La katana: cenni sulla sua realizzazione e sul suo utilizzo

La katana dei pirati e dei cacciatori di zombie

A chi non piacerebbe saper maneggiare la katana con l’abilità di Michonne, la ragazza che in Walking Dead riesce a farsi spazio tra una folla di famelici zombie, senza farsi sfiorare minimante da uno di questi? I più arditi potrebbero anche aspirare al Santoryu, la “tecnica delle tre spade”, inventata da Roronoa Zoro, il capitano in seconda della ciurma agli ordini di Monkey D. Rufy alla ricerca del tesoro del One Piece (nell’omonimo manga): una katana per mano e la terza tenuta stretta tra i denti!

Ma qui stiamo parlando di film, serie televisive, manga e anime. E ovviamente, di finzione.

Quante katane per ogni samurai?

Ciò nonostante, i samurai, grazie ad una preparazione tecnica eccellente, ad un continuo e intenso allenamento e alla capacità meditativa, riuscivano ad utilizzare la loro spada in una maniera estremamente efficace.

Anche se non potevano ovviamente utilizzare tre katane contemporaneamente, esistono documentazioni di utilizzi di due spade allo stesso tempo, una per mano. È in particolare Musashi Miyamoto, nel Libro dei Cinque Anelli, a raccomandare ai suoi allievi la tecnica a due spade. E questo nonostante l’impugnatura a due mani (e quindi di una katana massimo alla volta) fosse la più frequentemente utilizzata.

Che fosse impugnata ad una mano o a due, da sola o assieme ad un’altra katana o assieme ad un wakizashi (la spada corta che accompagnava sempre quella lunga al fianco dei soldati dell’imperatore), la spada dei samurai aveva un peso che si aggirava attorno al chilo; era quindi estremamente maneggevole, sicuramente più delle altre spade, più lunghe di 10 – 15 cm e pesanti fino ad 1.7 kg.

Lame veramente efficaci?

Un dubbio potrebbe venire, guardando film e anime, sulla veridicità di quanto mostrato relativamente alla capacità di taglio delle spade ricurve giapponesi. Quello che si può dire con certezza è che si trattava di armi realmente micidiali, grazie ad una preparazione scrupolosa e scientifica che seguiva una procedura rigorosa a tappe, eseguita solo da maestri con anni di studi, pratica ed esperienza alle spalle e grazie a materiali testati, fino al punto di rendere la lama estremamente tagliente.

  • Veniva utilizzato solo uno speciale acciaio giapponese, che risponde al nome di tamahagane, con percentuali variabili di carbonio;
  • Questo acciaio veniva fuso in particolari fornaci, solo al raggiungimento di temperature altissime;
  • Il blocco di ferro ottenuto veniva battuto e rigirato molte volte, fino a creare 32.768 piegature;
  • Il filo della lama era indurito mediante continue e alterne fasi di riscaldamento e raffreddamento in acqua;
  • La lama era poi lucidata con l’utilizzo di pietre abrasive di grana via via differenti, mentre poi, con barrette di acciaio, si procedeva alla finitura;
  • La pulizia finale era svolta da personale apposito e specializzato (togishi) e poteva durare anche 15 giorni.

Dalla produzione al divieto

La produzione delle katane iniziò in Giappone alla fine del IV secolo, verso la metà del periodo Muromachi (che andò dal 1392 al 1573) e si affinò nei decenni successivi, sia dal punto di vista estetico (è a partire da questo periodo che si differenzia il tagliente – Hamon – di una spada da quello di un’altra, a seconda del maestro forgiatore), sia dal punto di vista delle tecniche di costruzione.

Ma se all’inizio, tutti potevano circolare con una katana, fu con i Tokugawa (1603 – 1868) che un editto imperiale vietò a tutti, fuorché ai Samurai, di portare in pubblico spade più lunghe di 2 shaku (60,6 cm). I soldati dell’Imperatore però, vennero aboliti in quanto casta, dall’editto Haitorei del 1876 (periodo Meiji, 1868 – 1912): il daisho (l’accoppiata katana – wakizashi, spada lunga- spada corta) scomparve dalle campagne e dalle città giapponesi, assieme all’arte della realizzazione delle katane.

Ancora oggi, nel moderno Giappone, è però possibile trovare alcuni maestri che si occupano esclusivamente della produzione delle spade, secondo l’antica tradizione. In alternativa, la spada può essere ammirata in decine di musei in tutto il Paese del Sol Levante.