Quanto guadagnano i social network: la situazione

E’ ancora tempo di social? Una volta ne nasceva almeno uno al giorno, adesso vanno molto i programmi di messaggistica mobile, che hanno restituito agli utenti quella loro esigenza di privacy che si era un po’ persa per strada.

I social sono finiti? Non esagererei con questi termini, soprattutto visto il peso che nei fatti hanno nella diffusione editoriale. Volenti o nolenti, il mondo della comunicazione gira ancora attorno ai vari Facebook e Twitter.

Per molto tempo si è parlato delle possibili evoluzioni di queste piattaforme, sancendo un giorno la fine del generalismo, e l’altro l’impossibilità di essere decisivi senza dei numeri importanti.

Quanto guadagnano i social, oggi? Hanno iniziato, chi più chi meno, a camminare con le proprie gambe? Scopriamolo in questo post.

Facebook

Numeri – Quando il social network fondato da Mark Zuckerberg superò il miliardo di utenti segnò una tappa fondamentale nella storia di Internet. Contrariamente alle attese (e alle malignità), Facebook non si è fermato lì: attualmente vanta circa 1,32 miliardi di utenti attivi mensilmente e circa 892 milioni attivi quotidianamente. Non solo, adesso la diffusione è anche mobile, dato che si raggiungono gli 1,07 miliardi di utenti mensili.

Guadagni – Nel secondo trimestre del 2014 Facebook ha raggiunto i 2.91 miliardi di dollari di revenue, scavallando gli 0,7 milioni di profitto netto. In entrambi i casi si tratta delle migliori performance dall’ingresso in Borsa.

Canali – I passi in avanti compiuti da Facebook nel settore mobile si fanno vedere nella frammentazione dei dati: ben il 62% degli introiti pubblicitari derivano da smartphone e tablet, un risultato insospettabile fino ad un paio d’anni, quando le app non gestivano advertising in assoluto. Di contro, la deriva mobile sta tagliando in maniera netta (-30%) gli introiti derivanti dai games, per i quali Facebook percepisce percentuale soltanto nella versione web.

Commento – Facebook ha i numeri, ha le possibilità, ma non incamera (ancora) quanto potrebbe e dovrebbe. Il tutto si può riassumere in quel che accade spesso utilizzando la piattaforma Facebook Ads, ovvero sponsorizzando la propria pagina e gli status: si accumulano molti like oppure traffico verso i propri post, ma raramente si fidelizzano gli utenti. Finito l’effetto della sponsorizzazione, ritornano da dove sono venuti. E’ questo che ci si aspetta dal più grande social network del mondo?

Twitter

Numeri – Twitter conta attualmente di circa 271 milioni di utenti mensili attivi, una crescita del 24% rispetto all’anno precedente.

Guadagni – Anche la creatura di Jack Dorsey ha chiuso un secondo trimestre 2014 in ampia crescita, con revenue totali per circa 312 milioni di dollari. Si tratta di numeri che hanno più che raddoppiato quelli conseguiti nello stesso periodo del 2013 (139 milioni).

Canali – Da sempre sinonimo d’immediatezza e rapidità, Twitter ha trovato fin da subito la sua massima espressione nel settore mobile: non può quindi essere una sorpresa che l’82% degli introiti pubblicitari provengano da quel canale.

Commento – C’è sempre stata preoccupazione per la IPO di Twitter, data la complessiva fragilità economica della piattaforma, sia per le modeste statistiche di indirizzamento del traffico, sia per l’enorme numero di troll o fake account. Dorsey e soci si sono dati molto da fare per combattere questi fenomeni, e per rendere sempre più “visuale” e “sponsorizzabile”. Dulcis in fundo, a luglio è arrivata la console Twitter Analytics, per consolidare il loro prodotto come un’affidabile compagno di social media marketing. Mossa azzeccata, direi.

Linkedin

Numeri – Questa “storica” piattaforma (ha ormai undici anni) ha superato la ragguardevole quota di 300 milioni di utenti, di cui circa 190 attivi mensilmente. L’Italia resta tra i Paesi ad alta penetrazione, sebbene siano in pochi coloro che ne fanno un utilizzo proprio (per fortuna che ogni tanto ci pensa Skande a indottrinare…).

Guadagni – Il social dei professionisti ha chiuso il secondo trimestre 2014 con introiti per circa 534 milioni di dollari, ben oltre le aspettative degli analisti. La crescita è notevole, di circa il 47% rispetto all’anno precedente.

Canali – Il prodotto di Jack Weiner può contare sia sui ricavi della versione PRO (sì, quella che ci viene proposta ogni mese via mail), sia su vari tool di recruiting che sono molto utili per le aziende. Salta comunque all’occhio il fatto che il 60% dei ricavi provengano dal solo mercato statunitense.

Commento – Linkedin mescola sapientemente un approccio B2B con un profilo retail nei confronti degli utenti. Il paracadute delle aziende (di solito più propense al pagamento di servizi rispetto ai privati) permette a questo social di prosperare in maniera più costante rispetto agli altri.

Pinterest

Numeri – Il social delle immagini è arrivato intorno ai 70 milioni di utenti, l’80% è costituito da pubblico femminile.

Guadagni – Pinterest ha iniziato da poco a generare revenue, iniziando a vendere il servizio degli sponsored pins a clienti quali Kraft e General Mills. Si tratta di accordi-quadro del valore di qualche milione di dollari, che rappresentano il punto di partenza per questa piattaforma, che ha da poco lanciato anche il suo tool di analytics, necessario per acquistare credibilità agli occhi degli inserzionisti.

Canali – Per il momento Pinterest non va oltre le sponsorizzazioni dei pin.

Commento – C’è stato un periodo, un paio d’anni fa, che non si parlava altro che di Pinterest. Sembrava il nuovo fenomeno social, poi è calato un po’ il silenzio. Adesso, semplicemente, Pinterest ha trovato la sua nicchia (moda, oggettistica, accessori per la casa) e la sua audience (le donne). Deve “soltanto” monetizzarla.

Quora

Numeri – Il social Q&A fondato da due esuli di Facebook non fornisce cifre ufficiali all’esterno, pertanto non possiamo che fare ipotesi. Di certo il fatto che recentemente sia stato utilizzato anche dal presidente Obama per rispondere a quesiti sulla riforma sanitaria è stato un bel colpo.

Guadagni – Al momento, Quora non ha ancora un business model. Eppure ha cinque anni, che iniziano ad essere troppi per far reggere la baracca soltanto sul funding ottimistico di una serie di VC. La creatura di Adam D’Angelo ha superato i 70 dipendenti e punta a crescere, ma come può farlo in queste condizioni?

Canali – E’ difficile capire come un prodotto del genere possa far gola agli inserzionisti, eppure qualcuno dovrà tirar fuori le idee, perché lo spettro dell’inconcludenza aleggia attorno a Quora.

Commento – Quora è sempre stato un progetto con un obiettivo molto ambizioso, trasformare la ricorrente attività di fare domande e dare risposte su internet in qualcosa di autorevole e sociale. Di certo non potrà continuare a restare un albero senza frutti, almeno di diventare il ramo di un albero più grosso…a buon intenditore…

Conclusioni

Rispetto ad un paio di anni fa, alcune cose sono cambiate. Abbiamo avuto numerose IPO (Facebook, Twitter, Linkedin…) e la nebbia attorno alla reale profittabilità delle piattaforme social si è un po’ diradata. Quel che è rimasto evidenziato alla luce del sole, però, non è affatto univoco. Se da un lato alcuni prodotti (i Big, diciamo) si sono talmente sedimentati nello stile di vita di quest’epoca da risultarne parte integrante a prescindere dai reali risultati, dall’altro sembra proprio difficile poter pensare a pesci piccoli che continuano a nuotare indipendenti nel mare.

Un conto è il prodotto, un altro sono le società: l’acquisizione di Instagram da parte di Facebook dovrebbe averci insegnato qualcosa. Se le nicchie possono persistere nella user experience, a livello economico è ancora la globalizzazione il trend imperante. E i social network non fanno eccezione.

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