Motori di ricerca, il futuro è verticale?

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Il futuro di Google (e la sua crescita) dipende fortemente dall’utilizzo di Internet? Questa è la teoria (ben argomentata) di un recente post di AJ Kohn sul suo blog. Più gente connessa, più ricerche, più impressioni, più revenue di advertising: un’equazione perfetta, apparentemente.

Cosa accadrebbe, però, se almeno un anello di quella catena si rivelasse più debole del previsto? Se la certezza che il numero di persone su Internet ed il numero di ricerche effettuate usando Google siano dati direttamente proporzionali fosse meno solida di quel che si pensa?

Il timore “storico” è che Big G “cannibalizzi” il Web includendo nei suoi risultati un numero d’informazioni sempre più ricco e tale da non rendere necessario recarsi sulle pagine elencate nelle SERP. Si tratta di una paura paventata soprattutto dal settore turistico, ma che non trova conferma nei trend emersi dall’ultimo report di comScore, relativi al 2012 negli USA.

Il succo del discorso è che il numero di ricerche su Google è calato del 2% nell’ultimo anno, nonostante il totale degli utenti unici sia aumentato del 6%. In questo schema trovate il dato per tutti i principali motori di ricerca.

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Il concetto si può esprimere in soldoni come segue: gli utenti effettuano quantitativamente meno ricerche su Google. E questo assioma lo si può interpretare in vari modi.

Walled Gardens – Sebbene l’azienda di Mountain View finisca quasi sempre nel calderone delle corporate web-based accusate di aver favorito i cosiddetti “giardini recintati”, è fuori di dubbio che rispetto ad altre realtà il suo motore di ricerca sia decisamente più trasversale ed “aperto”. E’ indubbio che Google stia anch’essa pagando una quota parte del fenomeno, perché per quanto esteso sia il suo indice non può arrivare a tutto, e allora prendiamo atto che:

  • Se qualcuno cerca informazioni su una persona (che non sia un VIP), preferisce utilizzare un social (Facebook su tutti)
  • Se qualcuno intende acquistare qualcosa online, preferisce ricercarla su Amazon o Ebay
  • Se qualcuno cerca delle foto, Google Immagini non è più la sola opzione, affiancata da altri prodotti sulla cresta dell’onda come Instagram, Flickr o magari network professionali come iStockphoto

In sintesi, Google mantiene una leadership sulla verticalità quando si parla di video (YouTube) o di notizie (Google News è sempre un ottimo aggregatore, sebbene prodotti come Twitter o Reddit abbiano cambiato la prospettiva al genere).

E’ comunque ovvio che l’azienda di Larry Page si stia muovendo per contrastare il fenomeno, a livello di social (Google Plus), dominando sul mercato mobile (Android), operando altre acquisizioni ed investendo su ogni nicchia (Wallet, Offers) che potrebbe poi rivelarsi vincente, al di fuori della ricerca.