine, o gli articoli scritti da persone che seguiamo).

Mobile – Se il futuro sarà dominato da device come gli smartphone o i tablet, Plus si è già ritagliato uno spazio importante. Recentemente Mark Zuckerberg ha ammesso gli errori commessi da Facebook nel porting verso i dispositivi mobili, soprattutto nell’attendere l’affermazione dell’HTML5 anziché sviluppare delle app native competitive. Big G non ha fatto questo errore strategico, e le applicazioni di Plus per tutte le piattaforme sono sempre tra le migliori, fluide ed usabili, incentrate sulla fruizione dei media, e hanno dimostrato la possibilità di fruire correttamente anche di un social non “minimalista” come Twitter in modalità mobile.

Persone “vere” – Qual è il più grave limite dei social network? La presenza di account “fake”, principalmente non associati ad una persona vera, o comunque inattivi: questo fenomeno riguarda principalmente Twitter, ma anche Facebook non ne è immune. Google Plus cerca di arginare il fenomeno grazie al già citato autorship, alle sue caratteristiche (perché aprire un account Google finto?) e al fatto che molti hanno attivato Plus già avendo un account (vero).

Scenari futuri – Fin dall’inizio incentrato su un’eccellente qualità nella gestione delle foto, Plus potrebbe avere presto un importante add-on, dato che Google ha appena definito l’acquisto della teutonica Nic Software, tra le varie cose proprietaria della nota applicazione Snapseed. Si tratta di un prodotto di foto-ritocco per dispositivi mobili che superficialmente potrebbe essere assimilato ad un Instagram, ma in realtà è molto più evoluto, tanto che anche il gigante della fotografia on-line Istockphoto (di proprietà della Getty Images) ha iniziato ad accettare dai propri fotografi freelance delle istantanee elaborate con questo software.

L’implementazione da parte di Plus delle features di Snapseed potrebbe rappresentare l’ennesimo caso in cui il prodotto di Google riprende funzionalità presenti altrove e le ripropone migliorate. Che si riproponga anche in chiave social quanto già accaduto per i motori di ricerca con Yahoo! e per i browser con Explorer?

Vuoi ricevere i nuovi post via mail?
I post della settimana, ogni venerdì alle 9, più qualche sporadica lettera.
Rispetteremo la tua privacy.