Sarà la paura di essere tagliati fuori, come sagacemente ci fa notare Fabio Lalli sul suo blog? Oppure un problema di revenue che si cerca di superare diversificando ed arricchendo il prodotto? O ancora si tratta soltanto di una naturale evoluzione dei cosiddetti social network?

Ciascuna delle tre ipotesi di cui sopra ha almeno un fondo di verità e autorevolezza, resta il fatto che le strategie d’isolamento che le principali piattaforme social stanno perseguendo durante questo periodo stanno ridisegnando il Web come un po’ tutti lo conoscevamo da qualche anno a questa parte.

Twitter vs Instagram – Il più grande e polemico di tutti i “muri” che si stanno erigendo è sicuramente quello tra il social di Jack Dorsey e il prodotto acquisito recentemente da Facebook. E’ stato proprio lo “scippo” (anche Twitter era da tempo interessata ad acquisire la creatura di Kevin Systrom) operato da Mark Zuckerberg a segnare la fine di una partnership votata al mobile, e la sequenza di “sgarbi” ha avuto un escalation proprio nelle ultime settimane: il social dei tweet annuncia l’implementazione dei filtri sulle foto, Instagram risponde annullando l’uso delle Twitter Cards e comunicando che da quel momento in poi le foto scattate sulla loro piattaforma potrebbero non essere più visualizzate in maniera ottimale.

Una bella mazzata per gli utenti (una marea) che usano con profitto entrambi i prodotti in joint-venture, perché se è vero che oramai Instagram vive di vita propria a livello di community, non si tratta di una soluzione efficace quanto Twitter per informare e comunicare; allo stesso tempo, è inverosimile pensare che gli appassionati di fotografia “migrino” in massa su Twitter per condividere le proprie creazioni, in quanto il social dei cinguettii è stato pensato in origine per altro…

Le Communities di Plus – Nel frattempo Google ha lanciato una sfida a Linkedin e Facebook, inaugurando la nuova sezione Communities. Si tratta di una versione smart dei gruppi già presenti negli altri due social, in quanto è possibile effettuare una discovery degli stessi in base a topic preferiti e alle rispettive cerchie. Tutto molto bello, ma si tratta dell’ennesimo invito rivolto agli utenti per “scavalcare il muro”, abbandonare i gruppi d’interesse già fondati o partecipati e aprirne uno su Plus. Quanti pensate che lo faranno? E’ più verosimile immaginare che si creeranno tanti “doppioni” con meno interazioni…

Divide et impera – Il ragionamento di persone come il CEO di Twitter, Dick Costolo, è molto semplice: non bisogna soltanto aumentare la base-utenti, è anche necessario farla rimanere sulle tue pagine, per permettere loro di fruire gli ads e monetizzare. Applicando questo approccio a tutti gli ambienti, è chiaro che si ottiene il paradigma dei “walled gardens”: si costringe gli utenti a scegliere in quale recinto restare, e lo si circonda di fonti di monetizzazione. Con un piccolo particolare: nessuno (Google, Facebook, Twitter e tutti gli altri) è in grado di fornire all’utente la miglior user experience su TUTTE le tipologie di servizi…e l’utente ne “paga” le conseguenze, come sempre…

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