Cinque motivi per cui Google Plus non sarà mai popolare

E’ inutile negarlo: Google sta puntando molto, forse tutto, sul successo del suo ultimo prodotto social, Plus, nato sulle ceneri di numerosi fallimenti (Wave, Buzz,…), e che sarà destinato ad influenzare pesantemente anche quello che è il core-business dell’azienda di Mountain View, ovvero la ricerca.

Non ci troviamo soltanto di fronte ad una “normale” promozione, ma ad una vera e propria integrazione con tutta la gamma di prodotti di successo come Gmail o Maps, e alla funzionalità denominata Search Plus Your World, probabilmente tra le più influenti innovazioni dai tempi dell’introduzione di Adwords o della Universal Search.

Proprio quest’implementazione, oltre a sollevare un nugolo di polemiche, ha dato un chiaro segnale della strategia di Google, ovvero da un lato “costringere” i possessori di un account ad utilizzare Google Plus, e dall’altro rendere la piattaforma sempre più appetibile e necessaria ai vari brand/VIP, che ne guadagnano anche in visibilità e SEO dal punto di vista della ricerca “tradizionale”.

Tuttavia, il grado di penetrazione di Google Plus nella massa della popolazione web è ancora relativamente basso (circa 90 milioni), ed un altro parametro importante come il cosiddetto social engagement è ancora più impietoso. In sostanza, su Google Plus ci sono poche persone, ed interagiscono ancor meno. Diffidate quindi dalle stats fornite dall’entourage di Larry Page, che riguardano attività effettuate trasversalmente su una qualsiasi delle app della grande G.

In fondo, di cosa sorprenderci? Lanciare a Luglio 2011 un social network privo di una forte identità od obiettivo, se non quello di rubare utenti al leader mondiale, può essere difficile persino se ti chiami Google. Nonostante i numerosi aspetti positivi (soprattutto di qualità tecnica) che suscitano fiducia, esistono almeno cinque temi che ci indurrebbero a predire una popolarità su larga scala come irraggiungibile.

  1. La struttura ancora molto simile a Facebook – Sono stati numerosi i tentativi di concentrare l’attenzione di media e utenti sugli aspetti più peculiari del prodotto (hangout, gestione multimediale, ricerca), ma la maggioranza ancora percepisce Google Plus come la risposta di Page alla creatura di Zuckerberg. Si tratta quindi di un social “generalista”, con il difetto di avere molti meno utenti, e molta meno interazione. Perchè un utente “normale” dovrebbe migrare, quando tutti i suoi contatti stanno già su Facebook?

  2. L’indicizzazione dei contenuti su Google – In un’epoca dove la reputazione online ha sempre un maggior peso nelle nostre vite, la garanzia di non vedere i nostri contenuti (spesso scherzi con gli amici, battute, ecc…) indicizzati su Google con a fianco il nostro nome e cognome è sempre confortante. Google Plus dà la possibilità, nelle impostazioni di privacy, di non essere indicizzato. Ma cosa succede se commentiamo i post pubblici di altri profili?

  3. La qualità e quantità dei giochi – Il successo di Facebook è stato sancito (anche) dall’esplosione di molti giochi, su tutti quelli della Zynga (Farmville e via dicendo). Nonostante la creazione di molti games, e l’import di hit come Angry Birds, la strada per Google Plus è ancora lunga, soprattutto per la comprensibile, anche se non eterna, priorità data dalle software house alla creatura di Zuckerberg, per ovvi ragioni di bacino d’utenza.

  4. Il ritardo nel rilascio di applicazioni interessanti – Il grande successo di un prodotto come Facebook si è fondato anche sulla gran mole di applicazioni che costellano la sua galassia. Il kit di API per Plus è stato rilasciato da Google lo scorso settembre, ma al momento non abbiamo ancora esempi “famosi” che hanno già aggredito il mondo della Rete. Per un prodotto costretto ad inseguire, non è un segnale confortante.

  5. La natura ambigua del network – Sin dal lancio del prodotto, Google ha puntato molto sul sistema di gestione dei contatti, un misto tra Facebook e Twitter: Plus dà la possibilità di scrivere post “pubblici”, così come di restringerli a determinate “cerchie”, che comprendono diversi (e customizzabili) livelli di conoscenza dal semplice “following” al più impegnativo “famigliari”. Riteniamo che in un social generalista, per favorire la viralità nell’espansione della “popolazione”, debba esistere la “certezza” di un legame biunivoco, cosa che in Plus è assente, tanto che non c’è obbligo di aggiungere nelle cerchie persone che hanno a loro volta aggiunto noi.

Il futuro prossimo saprà risponderci un po’ su tutto ciò, così come sullo sviluppo delle brand pages, ma come per ogni prodotto Web, sarà l’utenza a determinarne natura e direzione…sempre che ne faccia utilizzo.

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