Era solo questione di tempo, ma anche YouTube è ormai un chiarissimo esempio della cosiddetta “bolla dei filtri”, argutamente descritta nel saggio di Eli Pariser di cui vi ho scritto qualche tempo fa. Il celebre motore di video sharing è tra gli ultimi arrivati in questo settore, un po’ perché si è sempre fatto fatica a definirlo (E’ un social? E’ un motore di ricerca? Di sicuro è il terzo sito più visitato al mondo), un po’ perché l’integrazione con il resto dei servizi di Google, che l’ha acquistato nell’ormai lontano 2006, è proceduta a rilento.

Il filtro. Ciò che Internet ci nasconde.

15,30 EUR Acquista

YouTube ha vissuto per anni un po’ per i “fatti suoi”. Google si è poi decisa a monetizzarlo, integrandolo con AdSense e cercando di “ripulirlo” dai suoi frequenti problemi di copyright, stringendo accordi con l’industria dell’entertainment e spingendo produttori e artisti ad aprire i propri canali, convincendoli con i fatti che pubblicare i propri video sulla piattaforma può far guadagnare fior di quattrini (basti pensare al fenomeno coreano Psy nel 2012) oltre che dare un surplus di visibilità.

Dalle parti di Mountain View devono aver riflettuto che era tempo che anche YouTube si unisse ufficialmente alla famiglia dei servizi, specialmente ora che stanno “spingendo” molto su Google Plus, quindi cookie e connessioni sociali a go-go, tanto da influenzare ferocemente la sezione dei “video correlati” che vi appare in basso a destra mentre vi deliziate dell’ultimo clip del vostro artista rock preferito.

Ho fatto questo test (rigorosamente con account connesso!) ed ecco il risultato.

 

youtube_filters

Come potete notare, stavo guardando un video del gruppo garage rock americano Black Keys. Nel riquadro rosso potete verificare una buona fetta dei suggerimenti fatti da YouTube, in sostanza:

  • quattro video degli stessi Black Keys
  • un video del gruppo dark anni ’70-’80 Joy Division
  • due video del pianista italiano Ludovico Einaudi

Non si tratta della totalità dei suggerimenti (di solito se ne visualizzano una ventina di base), ma sono sufficienti a farvi capire il trend che voglio descrivervi:

  1.  Ho appena visto un video dei Black Keys, quindi è assai probabile che a me questo gruppo piaccia e desideri vedere altri loro video.
  2. In passato (ecco i cookie!) avevo visualizzato video dei Joy Division, quindi me ne viene proposto un altro, anche se come epoca e stile musicale (e non solo) si tratta di un qualcosa di diverso e non correlato col video che sto fruendo in quel momento
  3. Allo stesso modo mi vengono proposti dei video di Ludovico Einaudi, con più frequenza, perché si tratta di un’artista che mi capita di vedere più spesso e più recentemente rispetto ai Joy Division. Ovviamente anche Einaudi non c’entra nulla con i Black Keys (e con i Joy Division…)

Qual è il risultato? Non c’è più discovery! Mentre fino a qualche tempo fa nei suggerimenti potevi trovare un buon 70-80% di proposte similari (ma non dello stesso artista!) al video che stavi vedendo, la percentuale è ora calata drasticamente al 20-30%, ed è destinata a calare per quei soggetti che usano frequentemente YouTube, e che sono sempre connessi all’account Google e non cancellano mai i propri cookie.

In questa maniera ascolterete sempre quello che già apprezzate, ma non potrete mai scoprire una band interessante con una proposta musicale inusuale ma a voi gradita.

L’imbuto si stringe sempre più…

Vuoi ricevere i nuovi post via mail?
I post della settimana, ogni venerdì alle 9, più qualche sporadica lettera.
Rispetteremo la tua privacy.