Link Building: quattro (scomode?) verità

La SEO non è morta, tranquilli, ma la professionalità e le best practice SEO sono cambiate molto, negli ultimi anni. Si tratta semplicemente di un’evoluzione a seguire le nuove tendenze del Web, come accade in ogni ambito e professione.

Se fino a qualche anno fa investire in una strategia di link building era molto conveniente, sia per il cliente, sia per il SEO che la metteva in pratica, le recenti iniziative prese da Google attraverso aggiornamenti di algoritmi e penalità hanno un po’ cambiato le carte in tavola.

Mettiamo le cose in chiaro, fare un sano e profittevole link building è ancora possibile, soltanto che non è più così semplice, e non si possono prendere decisioni a cuor leggero. Non potete sperare di sfangarla sempre, se continuerete a linkare o a essere linkati da siti non troppo autorevoli o comunque non analizzati con cura.

Tutto ciò ha un costo in termini di tempo e, di conseguenza, di denaro da ribaltare verso il cliente. E qui viene il nodo: per quanti sforzi si possano fare per valorizzare il proprio lavoro agli occhi del cliente, se egli ha già registrato un calo di performance o di ranking causato proprio dagli algoritmi di Google, potrebbe molto semplicemente non ritenere più la link building come un investimento profittevole.

Cosa fare, in questo caso? Non si può far altro che riadattare la strategia SEO complessiva. Ecco quattro punti (in alcuni casi anche drastici) che possono illuminare il vostro cammino in questa direzione.

1. Eliminare il link building

Se è diventato così faticoso e costoso, e se non vi dà risultati all’altezza, perché continuare? Le tendenze SEO sono ben altre, in questi tempi. Investite sulla qualità dei contenuti e sui posti (e i tempi) giusti dove pubblicarli. I link spontanei fioccheranno e non ci sarà penalità che potrà colpirvi.

2. Fare squadra con il cliente

E’ finita l’epoca in cui il SEO prendeva il lavoro e poi si chiudeva in ufficio con le sue liste di directory o risorse dove piazzare il proprio link senza alcun valore aggiunto. Il cliente va coinvolto, ci si deve immergere nella realtà quotidiana del suo business e stilare insieme delle liste contenenti i blog che seguono, gli eventi a cui partecipano, le community che frequentano. Quest’azione di intervista e “censimento” è fondamentale per definire i canali da utilizzare per diffondere la propria presenza web in maniera spontanea.

3. Usare i tool con saggezza

Il mondo è pieno di strumenti per automatizzare il link building. Sono limitati? Certo. Vanno evitati? E perché mai? Pur non utilizzando a fondo la componente automatica, nella fase di esplorazione hanno una certa utilità, perché potrebbero suggerirvi delle nicchie che vi sono sfuggite.

4. Educare il cliente

Soffrite ancora quel luogo comune per cui la SEO sia tutta “fumo e specchi”? Evidentemente non state comunicando correttamente con il vostro cliente. Una buona trasparenza su quel che state facendo per aiutarlo vi garantirà il suo rispetto e lealtà, e potrà darvi una mano in più a raggiungere il risultato (vedi il punto 2).

Se non lo aveste ancora capito, il fulcro della SEO, ai giorni nostri, è il content marketing. Tutto il resto è un suo corollario, prima lo capirete, più efficaci le vostre strategie saranno.

Alcune risorse utili:

Eric Ward – Ultimate Guide to Link Building: How to Build Backlinks, Authority and Credibility for Your Website, and Increase Click Traffic and Search Ranking (Ultimate Series)

Sage Lewis – Link Building Is Dead. Long Live Link Building!

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  • Link building è diventato un termine quantomeno ambiguo, e probabilmente obsoleto, perché indica un’azione attiva e, in un certo senso, cosciente.

    Google però vuole un atteggiamento il più possibile disinteressato, al punto che il guest posting, che all’indomani di Penguin era stato proclamato come la panacea per tutti i mal di testa da posizionamento, è entrato ben presto nella zona grigia delle pratiche dubbie.

    Non a caso, quelli di Moz (ex SEOMoz) hanno coniato l’espressione link earning, nel senso che adesso i link bisogna guadagnarseli. In realtà è sempre stato così, solo che una volta era più facile far passare un link in qualche modo “costruito” per uno dato del tutto spontaneamente.

    Forse è esagerato dire che il content marketing è la nuova SEO (ben pochi operatori SEO sarebbero d’accordo, credo), ma certamente la SEO è diventata, da strumento di posizionamento, un supporto per dare visibilità alla campagne di content marketing.