Fare startup per trovare lavoro: il caso Glancee

Il Mark Zuckerberg pre-IPO ha un obiettivo molto chiaro: dissipare i dubbi della Borsa riguardo alle prospettive future della sua creatura, Facebook, soprattutto per quel che riguarda il mercato mobile, settore dove il più grande dei social network è molto debole. Dopo gli acquisti “rumorosi” di Gowalla e Instagram, arriva un’altra operazione in questa direzione, ovvero l’acquisizione di Glancee, applicazione dedicata al social discovering geo-localizzato.

La forza dell’algoritmo di Glancee sta in una combinazione tra il rilevamento della posizione (mediante GPS, se disattivato è assai meno efficace), le amicizie e gli interessi su Facebook (rilevate mediante API), e dei link calcolati mediante fonti web autorevoli come Wikipedia. In questa maniera l’utente può sapere se vicino ad un dato luogo o evento sono presenti dei suoi amici, ma anche se nelle sue vicinanze esistono delle persone sconosciute che hanno interessi simili ai suoi. E’ indubbio che soprattutto quest’ultima feature possa avere impatti interessanti se integrata in una delle funzionalità core di Facebook, il suggeritore di amicizie.

La notizia dell’acquisizione di Glancee da parte di Facebook non può che renderci felici, in quanto si tratta di un’altra startup a base italiana (due fondatori su tre, il terzo è canadese), che riesce a sfondare nella Silicon Valley. Con delle riflessioni aggiuntive: Glancee è un’applicazione nata senza investimenti di VC, che non ha mai monetizzato, e che aveva ancora una base-utenti ridotta (3k giornalieri, secondo TechCrunch). Dato che verosimilmente i dati pregressi non confluiranno nel database di Facebook (è successo lo stesso anche per Gowalla), l’impressione che le peculiarità della creatura di Andrea Vaccari rischino di disperdersi nel “mare” delle funzionalità di Facebook è forte, così come l’opinione che quella che è finora stata una bella avventura, si sia rivelata più che altro un biglietto da visita per trovare lavoro, dato che le persone del progetto confluiranno nel team di Zuckerberg.

Non è certo un peccato, anzi, nasce però spontanea la domanda: quanti startupper sono “imprenditori” in senso stretto, e quanti “usano” la propria idea esclusivamente come una voce di curriculum, e poi farsi comprare da qualche Big? Probabilmente è tempo che (soprattutto le varie webzine) s’inizi a distinguere il concetto di startup da quello di “fare impresa”…

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  • Daniele Buzzurro

    Ringrazio Enrico x l’ottimo post – segnalo mio post correlato in parte al suo http://www.linkiesta.it/blogs/mad-web/glancee-acquistata-da-facebook-startup-di-imprenditori-o-di-finanzieri 

    • webpointzero

      Grazie Daniele…è importante non perdere di vista la filosofia prodotto-centrica nella creazione di startup…

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