Il Marketing gioca con i nostri desideri…e li crea

Di cosa abbiamo realmente bisogno? Cosa ci piace? Sono soltanto un paio delle domande più importanti a cui il marketing cerca di rispondere, o meglio tenta di darci la sua vision, creando un mondo parallelo nel quale l’utente non può vivere senza quella determinata soluzione o apparecchio, perché sono quegli oggetti del desiderio a fornirgli un miglioramento qualitativo della vita.

Si tratta delle strategie di marketing, che esistono da quando nel mondo si producono beni di consumo, e che hanno trovato nuova linfa nel mondo della tecnologia. Dove tutto può essere catalogato a priori come superfluo, ma che col passare del tempo, delle mode, delle nostre cerchie, diventa improvvisamente irrinunciabile, un punto di svolta nella nostra esistenza, qualcosa che può risolverci gran parte dei nostri problemi. Da questo discorso sono chiaramente esclusi i professionisti del settore, che con certi device ci lavorano.

L’attualità ci porta almeno un paio di casi eclatanti (ce ne sarebbero molti di più) che ci fanno capire la potenza del marketing se usato da chi lo conosce e sa cosa volere dal consumatore, tanto da arrivare a plasmargli i desideri.

Caso Apple – Far diventare necessario ciò che non lo è (per tutti)

Iniziamo con i veterani dell’IT per consumer, ovvero la Apple. Da 30 anni hanno costruito la loro immagine di Azienda differente che pensa differente (ricordate lo slogan?), dietro l’esempio del suo controverso e compianto fondatore e CEO Steve Jobs. Il punto-cardine dei messaggi Apple è sempre lo stesso, ovvero che i loro prodotti regalano un’esperienza utente talmente unica da non essere neanche categorizzabili. Il Mac non è un comune Pc, l’Ipod non è un semplice lettore MP3, l’Iphone non è uno smartphone qualsiasi, l’Ipad non è uno dei tanti tablet.

Sebbene Apple non sia stata la prima a creare nessuno di quei quattro tipi di dispositivi, ha fornito il proprio contributo rendendoli più semplici, più immediati, complessivamente migliori nelle funzionalità. L’eredità, condita da una buona base di verità sull’ottima qualità dei prodotti, è talmente pesante da giustificare non solo una politica dei prezzi decisamente aggressiva, ma da portare gli utenti a “seguire” il brand nei più disparati ed improbabili esercizi di cieca fidelizzazione, come:

  • Pur non avendone alcuna reale necessità (lavorativa, ma anche di mero utilizzo domestico), o comunque non usandone che il 10% delle potenzialità, acquistare uno smartphone o un tablet
  • Una volta entrato nel “circolo” della necessità, l’utente è anche convinto ad acquistare ogni nuova versione (di solito annuale), che aggiunge magari una o due features rispetto a quella già in possesso

Questo perché è nelle tipiche strategie di Apple “dosare” le specifiche tecniche sui propri prodotti, pur avendone disponibilità già dalla prima versione, facendo passare poi gli aggiornamenti delle versioni successive come “rivoluzioni”. Si tratta del lato negativo di quanto fatto dall’azienda di Cupertino nella storia dell’IT, ovvero diffondere i device anche a target di consumatori che prima non avevano mai avuto contatti con l’hi-tech, che ha indiscutibilmente portato benefici all’intero movimento, allargando il bacino d’utenza.

Caso Steam Box – Creare hype su qualcosa che non esiste (ma che potrebbe)

La Valve sta avendo un notevole successo con la sua piattaforma di gaming Steam, dedicata alla distribuzione, all’aggiornamento dei giochi e supporto al multiplayer per i possessori di PC. Nato nel 2003, cresciuta smisuratamente negli ultimi anni, Steam si è rivelato un canale assai efficace, per molti sviluppatori, di veicolare le vendite dei loro prodotti, bypassando la pirateria.

Perché non farne una vera e propria console? La controparte PC di Xbox e PS3? Un “sentimento comune” è diventato, ad inizio del mese di Marzo, un rumor di quelli che hanno fatto sussultare parecchio la Rete, sollevato da alcune dichiarazioni equivocabili di uno dei co-fondatori della Valve, Gabe Newell.

Dopo qualche giorno in cui sono fioccati dappertutto articoli di approfondimento sulle possibili features della fantomatica Steam Box è arrivata la smentita ufficiale (che non esclude però possibili sviluppi futuri), ma quelle che potrebbero essere state sia semplici speculazioni giornalistiche sia chiacchiere messe in giro ad arte dalla Valve stessa, hanno in ogni caso svolto un sondaggio di mercato gratuito dagli esiti assai soddisfacenti. A priori, avrebbe un senso “consolizzare” il mercato dei videogame per PC? No. Riuscirebbe comunque ad accalappiare un grosso seguito? La risposta è probabilmente sì. Perché i sogni son desideri, anche se non sono i nostri…

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  • lele

    Non ha senso “consolizzare” il PC perche’ le consolle stesse sono mini-pc con i lori limiti motivo per cui si possono tranquillamente emulare avendo a disposizione un pc potente.Se avessi voluto una consolle avrei risparmiato e l’avrei comprata ma se ho scelto di costruirmi e personalizzarmi il pc con le mie mani ci sara’ un motivo…