Facebook, le ricerche sono un’arma per l’advertising

E’ stata una delle news più chiacchierate in ambito social degli ultimi giorni: Facebook traccia le ricerche degli utenti, riportandole nel suo registro attività. Si tratta di un dato che è visibile solo all’utente (non ai suoi amici), e che l’utente stesso può decidere se cancellare o mantenere.

Zuckerberg e la ricerca – Come indicato in questo articolo di “Search Engine Land”, Mark Zuckerberg e soci stanno flirtando da tempo con l’idea di investire e potenziare le capacità di ricerca della loro piattaforma. Si tratta di una direzione “dovuta” visto che, stando proprio alle parole del giovane CEO, attualmente vengono lanciate circa un miliardo di query al giorno.

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, come si suol dire. In questo mare galleggiano occasioni sprecate (sette anni senza progressi palpabili nella funzionalità), strategie discutibili (farsi fornire le risposte da Bing e poi allearsi con il prodotto di Microsoft per una sorta di ricerca social), la sensazione confermata dallo stesso Zuckerberg che pur avendo predisposto un team dedicato, il più grande social network del globo non abbia mai avuto una chiara visione di come sfruttare questa funzionalità.

D’altro canto, è credibile sfidare Google sul suo terreno? Il gap tecnologico e infrastrutturale è difficilmente colmabile, soprattutto è arduo cambiare le abitudini degli utenti, che le loro ricerche le fanno sul motore di Mountain View. Se c’è un aspetto dove Facebook può lavorare è sul fatto che per gli utenti basic il social è coincidente con Internet, vanta dei tempi di permanenza sul sito assai elevati e rappresenta un punto di partenza dal quale lanciare ricerche molto legate alla vita reale: brand, esercizi commerciali locali, offerte, e così via.

Una nuova risorsa per gli ads – Ed è proprio in quest’ottica che il tracciamento delle ricerche assume un ruolo fondamentale. Perché, proprio come insegna Google, sapere cosa la gente cerca è molto utile per capire cosa vuole e cosa potrebbe acquistare: tutte informazioni utili per gli inserzionisti, per le quali si è in grado di targettizzare meglio i consumatori e magari rendere più efficace (e onerosa per gli inserzionisti) la propria campagna di advertising.

D’altronde, se è vero che un utente dei social è meno propenso a fruire degli spazi pubblicitari, lo stesso non si può dire di un utente che nel social lancia query relative a marchi o prodotti. Si tratta di un modo intelligente per catturare una nicchia (non così piccola dai numeri) di utenti che sui social si comportano in maniera equivalente ai motori di ricerca: il tutto per fare in modo che casi come quello generato da General Motors non si ripetano più, minando la fiducia nell’efficacia del business plan di Facebook.

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